Robotizzazione degli esseri umani porta a efficientissima società, ma è quello che vogliamo?

A me viene quasi l’orticaria quando sento parlare di contratti che legano la produttività all’aumento delle buste paga.

Il mondo sta andando nella direzione esattamente opposta, si stanno “robotizzando” le linee di produzione.

E’ chiaro che la competizione è ad armi impari e che solo sulla carta ci saranno gli squilli di tromba per annunciare questi nuovi contratti che premiano il merito e i soliti bla bla bla.

Sentivo l’altro giorno su Radio Cooperativa un bellissimo scritto di cui però mi è sfuggito l’autore dove si spiegava come stavano le cose sul lato remunerazioni e costo del lavoro.

In Germania la Volkswagen manda in pensione 30 mila persone E NON LE SOSTITUISCE ma robotizza le linee producendo più esemplari a costi minori.
Sempre su radio coperativa spiegavano che il boom delle automobili negli anni ’50 c’è stato perchè gli operari che lavoravano nelle fabbriche ricevevano una busta paga che permettesse loro di comprare l’automobile che costruivano.

“ma i robot non comprano automobili”.

E’ chiaro che l’automobile potrebbe anche dimezzare il suo prezzo grazie alla robotizzazione, ma se non ci sono persone salariate anche un prezzo dimezzato è troppo elevato.
In pratica il brano letto da Radio cooperativa spiegava che il costo orario tedesco è di 40 euro orari, quello cinese è di 10 euro orari mentre il costo dei robot che sostituiscono gli uomini nelle varie operazioni è di poco inferiore ai 3 euro per ogni ora e questi robot possono lavorare 24 ore al giorno producendo molte più componenti.

Quindi le automobili dell’esempio precedente(ma questo è valido per moltissimi altri settori) costeranno molto di meno, gli esemplari prodotti saranno molti di più ma le persone che le possono comprare saranno sempre di meno.

A meno che….

A meno che lo stato non crei un reddito di cittadinanza e dia soldi a chi non lavora, ma come ho dimostrato in precedenti articoli questo sistema non sta in piedi dal punto di vista economico.

Parliamo ora dell’inflazione, nell’esempio che faccio ora prevedo che tutte le buste paga siano aumentate del 5%, sia dei lavoratori pubblici che di quelli privati.

Bene, si può dimostrare che il prezzo dei prodotti venduti non dipende solo dall’incontro tra la domanda e l’offerta come erroneamente viene riportato nei libri di economia.

Infatti all’aumentare della busta paga dei lavoratori del 5% si ottiene a parità di tutte le altre variabili una crescita del prezzo di quello stesso prodotto.

Se costano di più i lavoratori in linea di massima costa di più anche il prodotto che quei lavoratori creano.

L’aumento delle buste paga quindi effettivamente aumenta l’inflazione, ma il problema è che l’incontro tra la domanda e l’offerta esiste sempre anche se in precedenza non l’ho considerata, solo che si è globalizzata.

Se prima un articolo costava 100 e poi costa 105 a causa dell’aumento delle buste paga, chiaramente quel prodotto posto all’interno del mercato globale può non incontrare più la domanda e quindi l’impresa che alza la busta paga può fallire.

Questo dato si deve incrociare con il mercato dei cambi monetari che di fatto attua un sistema simile di compensazione sul costo del prodotto finale, infatti se la moneta vale il 5% in più e il prodotto viene esportato nel paese dove la moneta ha perso quel 5%, pur ricevendo le stesse buste paga e senza aumenti salariali, i prodotti nel paese di destinazione costeranno il 5% in più.

Di fronte a questo parlare di produttività è deleterio, forse dovremmo dare il premio di produttività anche agli speculatori di borsa che alzano e abbassano del 5% il valore della moneta?

Il punto è che più aumentano le buste paga, più aumenta l’inflazione e più c’è una perdita di competitività.
Senza contare l’indotto generato dall’inflazione perchè evidentemente non cresce un solo prodotto del 5% ma crescono anche le spese di quella singola impresa che deve comprare le materie prime anch’esse aumentate del 5% e via via si crea il vortice inflattivo.

Ma qualcuno si potrebbe chiedere come si possa parlare così dell’inflazione visto che è a zero e non può essere la causa di questa crisi.
Il problema è che il tutto si è accumulato nel tempo, il nostro costo del lavoro e della vita è più alto rispetto ai paesi in via di sviluppo proprio perchè noi siamo entrati prima di loro nell’epoca industriale e abbiamo accumulato prima di loro l’inflazione e per molto più tempo.

Quindi loro hanno un costo del lavoro più basso e quindi noi compriamo da loro gli stessi prodotti che avremmo potuto crearci da soli ma se lo facciamo noi costano 4 volte di più proprio a causa del passato inflattivo e a causa degli interessi sul debito pubblico che hanno fatto crescere enormemente il nostro debito arrivando a quadrupicarlo e questo grazie all’iperinflazione degli anni ’70 del secolo scorso.

Sostanzialmente più si alzano le retribuzioni e più si crea disoccupazione e questo l’ho spiegato anche in passato con il concetto di “livello di saturazione” delle retribuzioni.
Infatti da un lato si perde competitività rispetto ad altri stati in via di sviluppo che hanno un costo orario inferiore e dall’altro si rende ancor più competitiva la sostituzione dell’essere umano nei confronti dei robot rendendo minori gli ammortamenti per gli investimenti in robotizzazione, alzando la disoccupazione oltre che diretta della singola azienda anche nell’intero settore industriale a causa dell’aumento della produttività che poi mette sul lastrico le aziende che non sono robotizzate e che dovranno licenziare/robotizzare.

Ma i robot al momento non sono atrezzati per andare a fare compere per i negozi perchè non ricevono buste paga.

Quindi, paradossalmente aumentando le buste paga come chiedono tutti per far ripartire l’economia e l’inflazione si generano due opposte forze, una inflattiva e una deflattiva.
La prima inflattiva è generata come ho spiegato inizialmente dalla “cascata dell’indotto” della crescita dei prezzi che è un vortice che anno dopo anno si autoalimenta ma che da noi si sta riducendo sempre di più non dal 2008 ma è da decenni che siamo in disinflazione.
E come ho spiegato varie volte l’inflazione si mangia la ricchezza del paese pian piano senza che nessuno se ne accorga, ma si traveste da ricchezza e tutti credono che l’economia stia girando proprio grazie all’inflazione.

La seconda forza è opposta all’inflazione ed è la deflazione, anche se mi rendo conto che è brutto chiamare “deflazione tecnologica” il licenziamento dei lavoratori “umani” a causa della robotizzazione e non si dovrebbe usare nemmeno questo concetto in questo modo.

Ad ogni modo, maggiore è l’inflazione che appunto è dovuta come ho spiegato al rialzo delle buste paga(o dal concambio monetario che varia il valore della moneta) maggiore sarà la spinta alla robotizzazione con conseguente minori oneri per l’ammortamento delle atrezzature che si ripagheranno in minor tempo proprio grazie o a causa dell’aumento delle retribuzioni degli umani.

In altre parole se i tedeschi portano da 40 euro a 45 euro il costo orario di un lavoratore o se i cinesi portano da 10 a 12 euro il loro ciò non accadrà per il robot che continuerà a costare i suoi 2,5 euro orari e dunque l’investimento verso questa forma di automazione aumenta di redditività e attira maggiormente il capitale degli investitori.

Questa evidentemente è una nuova rivoluzione industriale ed è legata anche ad internet perchè i robot possono lavorare sia sotto casa che a distanza di migliaia di km e un domani potranno prendere ordinativi direttamente dal telefono cellulare di un cliente e creare adirittura il pezzo su ordinazione senza più nemmeno bisogno dell’intermediario e dei magazzini che con le loro retribuzioni “umane” fanno aumentare il prezzo del prodotto e questo porterà ad un ulteriore aumento della disoccupazione.

Infatti il sistema di competizione del mercato perfetto globalizzato eliminerà dal mercato tutte quelle aziende che hanno più assunti di quanti ne potrebbero avere rispetto al massimo efficientamento e chi non ci stà è fuori dal mercato.

Forse non ci si è ancora resi conto che per il mercato a concorrenza perfetta il massimo efficientamento è ottenuto con la disoccupazione al 100%!

nella precedente rivoluzione industriale in alcune zone, specificatamente in russia, gli operai distruggevano i macchinari che toglievano posti di lavoro.
Questo tentativo è stato vano, ma non lo sarebbe stato se i confini delle merci fossero stati chiusi e si fosse vietato ogni commercio di ogni bene creato con quel teconologico sistema.

Questo lo scrivo perchè si capisca quanto una legge sul commercio o un trattato internazionale sul libero scambio siano influenti nel togliere la permeabilità dei posti di lavoro nei paesi dove siano in vigore queste normative.

Dal mio personale punto di vista la faccenda si risolve non più facendo solo ciò che economicamente risulta più efficiente ma facendo anche ciò che da’ maggiori soddisfazioni.

Se una tipologia di lavoro crea un valore aggiunto nella società ma risulta poco efficiente e più costoso si dovrebbe considerare quel valore aggiunto alla stregua di un valore monetario perchè una società scontenta ma efficiente alla fine magari il pianeta lo devasta e lo distrugge e forse troppa efficienza fa vivere peggio.

Quindi non sto dicendo di conservare a tutti i costi i vecchi posti di lavoro ma di conservare tutti quelli che permettono agli esseri umani un contatto con la natura eliminando per questi il capitalismo d’assalto e naturalmente creando nuove regole economiche indispensabili.

Il rischio vero è che il popolo non sia più sovrano in quanto il popolo non avendo più il grimaldello dell’occupazione da sventolare in faccia ai potenti per bloccare gli stati diventa vittima di quei potenti.
E c’è il rischio che le nuove ricerche scientifiche finanziate proprio da quei potenti(mentre gli stati vengono poco a poco privatizzati) vadano proprio nella direzione del controllo mentale delle masse attraverso artifizi.

Questo porterà ad una cosa molto semplice: la robotizzazione degli esseri umani, cosa che,se si guarda con attenzione la società moderna,si riesce già a scorgere all’orizzonte.

La robotizzazione degli esseri umani porterà ad una efficientissima società, ma è quello che vogliamo?

La compressione che oggi si manifesta sugli statuti dei lavoratori dove il capitalismo impone un cambio di passo con i licenziamenti economici si potrebbe benissimo verificare un domani su altri temi portanti dei secoli scorsi, perchè è facile intuire come una volta eliminato il vincolo del popolo quale discriminante della vita di un paese, si abbia una sorta di rottamazione anche dei valori umani basici utilizzati in questi ultimi secoli, a cominciare dal voto popolare e dal suffragio univarsale che da noi sono diritti già sotto un clamoroso attacco.

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