Come privatizzare la RAI abolendo canone ma mantenendo servizio pubblico

La RAI potrebbe essere divisa in due parti.
La prima parte comprendente le prime tre reti, RAI 1, RAI 2, RAI 3 e queste tre reti potrebbero essere privatizzate in modo “soft”.
Si elimina il canone RAI, si elimina il tetto pubblicitario, si fa pagare alla RAI l’affitto delle frequenze.

Quello appena descritto sarebbe l’uso di uno dei tre multiplex oggi utilizzati dalla RAI, completato anche dagli stssi 3 canali ma in alta definizione(RAI 1 HD, RAI 2 HD, RAI 3 HD).

Serve però la creazione di un sistema di garanzia del pluralismo informativo e politico che vada a calmierare la privatizzazione dei primi 3 canali RAI.

Serve inoltre trovare un modo per finanziare questo sistema di garanzia che si va a creare senza che vi sia più il canone RAI che verrebbe totalmente abolito.

E qui entra in gioco l’aumento della tassazione sull’affitto delle frequenze radiotelevisive, oggi fermo all’1% che può essere aumentato per trovare i 300 milioni di euro che servono per la realizzazione del progetto per il nuovo servizio pubblico che andrò a spiegare successivamente.

Intanto,alle entrate derivanti dall’affitto delle frequenze si aggiungerebbero anche le prime tre reti RAI privatizzate, come descritto precedentemente e poi l’innalzamento della percentuale di tale affitto per tutte le altre reti private permetterebbe di raggiungere il target,la cifra di 300 milioni di euro ottenuti senza che i cittadini italiani debbano versare il canone.

Questi soldi servono per la creazione del sistema di garanzia sul servizio pubblico e tale sistema precederebbe lo stanziamento alla stessa RAI, a MEDIASET, a LA 7 e a qualsiasi altra emittente per la per la trasmissione di spazi informativi pluralistici che rispettino i criteri descritti dalla commissione di vigilanza parlamentare.

Telegiornali,spazi informativi generali, informazioni governative o parlamentari, pubblicità no profit saranno il target degli stanziamenti verso ogni canale, comprese le televisioni locali che però dovranno misurarsi con le delibere e con le verifiche degli enti locali.

Quindi se vogliamo vederla sotto un diverso punto di vista, aumenta l’affitto per le frequenze da un lato, ma dall’altro ritornano indietro quei soldi per le trasmissioni informative effettuate.

Ad esempio i telegiornali di LA7 o di canale 5 che rispettano tali parametri riceveranno il contributo economico.
Ma se il parlamento decidesse che tutti i telegiornali devono adottare 365 giorni all’anno la legge sulla par condicio per ottenere tale finanziamento, è chiaro che il telegiornale di rete 4 potrà continuare a trasmettere i quotidiani comunicati stampa di Berlusconi, ma senza ricevere alcun finanziamento.

E a proposito di questo, non si può dire che questa riforma dia un vantaggio a mediaset, visto che si troverebbe un concorrente nelle prime tre reti senza più il tetto pubblicitario e dovrebbe pagare l’aumento dell’affitto delle frequenze, anche se come detto parte di questi soldi tornerà indietro con gli spazi informativi grazie a trasmissioni come “super partes” che possono essere mandare in onda.

Gli altri 2 multiplex della RAI sarebbero dati in gestione l’uno alle forze politiche e l’altro privato di qualsiasi pubblicità potrebbe essere destinato all’informazione pubblica trasmettendo le sedute delle camere(tramite i canali satellitari già esistenti), servizi informativi H24,documentari storici, sport.

Proprio il canale sportivo avrà un ruolo delicato e per legge si dovrà prevedere che ogni evento sportivo che sia sotto il vincolo di diritti televisivi a pagamento e non sia stato trasmesso in chiaro possa essere dato al canale sportivo del servizio pubblico per la trasmissione in differita gratuita alcune ore dopo l’evento.

E tutto questo ricordando che il canone annuale viene totalmente eliminato e che i maggiori incassi dovuti all’innalzamento del costo dell’affitto delle frequenze genera un introito che va a finire sia alle televisioni pubbliche ma anche a quelle private tramite un sistema per l’assegnazione di spazi speciali di informazione dove sono seguite determinate regole di garanzia sottoposte al giudizio della commissione parlamentare di garanzia sulle telecomunicazioni.

In pratica per chiunque volesse ottenere questi soldi, sia reti pubbliche che reti private, sarà possibile trasmettere spazi informativi certificati di servizio pubblico pagati con quell’aumento dell’affitto sulle frequenze.

Questo significa che le reti private da un lato avranno maggiori spese ma dall’altro, se vorranno, potranno ottenere un ulteriore introito semplicemente trasmettendo mezz’ora, 1 ora o 2 ore al giorno alcune informazioni che seguono regole come quelle sulla par condicio dell’informazione politica.

Infondo infondo, una qualsiasi trasmissione di informazioni può a pieno diritto considerarsi di servizio pubblico e così facendo si permette al servizio pubblico di essere presente su qualsiasi frequenza tramite l’incentivo e il disincentivo fiscale.

Inoltre le forze politiche potrebbero trasmettere direttamente ai cittadini e senza filtri il proprio modo di vedere i fatti del giorno con dei propri canali autogestiti.

Non ho spiegato in che cosa consiste la privatizzazione “soft” di RAI 1, RAI 2 e RAI 3.
Questo termine significa semplicemente che tali reti sono date in gestione ad organizzazioni private per un certo periodo di tempo.
Meglio sarebbe se tali organizzazioni fossero senza scopo di lucro.

Annunci