Le svariate e palesi incostituzionalità del nuovo senato

La riforma costituzionale che oggi la minoranza parlamentare di centro-destra-sinistra si prepara ad approvare definitivamente è clamorosamente incostituzionale.

E’ incostituzionale l’elezione del senato, lo ha detto chiaramente la corte con la sentenza 1/2014 quando ha bocciato il porcellum.
Quel senato bocciato dalla corte è il medesimo che si verrà a creare con questa revisione costituzionale.

Anzi, la situazione del nuovo senato non è la medesima del porcellum, è gravemente peggiore, perciò ulteriormente incostituzionale.

La corte con la sentenza 1/2014 ha affermato che il premio di maggioranza ha bisogno di una soglia di garanzia, e questo lo ha affermato tanto per la camera dei deputati quanto per il senato della repubblica.

Pertanto,anche al senato i nuovi senatori dovranno essere eletti solo in presenza di una soglia di garanzia che oggi non è presente in praticamente nessuna delle leggi elettorali regionali.

Questo darà origine certamente in fase di prima applicazione ad un senato che avrà quantomeno le stesse incostituzionalità rilevate nella sentenza 1/2014, se non fosse che il senato di quella sentenza era formato da 315 senatori, il nuovo senato in fase di prima applicazione sarà formato da solo 100 senatori divisi in 20 circoscrizioni regionali.

Il risultato sarà la maggiorazione fattiva oltremodo di quel premio di maggioranza già privo di qualsiasi soglia e perdipiù applicato a dei senatori che non sono eletti direttamente e in fase di prima applicazione non sono eletti nemmeno dopo il rinnovo del consiglio regionale, il che fa dire che non avviene nemmeno l’elezione indiretta.

Questo nuovo senato non passato per il vaglio elettorale potrà nella sua legislatura infinita(il senato non avrà più legislature ma sarà una porta girevole) potrà modificare la costituzione.

Non so se si è capito bene, qualcuno di non eletto da nessuno, con una maggioranza politica senatoriale già oggi pronosticabile con un errore dello 0,001%, cioè una maggioranza di centro-sinistra, con dei senatori non eletti in modo diretto e neanche in modo indiretto visto che sono diventati consiglieri regionali PRIMA della modifica costituzionale, in fase di prima applicazione potranno modificare la costituzione.

Ora, l’articolo 1 della costituzione mi risulta dica che la sovranità appartiene al popolo, è evidente che la nuova costituzione calpesta quella vecchia che peraltro non viene toccata nei suoi principi fondamentali e pertanto per il principio anagrafico ha la priorità in caso di antinomia costituzionale.

Il punto è che il consiglio regionale eleggerà una maggioranza di senatori in base alla “consistenza dei gruppi politici regionali” e non in base al risultato delle elezioni, dunque depurato dai premi di maggioranza per i quali serve una soglia, come ha ricordato la corte costituzionale.

Senza contare che non c’è alcun vincolo per la formazione di tali gruppi che quindi possono variare numericamente nel tempo SIA PRIMA DELLA NOMINA DEI SENATORI, CHE DOPO LA NOMINA DEI SENATORI e questo cozza contro quanto dichiarato dalla corte in merito all’unione di forze politiche al solo scopo di ottenere il premio di maggioranza, forze politiche che poi si dividono il giorno dopo.

Qui è evidente, si possono creare artifizi il giorno stesso della seduta del consiglio regionale mescolando i gruppi e facendo i calcoli infinitesimali per stabilire i dividenti di tale premio ed eleggere quindi un senatore in più facendone eleggere uno in meno agli altri.
Il tutto poi si può ricomporre il giorno seguente ritornando alla vecchia numerazione dei gruppi politici.

Come si può affermare che non vi sia antinomia costituzionale con l’articolo 1 della costituzione in merito alla sovranità che appartiene al popolo?
E’ evidente che dopo il voto del popolo e fino alla formazione dei gruppi non vi è alcuna certezza sull’elezione dei senatori.

Poi abbiamo il principio di equità e dunque uguaglianza del voto che non viene per nulla rispettato.

All’interno della stessa regione, quando questa è piccola, si possono avere il 100% degli eletti appartenenti alla stessa parte politica, un sindaco-senatore e un consigliere-senatore appartenenti ad un partito politico che è minoranza assoluta con magari solo il 30% dei voti ottenuti dal suffragio universale ma che in termini di seggi senatoriali ne raccoglie 2 su 2, appunto un suo sindaco e un suo consigliere.
In questo caso,sommando i voti ottenuti dalle minoranze regionali si ottiene la maggioranza assoluta ma il premio di maggioranza ribalta il risultato e la proporzionalità del senato descritta nello stesso DDL Boschi viene meno, in maniera clamorosa permettendo a chi ha ottenuto il 30% dei voti di ottenere il 100% dei seggi senatoriali.

Se il porcellum era incostituzionale, stà porcheria come può essere costituzionale?

All’esterno della sessa regione i senatori eletti che si confronteranno nel senato della repubblica non saranno eletti in base all’uguaglianza e all’equità del voto, sembra incredibile scrivere una cosa del genere ma pur trattandosi di elezione di secondo livello (o pseudo elezione) come già ha ricordato la corte costituzionale in relazione alle elezioni provinciali della regione sicilia in una vecchissima ma importantissima sentenza ad ogni senatore deve corrispondere la stessa base elettorale.
Ma nel DDL Boschi abbiamo senatori che in secondo livello rappresentano con 250 mila persone e senatori che in secondo livello rappresentano con 600 mila persone.

Ma questo non è tutto, ogni legge elettorale regionale varierà di regione in regione e dunque si potrebbero avere senatori eletti in una regione con un sistema e in un’altra regione con un altro sistema.
Il tutto andrebbe benone se non fosse che il senato ad oggi mantiene una capacità legislativa in materia costituzionale e dunque può modificare la legge delle leggi.
Il senato non diventa una conferenza delle regioni eletto in secondo livello, rimane il senato della repubblica,può modificare la costituzione e dunque non può che valere il principio dell’uguaglianza del voto nella sua formazione.
Uguaglianza significa che la legge elettorale deve essere identica in ogni regione, su questo credo non ci possano essere dei dubbi e questo significa che il senatore di una regione e il senatore di un’altra,che si siedono l’uno di fianco all’altro e il cui voto nell’aula è identico, non possono essere eletti il primo se il premio di maggioranza è del 55% e il secondo se il consiglio regionale è eletto con metodo proporzionale.
E’ evidente che qui tutti gli attuali parlamentari hanno fatto male i calcoli, pensando che fosse possibile avere leggi diverse per l’elezione dei senatori, leggi decise dai consigli regionali, ma così non può essere.

E questo può significare una sola cosa : tutte le leggi elettorali delle regioni per l’elezione dei consiglieri regionali devono essere identiche, mentre oggi sono diverse le une dalle altre.
Altro che senato delle regioni!
Il centro creerà perfino le leggi elettorali regionali e saranno tutte uguali.
Altro che camera delle autonomie!

Inoltre,facendo i calcoli si arriva al paradosso di poter cambiare la costituzione con la minoranza dei voti che rappresentano il popolo italiano.
Se si sommano i seggi senatoriali di regioni poco popolose e si ottiene la maggioranza dei seggi che non rappresentano LA MAGGIORANZA DELLA POPOLAZIONE e tutto questo va ad aggiungersi alle già pesanti deformazioni della volontà popolare sopra descritte.

La speranza, è che il referendum oppure la corte costituzionale con un ricorso motivato(magari quello sull’italicum visto che stiamo parlando di legge elettorale anche se scritta in costituzione ed è ammesso il ricorso entro 10 giorni) possano bloccare questo disegno ottuso.
Di fronte a tutto questo non so nemmeno se ha più senso parlare di democrazia.

La speranza, è che il referendum oppure la corte costituzionale con un ricorso motivato(magari quello sull’italicum) possano bloccare questo disegno ottuso.

Le incostituzionalità di questo disegno di legge sono così tante ed innumerevoli che servirebbe un papiro, o un rotolone di carta igienica “regina”, per descriverle tutte minuziosamente.

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