Updates from aprile, 2016 Attiva/disattiva nidificazione dei commenti | Scorciatoie da tastiera

  • giamps78 19:52 il 28 April, 2016 Permalink | Rispondi  

    Modificare la prescrizione non serve 

    Io giudico la prescrizione incostituzionale in quanto la costituzione afferma che ci sono tre

    gradi di giudizio e pertanto questo significa che il giudizio ci deve essere indipendentemente dalle tempistiche del processo.

    A meno che non si intenda che la prescrizione equivale ad una sentenza, credo sia l’esatto opposto.

    Riformare la prescrizione non serve, quello che serve oggi è una riforma costituzionale semplice semplice, si porta il numero dei gradi di giudizio da 3 a 2.

    I molteplici benefici sono:
    -sfoltimento della potentissima lobby degli avvocati, con un grado di giudizio in meno troveranno qualche altra cosa da fare nella vita

    -processi indubbiamente più brevi dove nessuno tirerà per le lunghe per ottenere la prescrizione visto che con un grado in meno non sarà possibile raggiungerla

    • secondo grado, ovvero cassazione che in molti più casi potrà decidere di far rifare tutto il processo , ovvero rifare il primo grado di giudizio, e questo come garazia al cittadino

    -riduzione delle spese per la giustizia, in questo modo c’è una revisione della spesa e serve un organico ben inferiore visto che c’è un grado in meno di giudizio.
    Dopotutto non è forse meglio avere due soli gradi ma a verli veramente piuttosto che trovarsi 120 mila processi ogni anno che vanno persi e per i quali non vale nemmeno uno di quei 3 gradi?

    Dopotutto non è forse vero che c’è la potentissima lobby degli avvocati che appoggia la riforma costituzionale Boschi dicendo che il bicameralismo perfetto è un problema perchè due camere fanno la stessa cosa?

    Quindi allo stesso modo due gradi di giudizio fanno la stessa cosa, non dovrebbero avere difficoltà ad essere favorevoli ad una proposta del genere, anche se toglierà loro il posto di lavoro!
    Una legge costituzionale semplice semplice formata da una sola riga che può andare in approvazione in pochi mesi.

     
  • giamps78 19:48 il 28 April, 2016 Permalink | Rispondi  

    Il sistema pensionistico italiano è il più costoso e sostenibile d’europa! 

    Il sistema pensionistico italiano è il più costoso e sostenibile d’europa!

    Certo che è il più sostenibile d’europa, fin quando ogni anno lo stato mette 20 miliardi di euro per ripianare i buchi di bilancio dell’INPS!

    D’altra parte questo lo ha detto pure il presidente di tale istituto che non potrà fallire perchè ha alle spalle lo stato.

    Il punto è che questo mese il debito pubblico è aumentato di 21 miliardi di euro e chi paga?

    Senza considerare che da qui al 2018, cioè nei prossimi 2 anni, il welfare italiano,anche senza la riforma sulla flessibilità in uscita, avrà una spesa più alta di ben 20 miliardi rispetto ad oggi.

    Tale spesa già nel 2015 è aumentata di ben 4 miliardi, 2 dei quali per le indicizzazioni sbloccate dalla corte costituzionale sulle quali non si è voluta fare la riforma contributiva per il ricalcolo pensionistico.

    Chiaramente queste cifre non tengono conto della flessibilità in uscita che il governo adesso vorrebbe approvare e che prevede che sia lo stato a pagare il maggior numero di questi nuovi pre-pensionamenti.
    Il sistema pensionistico italiano è già oggi il più cososo del mondo con la spesa pensionistica italiana che oggi è già oggi il 4% superiore alla media europea.
    Il numero di anziani è inferiore solo a quello del Giappone che però ha una disoccupazione del 3%.
    L’italia ha una percentuale di lavoratori attivi rispetto al resto della popolazione di 8 punti percentuali INFERIORE rispetto alla media europea che è ben oltre al 60%, quindi parlare di flessibilità in uscita non risolve il problema ma lo aggrava e chi tenta di portare avanti un’attività avrà l’ulteriore appesantimento della palla al piede fiscale a causa dei prepensionamenti,creando così un effetto domino di questo circolo vizioso con i nuovi disoccupati che busseranno alle porte tra qualche anno con una situazione dei conti molto peggiore a quella attuale, e con dei futuri tagli alle pensioni molto maggiori rispetto a quelli che sarebbero necessari oggi.
    Infatti dire che lo stato paga se l’azienda licenzia il lavoratore mentre l’azienda paga solo se c’è una riorganizzazione significa far pagare sempre lo stato, o quasi sempre se si escludono i pochi casi dove è ancora vigente l’articolo 18.

    E non solo,perchè se l’azienda fallisse e licenziasse tutti i lavoratori sarebbe da considerarsi una riorganizzazione e dunque lo stato pagherebbe.

    In pratica stiamo incentivando l’azienda a licenziare e a chiudere i battenti il prima possibile.

    Il prima possibile perchè già si può intuire che questa “flessibilità” resterà in vigore per pochissimo tempo e avrà coperture una tantum che poi non verranno rifinanziate e dunque stiamo parlando di ulteriori discriminazioni per chi verrà dopo che però si accollerà il costo di queste manovre sociali.

    Quando viene detto che per risolvere questo problema si vuole mandare in pensione prima i lavoratori ci si scorda un piccolo particolare:
    E’ STATO QUESTO MODO DI FARE A METTERCI IN QUESTA SITUAZIONE.

    Il 55enne che aveva la sua azienda e poi ha chiuso l’attività,l’ha chiusa proprio perchè la spesa pensionistica troppo elevata ha fatto alzare le tasse ed ha messo fuori mercato l’azienda.

    Si rendono conto che i 55enni sono quelli che sono stati riassorbiti meglio dalla crisi del 2008 e sono quelli che hanno un reddito pro-capite più alto se confrontato con il reddito dei giovani la cui disoccupazione è supera il 40%?

    Risolvere questo problema mandando in pensione anticipata quella persona non significa risolvere il problema ma aggravarlo come è successo in questi ultimi decenni e significa quindi far perdere il posto di lavoro ad altre persone che vedranno le tasse salire sotto il peso di un welfare maggiormente costoso.

    Questo è l’effetto domino al quale i politici dovrebbero pensare.

    Ed è per questo che urge il ricalcolo contributivo di tutte le pensioni che vengono erogate, servono risparmi per 50 miliardi, altrimenti nel 2018 ci sarà un incremento di 30 miliardi di spesa pensionistica che sono niente di piu e niente di meno che tasse.

    Il punto è che l’italia ha estremamente bisogno della deflazione dei prezzi, e questa deflazione è l’unico modo per l’italia di riuscire a scampare al default economico recuperando competitività, altrimenti arriveremo al futuro taglio dei salari, oltrechè delle pensioni.

    E io spero che non si arriverà a questo, ma purtroppo i politici non capiscono che questo è il futuro, se non sono prese immediatamente delle contromisure.

    E l’erogazione di pensioni più basse deve avere come contraltare un maggior valore di quelle pensioni più basse, appunto grazie alla deflazione.

    E a quanti dicono che serve una crescita del 2% per creare nuovi posti di lavoro va detto che questo non è vero.
    Forse era vero una volta ma i tempi sono cambiati, oggi si automatizza la produzione per abbassare i costi e dunque a maggiore prodotto interno lordo può anche corrispondere una maggiore disoccupazione.

    Ed è per questo che va abbassato il costo del lavoro trovando i soldi nel welfare.

    Altrimenti la ruota smette di girare anche per coloro che oggi ricevono la pensione.

    Cioè tutto questo è esattamente il contrario di quello che si stà dicendo oggi.

    Meglio una pensione più bassa ma ricevere quella pensione piuttosto che mantenere oggi una pensione più alta ma non ricevere più nulla dopo il fallimento a cui quasi certamente andrà incontro l’Italia.

    Non ce la facciamo a mantenere un costo così alto, abbiamo avuto un pelino di ossigeno da un pochino di disinflazione e dal minore valore dell’euro, ma questo non può bastare.

    Ogni nuovo prepensionamento significa l’aumento del rischio di vedere giovani disoccupati in giro per le strade.

    E’ esattamente il contrario di quanto si sente dire da certi politici.

    Non è vero che facendo andare in pensione prima qualcuno si libera un posto per un giovane, si creano invece le condizioni per avere un giovane disoccupato in più perchè il peso di quella pensione andrà a finire sulle tasse e chiuderanno numerose altre aziende e ci troveremo tra poco tempo a fare nuovamente gli stessi discorsi di oggi con persone a metà strada tra lavoro e pensione, nonostante la flessibilità in uscita.

    L’italia ha avuto una diminuzione consistente di lavoratori statali nelle pubbliche amministrazioni.
    Stiamo parlando di svariate centinaia di migliaia di lavoratori in meno.
    Qualcuno percaso ha notato una diminuzione della spesa pubblica?

    None….

    Allora a questo punto sarebbe bastato non fare il turn-over, oggi avremmo avuto 600 mila persone assunte nella pubblica amministrazione, avremmo avuto un prodotto interno lordo più alto.
    Ma sono posti di lavoro che tolgono competitività al sistema e lo appesantiscono.

    Ma almeno sono posti di lavoro, mentre invece il prepensionamento non produce lavoro, è tecnicamente uno spreco, soprattutto se chi ottiene tali soldi contina a ricevere una baby pensione con il vecchio sistema retributivo.
    La spesa pubblica continua ad aumentare in cifra assoluta e anche il documento di economia e finanza presentato ieri in parlamento ha confermato l’incremento della spesa e l’incremento delle tasse incamerate in cifra assoluta.

    Certo, queste diminuiscono rispetto al prodotto interno lordo ma ho già dimostrato più volte come bisogna stare attenti alla trappola che illude tutti nel sembrare crescita ed invece è perdita di competitività.

    In questo senso dare più soldi in busta paga significa perdere competitività, fare prodotti più costosi e quindi automaticamente far chiudere le aziende ed importare tali prodotti dall’estero.

    invece la deflazione aumenta il potere della moneta e quindi permette un recupero di competitività attraendo posti di lavoro.

    Una piccola boccata d’ossigeno è arrivata dalla pardita di valore della moneta euro, ma è temporanea.

    Le ricette che vengono consigliate dai sindacati sulle pensioni sono le stesse che sono state seguite in tutti questi ultimi 30 e più anni.

    Prepensionamenti e pensioni retributive intoccabili.
    D’altra parte i sindacati ormai sono attaccati ai loro pensionati e non hanno più alcun rapporto con i lavoratori salvo sporadici casi.

    E c’è uno scollamento totale nella società tra giovani ed anziani.

    Ecco perchè il modo migliore per aiutare quel 55enne non è quello di dargli uno stipendio con il reddito di cittadinanza appesantendo la casse pubbliche, ma è quello di ricalcolare con con il sistema contributivo tutte le pensioni stabilendo che il taglio massimo può essere del 30% rispetto a quanto ricevuto in precedenza e stabilendo che chi non ha versato almeno 20 anni di contributi resta senza pensione, al limite cercando i casi limite sotto la soglia di povertà dando un assegno di sostentamento.

    Ma tutto questo affinche sia fatto correttamente va messo in costituzione e va scritto chiaramente che la riforma è di equità sociale ed è retroattiva perchè chi riceve questi soldi oggi li fa a pagare a chi viene dopo e quindi è nel pieno diritto di chi viene dopo il chiedere un taglio retroattivo per questioni di bilancio.

    50 miliardi che servono per tagliare il costo del lavoro e tagliare l’imposta sul valore aggiunto per alimentare la deflazione.

    La reversibilità pensionistica deve essere tolta retroattivamente a chi non è stato sposato per almeno 10 anni e se c’è stato un divorzio antecedente di almeno 10 anni la morte del congiunto e se questo divorzio non ha dato alcun assegno di mantenimento.
    In questo caso evidentemente è il mantenimento versato dal congiunto deceduto a trasformarsi in reversibilità.

    Accennare solo una riforma della reversibilità ha fatto scattare la molla mediatica utilizzando l’argomento delle “povere vedove”, chissenefrega del debito pubblico che i posteri non potranno ripagare, chissenefrega dei dolorosi tagli sociali che quotidianamente colpiscono le future generazioni.

    Dopo le vedove, ieri è stata la volta delle “nonne che accudiscono i nipotini”, è certo poverine, devono avere la flessibilità in uscita per andare in pensione anticipatamente, soprattutto se lavorano nelle pubbliche amministrazioni!

    Naturalmente non si pensa che qei nipotini avranno un futuro tremendo con un debito pubblico che sarà il loro cappio al collo.

    Questa è una vera e propria lotta di classe generazionale.

    Ovviamente i posteri oggi non votano, ma giudicheranno.

     
  • giamps78 21:14 il 27 April, 2016 Permalink | Rispondi  

    Jens Weidmann vuole l’unione fiscale, ma come si fa… 

    Il presidente della Bundesbank tedesca Weidmann in visita in Italia ha auspicato l’unione fiscale dell’unione europea.

    “andrebbero dati i compiti della commissione, che tende continuamente a scendere a compromessi politici a danno del rispetto del bilancio”.

    A parte che non si capisce bene chi dovrebbe prendere i poteri di questa unione fiscale, visto che appunto la commissione europea viene vista come luogo dei compromessi.

    Tutti sanno che nella commissione europea sono rappresentati stati che non utilizzano l’euro.

    Mi piacerebbe sapere se per questi stati vale l’unione fiscale oppure se è valida solo per chi utilizza l’euro.

    La risposta naturale sarebbe no, non possono attuare l’unione fiscale gli stati che utilizzano una diversa moneta, sarebbe un controsenso cedere parte della propria sovranità fiscale all’unione europea pur mantenendo la propria moneta.

    Quindi c’è questa commissione europea che è l’organo su cui il parlamento europeo pone la fiducia che ha probabilmente 8 commissari i cui paesi d’origine non utilizzano l’euro e che con il loro voto potrebbero imporre delle scelte agli altri.

    Stesso dicasi per la riunione del consiglio dove sono presenti i vari premier e dove c’è anche il diritto di veto.

    Questi stati continuerebbero a rimanere nell’unione europea pur non applicando l’unione fiscale o vi sarà l’obbligo di entrare nell’euro per i paesi aderenti all’unione?

    Sarebbe il fallimento politico dell’unione europea la previsione di un’unione fiscale valida solo per l’eurozona e priva di qualsiasi legittimità dal punto di vista del parlamento europeo visto che moltissimi eurodeptati non avrebbero questi vincoli.

    Il regno unito ad esempio non accetterà mai l’unione fiscale che imponga anche a loro la cessione di sovranità e quindi vorrà una deroga oppure in alternativa porrà certamente il veto e il progetto dell’unione fiscale fallirebbe ancora prima di cominciare, sempre se al referendum dovessero vincere gli europeisti, altrimenti bye bye unione europea.

    L’unica soluzione è l’uscita dall’unione europea per chi non utilizza l’euro, in questo modo la commissione europea avrà ben 8 persone in meno, e quindi vi saranno molti meno compromessi.

    Se invece si pensa di continuare ad avere nella stessa unione il tutto e il contrario di tutto la fine è già scritta.

    Attenzione che quando l’unione europea si è presa ad esempio le competenze sul mercato estero dei singoli stati, in qualche modo è entrata nelle politiche interne agli stati, e dunque ha favorito o sfavorito i singoli stati a seconda della moneta utilizzata e delle politiche di bilancio.

    In altre parole per l’italia non avrebbe alcun senso cedere sovranità tramite l’unione fiscale data alla sola eurozona e nel contempo cendere sovranità sul commercio con l’estero a tutta l’Unione Europea dove sono compresi gli altri stati che mantengono la propria moneta e non applicano l’unione fiscale.

    E’ ovvio che l’entità europea che ha ottenuto le competenze del commercio con l’estero deve essere la stessa che ottiene anche le competenze sull’unione fiscale, non possiamo avere da una parte l’eurozona con l’unione fiscale e dall’altra l’unione europea con le competenze sul commercio con l’estero, altrimenti scoppierebbe un caos ben peggiore di quello presente oggi.

    I due temi, l’unione fiscale ed il commercio con l’estero sono evidentemente collegati, e non solo dal lato strettamente fiscale ma anche da quello macroeconomico.
    Questo significa che se si vuole mantenere l’eurozona e l’unione europea come istituzioni distinte, l’unione europea non può che avere un parlamento che funziona con un carattere meramente consultivo, mentre l’eurozona deve avere un parlamento che ottenga quelle specifiche competenze.

    A quel punto il regno unito rimarrebbe nell’unione europea e non avrebbe bisogno di alcuna deroga in quanto nessuno dei trattati lo riguarderebbe ma gli unici ad essere validi sono quelli bilaterali fatti tra il regno unito e l’eurozona, che magari possono passare per il parlamento europeo ma solo a carattere consultivo.

    Da una parte ci sono le sedute del parlamento europeo “dell’eurozona” e dall’altra lo stesso parlamento ha delle sedute straordinarie dove sono presenti tutti gli europarlamentari dell’unione europea ed anche quelli inglesi, ma senza poteri decisionali.

     
  • giamps78 21:04 il 27 April, 2016 Permalink | Rispondi  

    Accisa sulle bibite gassate zuccherate 

    Dal mio personale punto di vista è corretto mettere l’accisa sulle bibite gassate che contengono zucchero, ma nel contempo andrebbero ridotte le tasse alle bibite gassate non zuccherate.

    Ritengo che una differenza di costo anche di soli 20-30 centesimi di differenza per litro, tra una bibita zuccherata e una non zuccherata della stessa identica marca fare la differenza modificando le preferenze dei consumatori.

    In pratica si altererebbe il mercato incentivando il consumo virtuoso di bibite gassate non zuccherate riducendo così il costo sanitario visto che l’elemento zuccherino secondo alcuni studi è la principale causa di malattie gravi, prima ancora del tabacco.

    La nostra società è in sovrappeso ed i politici hanno il dovere di utilizzare tutte le leve legislative necessarie per migliorare lo stile di vita dei cittadini.

    Ma questo non basta, bisognerà dare soldi a tutti i produttori di zucchero che purtroppo avranno meno lavoro e lo stato dovrà comprare lo zucchero invenduto creando bioetanolo e sostituendo una parte dei combustibili fossili.

    Così facendo si salvaguardano i posti di lavoro dericante dal settore primario e si riduce l’inquinamento atmosferico, e migliorerà ulteriormente la qualità della vita dei cittadini e diminuiranno ulteriormente anche le spese sanitarie.

    Una società migliore a saldi invariati per lo stato.

    Revisionare l’IVA, portando al 5% tutte le bibite non zuccherate e tutti i sostitutivi dello zucchero come ad esempio la stevia sarebbe una buona cosa.

    Inoltre sarebbe una buona mossa anche portare dal 22% al 30% le bibite zuccherate, ed anche lo zucchero stesso.

    Evidentemente questo significa portare l’IVA al 30% o mettere l’accisa di 50 centesimi anche per gli alcolici e i super-alcolici che contengono zucchero, e cioè quasi tutti.

     
  • giamps78 10:50 il 26 April, 2016 Permalink | Rispondi  

    Meloni,Mussolini e le pensioni d’oro a 500 euro 

    Questa mattina ho sentito parlare Giorgia Meloni sul tema delle pensioni.

    Ha affermato:

    “500 euro sono i soldi che servono per poter vivere?
    Bene, moltiplichiamo per 20 questa somma e tagliamo tutte le pensioni d’oro sopra i 6 mila euro”.

     

    A parte che 500 moltiplicato per 20 non ha come risultato 6 mila, ma prendiamo per buona questa cifra.

    Ora però sono dispiaciuto nel dover fare ragionamenti che di solito è la destra di Meloni a fare, però lei non li fa, mentre io si, quindi li faccio a maggior ragione.

    Non reputo che una pensione da 6 mila o anche da 15 mila euro sia una pensione d’oro.

    Se quei 6 mila o quei 15 mila euro derivano da contributi effettivamente versati tali pensioni vanno salvaguardate e non sono affatto pensioni d’oro sono pensioni già tartassate da trattenute eccezionali e calcolate su parametri al ribasso di chi nella propria vita lavorativa essendo ricco ed avendo una attività ha pagato milioni di euro di contributi e in più deve pagarsi pure i contributi si solidarietà per gli altri pensionati che ricevono meno soldi.

    Se invece quei 6 mila o quei 15 mila euro si sono ottenuti senza avere pagato i contributi allora effettivamente quelle sono pensioni d’oro, immotivate e pertanto vanno tolte.

    Ma utto questo si può fare solo con legge costituzionale perchè già ci sono state varie sentenze della corte.

    Ci rendiamo conto che se non si differenzia chi ha pagato e chi non ha pagato i contributi si promuove la fuga dall’Italia oltrechè il sistema previdenziale privato?

    Punto secondo:
    500 euro bastano per vivere?

    La risposta è no, non bastano 500 euro per vivere e probabilmente se tutte le pensioni minime venissero portate a mille euro i prezzi aumenterebbero subito e neppure i mille euro in quel momento sarebbero più sufficienti.

    Ma anche qui bisogna ricordare che sono cambiate le normative pensionitiche ed in futuro non verranno più erogate le pensioni da 500 euro senza almeno 20 anni di contributi.

    E allora ci si domanda come mai un domani si potrà essere senza alcuna pensione mentre oggi si può essere con una pensione da 500 euro magari senza aver versato 1 sola annualità di contributi all’INPS e in più si fanno le manifestazioni per dire che le pensioni da 500 euro sono troppo basse?

    Io chiedo solo di utilizzare il medesimo metro di misura tra presente e passato.

    O si elimina dalla riforma delle pensioni la contribuzione minima di 20 anni e si ripristinano le pensioni minime per anzianità anche per i giovani di oggi e cioè per i pensionati di domani, oppure chiedo che sia usato lo stesso metro per gli anziani di oggi.

    O si ammette che si può vivere senza pensione o si stabilisce che tutti hanno diritto ad almeno 500 euro e naturalmente si trovano le coperture finanziarie.

    Quindi in definitiva le pensioni minime vanno differenziate tra chi ha versato almeno 20 anni di contributi e tra chi ha versato meno di 20 anni, e mi riferisco a quelle già oggi erogate.

    Se c’è da dare 80 euro ai pensionati che si diano solo a quelli che hanno lavorato almeno per 20 anni.

    Ma questo significherebbe differenziare la situazione tra anziani, significherebbe cioè in qualche modo discriminare persone che hanno la stessa età.

    Ma tutto questo non è forse la stessa discriminazione che vivranno i giovani di domani quando avranno la stessa età che oggi hanno gli anziani?

    E allora si evince che la discriminazione c’è in ogni caso e l’unico metro di giudizio valido è quello che riguarda i posteri che dovranno pagare il debito pubblico e che quindi meritano rispetto e il medesimo trattamento degli attuali anziani che il debito lo stanno contribuendo a creare.

    In definitiva non esiste la differenziazione tra chi riceve 500 euro e chi riceve 15 mila euro con la cd. “pensione d’oro”.

    Anche chi riceve 500 euro o i baby-pensionati possono essere considerati pensionati d’oro rispetto ai contributi versati.

    Le persone che ricevono la minima e che non hanno versato i contributi crea una cifra ben superiore a quella dei “pensionati d’oro” che hanno un numero ben più esiguo.

    E’ deleterio portare tutte le pensioni a 6 mila euro ed è anche contro il buonsenso perchè l’INPS tutti i mesi chiede a persone che guadagnano di più di pagare più contributi e a quel punto queste persone si chiederanno perchè devono pagare versare più contributi per poi ricevere la medesima pensione di chi versa la metà dei contributi.

    Come si vede la filosofia espressa da Giorgia Meloni va nella direzione esattamente opposta rispetto a quella del contributivo, visto che chi paga di più otterrà di meno e chi paga di meno otterrà la stessa cifra di chi paga di più.

    E quel che mi sconcerta è che questi discorsi di solito è la Meloni a farli su altri argomenti dove io la penso in modo opposto.

    Meritocrazia e bla bla bla per poi dare pensioni a chi non paga i contributi e tagliare pensioni a chi li paga regolarmente?

    Qui siamo di fronte ad una digressione dello stato sociale mussoliniano, la promessa di avere soldi in cambio di voti senza pensare al futuro del paese.

    Ieri era il 25 Aprile, in pochi però ricordano che Mussolini ed il fascismo oltre ad aversi portato alla guerra mondiale hanno anche fatto fallire lo stato dal punto di vista economico smettendo di pagare i debiti.

    E le pensioni erogate da Mussolini non avevano alcuna copertura finanziaria, le ha fatte erogare senza che quei pensionati avessero pagato i contributi.

    E come avrebbero potuto farlo visto che i contributi non esistevano prima che venissero erogate le pensioni?

    E così i primi pensionati sotto mussolini hanno ottenuto il gruzzolo senza aver versato un centesimo all’Istituto nazionale fascista che dava queste erogazioni.

    Quando gli ex fascisti dell’ex MSI parlano degli 80 euro di Renzi dovrebbero sapere che questo è lo stesso metodo per ottenere consenso utilizzato da Mussolini, ed è lo stesso metodo per ottenere consenso utilizzato dalla Democrazia Cristiana con il sistema retributivo.

    E i problemi che abbiamo oggi sono dovuti anche a questi errori del passato che però sono serviti ai governanti per prendere il potere.

    Se potessimo continuare così all’infinito continueremmo anche noi, ma i nodi come capita sempre prima o poi vengono al pettine, e i debiti qualcuno prima o poi qualcuno li deve pagare altrimenti c’è il default, esattamente come sotto il regime fascista che però ha fatto tutti contenti erogando pensioni senza contributi.

     
  • giamps78 18:13 il 25 April, 2016 Permalink | Rispondi  

    Cronostoria crisi economica: austerità è la cura non la malattia 

    Ho sentito varie baggianate per l’occasione riarrangiate in lingua inglese dal nostro presidente del consiglio Matteo Renzi.

    Dice che la colpa della sconfitta alle elezioni dei partiti popolari e socialisti in giro per l’europa è principalmente per malcontento crescente verso l’austerità.

    Romano Prodi il giorno prima si è limitato a dire che gli stati uniti d’america(U.S.A) sono riusciti ad uscire dalla crisi prima di noi e che noi dovremmo copiare la loro ricetta.

    Giova ricordare che gli stati uniti d’america, a livello mondiale, negli anni 2007-2015 sono quelli che hanno aumentato di più il proprio debito pubblico rispetto al prodotto interno lordo sfondando il 100% e partendo da sotto il 70%.
    Giova ricordare che da anni si sente parlare di possibile default degli stati uniti d’america nel caso in cui non sia alzato continuamente il tetto del debito.
    Giova ricordare che la crisi è cominciata negli stati uniti d’america e poi si è propagata l’anno successivo in Europa e che di austerità si è cominciato a parlare solo 2 anni dopo.
    Giova ricordare che la causa principale della crisi dei mutui subprime, non il suo formarsi ma il suo scoppio è stato il lungo periodo con un prezzo del petrolio molto alto l’alto, che è arrivato a superare adirittura i 140 dollari al barile, rendendo impossibile ripagare tali debiti calcolati ed erogati su un prezzo molto più basso.

    Giova ricordare che la disinflazione è un fenomeno ben noto in europa e negli stati uniti d’america da ben prima del 2007, prima che scoppiasse la crisi, ben prima che si parlasse di austerità.
    Per accorgersene sasta osservare i grafici statistici escludendo da questo contesto la fiammata dei prezzi (tra l’altro in alcuni casi uscita clamorosamente dalle statistiche) dovuta alla creazione della “moneta unica” euro che poi ha creato il successivo e naturale accentuarsi della disinflazione stessa.

    Avanti di questo passo ed i nostri politici invece di capire e di risolvere i problemi cominceranno a dire pure che la crisi economica stessa è colpa dell’austerità!

    Qualcuno ricorda com’è nata l’austerità?

    E’ nata insieme alla parolina magica “spread” ovvero il differenziale con il titolo di stato tedesco.

    Le banche ben prima dell’austerità stavano in uno stato comatoso ed hanno avuto bisogno di un salvataggio pubblico da parte dei governi, costato centinaia e centinaia di miliardi di euro.

    L’italia inizialmente non ha avuto problemi con le proprie banche ma i problemi le altre ba
    che internazionali hanno smesso di acquistare titoli di stato italiano e quindi i tassi di interesse sono saliti alle stelle.

    Ma l’italia è anche quella che in realtà ha avuto i minori problemi rispetto a Spagna, portogallo,Irlanda,Grecia e difatti ha messo pure i soldi per aiutarle nel loro salvataggio.
    Di fatto l’austerità nasce con il riscontro materiale dell’impossibilità di finanziare il proprio debito sul mercato e questa impossibilità è nata con il rifiuto da parte delle banche di acquistare ulteriori titoli di debito a causa dell’alto rischio e degli allarmi lanciati dalle agenzie di rating internazionali e specificatamente americane.

    L’alto debito ed il rischio hanno fatto nascere l’esigenza di contenere questo debito.

    Il sistema è collassato sotto il peso di un sistema bancario in stato comatoso.

    La banca centrale europea si è svegliata tardi ma ha cominciato ha stampare banconote(anche se digitali), il valore dell’euro è diminuito e con esso anche il valore del petrolio.

    E questi due fenomeni non sono affatto slegati dalle politiche monetarie.
    Gli stati uniti d’america sono indipendenti dal petrolio estero, la Cina altro grande importatore di greggio ha un valore della moneta legata al dollaro americano.

    Alla fine della fiera è l’euro la moneta strettamente correlata al prezzo del greggio e conseguentemente al prezzo delle altre materie prime.

    Considerando che è stato il petrolio a far scoppiare la bolla speculativa americana il cerchio si chiude.

    C’è da chiedersi che cosa rimane del rifinanziamento del nostro debito nel momento in cui a causa di questo sistema economico corrotto noi saremo nuovamente legati mani e piedi ai tassi di interesse fatti dagli speculatori.

    L’austerità nasce proprio per questo motivo, per non far crescere troppo il nostro debito visto che sempre meno lo ritenevano affidabile.

    Gli stati uniti d’america hanno la moneta globale, il dollaro americano, hanno stampato e prestato soldi a tutte le banche del mondo e ora si preparano ad alzare gli interessi e a chiedere il conto.

    Il loro debito è splafonato sia in cifra assoluta che in rapporto al prodotto interno lordo.
    Molti stati d’europa avevano all’inizio della crisi un rapporto ben superiore al 100%, prendersela con l’austerità che è arrivata dopo o pretendere che si possano fare ulteriori 30 punti percentuali di debito sul PIL come hanno fatto gli stati uniti d’america è deleterio e fuori dalla realtà.

    Loro con quei soldi hanno creato 15 milioni di posti di lavoro, ma questi posti di lavoro sono temporanei e gli stati uniti d’america non sono usciti dalla crisi, hanno semplicemente finanziato dei posti di lavoro facendo nuovo debito.
    Senza una nuova iniezione di liquidità nei prossimi anni molto probabilmente andranno in
    fallimento.

    Delle persone intelligenti prederebbero atto del fatto che il sistema così come era stato pensato non può stare in piedi e quindi farebbero dei trattati europei per dare una guida politica alla stampa di banconote.

    Tutto questo presumendo che ci sia accordo sul valore della moneta nel concambio internazionale.

    Infatti se uno stato come l’Italia, ma potrei citare anche la Spagna hanno quantomeno bisogno di un cambio in pareggio dell’euro sul dollaro americano, altri stati del nord europa che lucrano sul sud europa vorrebbero un cambio ben superiore ed anzi non si lamentavano del valore di 1,60 che raggiunto prima delle misure messe in atto dalla banca centrale europea.

    Se non c’è accordo politico sul valore della moneta e sulle azioni che vanno messe in atto per perseguire e mantenere tale valore, ed oggi questo accordo non c’è, allora non ci può essere la stessa moneta circolante all’interno di economie così diverse.

    E’ stata fatta una moneta europea senza che nei trattati ci fosse il valore indicativo di tale moneta sui mercati internazionali, senza che vi fossero descritte le politiche economiche da mettere in pratica per aumentare o ridurre tale valore a seconda dei casi.

    Questa decisione non è mai stata presa da nessuno e nessuno nell’eurozona conosce il valore che dovrebbe avere l’euro.

    Tirando le conclusioni si può affermare che la crisi economica nata in america nel 2007 è dovuta alla mancata stampa di banconote da parte della BCE.

    Infatti, se il prezzo del petrolio dipende dal valore dell’euro, il primo sopra ai 140 dollari americani il secondo sopra a 1,60 nel cambio con il dollaro.
    Se la bolla speculativa immobiliare dei mutui subprime è scoppiata a causa dell’alto prezzo del petrolio avuto negli anni precedenti(ricordando che il petrolio valeva 10 dollari nei primi anni ’90, e 30 dollari all’inizio del duemila).

    Si giunge alla conclusione che la mancata stampa di banconote da parte della BCE ha creato la crisi dei mutui subprime.

    Non so se è chiaro quello che è successo:
    un sistema bancario privato decrepito ha potuto decidere per svariati decenni e in piena autonomia i tassi di interesse sul rifinanziamento del debito sovrano degli stati, contemporaneamente al divieto per gli stati di stampare banconote per rifinanziare il proprio debito.

    Siamo arrivati al paradosso di un potere del capitale privato che dopo aver fatto aumentare attraverso l’inflazione il costo della vita e del lavoro degli stati “occidentalizzati” ha diretto i suoi interessi verso lo sfruttamento di manodopera nei paesi in via di sviluppo priva di qualsiasi diritto e con un costo della vita e del lavoro anche 10 volte inferiore per poi favorire le delocalizzazioni dai paesi occidentalizzati ai paesi in via di sviluppo ed infine creando trattati di libero scambio per aumentare i propri profitti e non dover pagare nemmeno quei risibili dazi che c’erano in precedenza.
    E in più la beffa di poter deviare le politiche sovrane degli stati togliendo quei diritti sul lavoro che saltano proprio a causa del sistema capitalista con l’inganno del lavoro flessibile e di un mondo che cambia!

    Se fossi nei paesi in via di sviluppo non starei proprio tranquillo perchè così come sono arrivate le aziende, così come sono arrivati i soldi, possono anche andare via lasciando solo una marea di debiti.
    Gli speculatori incalliti ed i capitalisti sono solo degli sfruttatori e quando l’inflazione avrà prodotto l’aumento del costo della vita e del lavoro e sarà aumentato il debito pubblico a causa dell’inflazione su cui i capitalisti e gli speculatori lucrano, il lavoro ed i soldi se ne andranno lasciando in braghe di tela quei paesi, con guerre civili e instabilità.

    Questo succede se non si regolamenta il mercato!
    L’austerità è la cura ad un sistema economico sbagliato che va riformato completamente.
    Ma nessuno vuole riformarlo, ma tutti se la prendono con la cura.

    Che poi se vogliamo fare un esempio si potrebbe parlare di cibo schifoso che però fa’ bene alla salute, e cioè l’austerità.
    Si preferisce quello succulento che però fa male e aggrava il problema, e cioè il debito pubblico.

    L’austerità è la cura semplicemente perchè smettendo di indebitarci non possiamo più regalare soldi ai poteri forti e siamo meno sensibili alle oscillazioni speculative.

    Si chiede al partito socialista e al partito popolare di riformare questo sistema economico prima che smettano di avere una maggioranza numerica nel parlamento europeo e prima che siano considerati dalla storia come partiti del secolo scorso.

    Il problema è che per riformare questo sistema bisognerebbe che i politici si staccassero da coloro che li finanziano, da coloro che si sono spartiti le spoglie degli stati sovrani, dai poteri forti che continuano a ripetere che l’iniziativa privata è migliore dell’iniziativa pubblica.

    Se questi politici non sono in grado di farlo, e continueranno con le assurde privatizzazioni, continueranno con l’economia di mercato, continueranno a sostenere i trattati di libero scambio etc etc, non potranno fare alcuna degna riforma del sistema.

    Quindi sarà quasi inevitabile la loro scomparsa politica.

    Aggiungiamo a quanto detto in precedenza anche le guerre che causano estremismo e immigrazione che sono storicamente originate dal petrolio.

    Magari poi mettiamoci un tocco di liberismo civile con l’imposizione obbligatoria dei diritti incivili con la scusa del multiculturalismo che in realtà nasconde l’esatto opposto ovvero la predominanza di una sola cultura sulle altre, e cioè della loro multicultura che sottomette tutte le altre e che è che è collegataa doppio filo alle regole per i metodi di produzione e alla ricerca scientifica.

    Queste persone parlano di rispetto tra le culture ma schiacciano e saccheggiano la vecchia cultura europeista, pertanto non sono credibili quando parlano di dialogo tra le culture.

    Ma non si può dare la colpa di tutto questo all’austerità, sarebbe meschino.

     
  • giamps78 18:11 il 25 April, 2016 Permalink | Rispondi  

    la politica americana è PRI-VA-TA 

    i a piacere che il nuovo TG4 del nuovo direttore Cecchi Pavone si ponga qualche domanda diversa rispetto ai solii telegiornali.

    Ma quando si pone una domanda bisognerebbe anche riuscire a capirne il significato.

    Il nuovo direttore del TG4 chiede all’inviata negli stati uniti se le primarie americane sono svolte in seggi veri e propri.

    L’inviata risponde che si vota in una scuola, che occorre registrarsi mesi prima con una pratica a volte anche difficile che esclude alcuni elettori.

    A quel punto Cecchi Pavone riprende la linea e dice “ecco, altro che le primarie italiane fatte nei gazebo”.

    Si ma quando si parla bisognerebbe farlo con cognizione di causa!

    La domanda successiva di Cecchi Paone avrebbe dovuto essere :

    “si ma quella scuola è pubblica o è privata”?

    La risposta sarebbe stata sicuramente “è privata”.

    Infatti la politica americana è PRIVATA.

    PRI-VA-TA.

    ribadisco:
    PRI-VA-TA

    La nostra cultura non è minimmente amalgamabile con la loro.
    Il loro modo di pensare la società è l’antitesi della nostra.
    Per cultura e modo di pensare intendo il modo di concepire l’esistenza di una collettività.

    Loro pensano che questa sia la somma delle singolarità, che la proprietà pubblica concentri le proprietà private.

    E’ proprio un modo di pensare totalmente opposto dove i partiti politici non esistono se non poco prima delle elezioni e solamente perchè ci sono le elezioni.

    Nel resto dell’anno i partiti sono sostituiti da i singoli che vincono collegi uninomin ali e che mai e poi mai si incontrano per fare un congresso, per prendere decisioni collettive.

    No, il singolo che ottiene più voti va a fare il presidente, altri 300 singoli che ottengono piu voti vanno a fare i senatori e i deputati sempre come singoli.

    Tra loro non c’è alcun rapporto, il partito è totalmente inesistente.

    Alle loro spalle c’è il vuoto, o meglio, ci sono tutti gli altri singoli che ragionano da singoli e promuovono la “propria proprietà privata”.

    Introducendo le regole americane nel nostro paese introduciamo un grave vulnus democratico.

    Naturalmente si parla dell’individualismo, ed i naturali maestri sono gli stati uniti d’america che hanno collegi uninominali dalla più piccola contea fino al più grande stato.

    Innanzitutto non esiste in natura una registrazione che avviene mesi prima per poter votare.

    Secondariamente ma non troppo è del tutto evidente che la scheda elettorale dove si vota per queste primarie deve essere una e non invece 2 o 3 a seconda se uno sceglie di votare democratico o repubblicano.

    Una roba del tipo: se voti repubblicano recati nella scuola privata “A” mentre se voti democratico recati nella scuola privata “B” non può materialmente accadere in italia.

    Oltre ad essere di cattivo gusto si creerebbe il moltiplicarsi della spesa visto che noi non abbiamo 2 partiti ma a fare le primarie sarebbero forse 4 o forse di più.

    Ogni primaria verrebbe a costare su per giù un miliardo di euro!

    Nella stessa scheda elettorale ci devono essere tutti i partiti e poi l’elettore sceglie quale candidato dei singolo partito preferisce.

    Se vuole, perchè no, può anche mettere i numeri…

    1, 2 o 3..

    Sceglie il migliore ed il peggiore…

    Ma quando mai negli stati uniti ci sono mai verificate le primarie per i verdi o per gli indipendenti?

    Risulta evidente che nella società individualista americana c’è un conflitto di interessi, praticamente una collusione, con il capitalismo a scopo di lucro.

    Il politico che riceve donazioni private può fare le primarie e comprarsi pubblicità e spazi televisivi, gli altri possono avere le migliori idee del mondo ma senza soldi non vanno da nessuna parte.

    Quindi qualcuno fa eleggere con i propri soldi i politici e poi vuole qualche cosa in cambio.

    Ma tutto questo non è malavita è abitudine liberalizzata, un comportamento naturale che non desta alcuno scalpore.

    Nella stessa scheda elettorale per le primarie devono essere presenti sia i verdi sia gli indipendenti ed essere lì insieme ai democratici ed ai repubblicani…

    Come obbligo di legge anche il partito dei verdi deve presentare almeno 2 candidati e nessuno dei due si può ritirare altrimenti salta la candidatura anche dell’altro.

    Ed il partito che non fa le primarie non può esprimere candidati.

    E le donazioni dei singoli cittadini non possono andare alla singola forza politica ma a l’interezza della politica e devono essere messe tutte insieme e suddivise in base al numero dei voti ricevuti alle elezioni.

    Le donazioni delle aziende private dovrebbero essere totalmente vietate, perchè si è visto che fine fà la politica quando comanda lo scopo di lucro e quanto schifo fanno le leggi create dai politici che hanno ottenuto l’elezione grazie alle multinazionali.

     
  • giamps78 10:31 il 23 April, 2016 Permalink | Rispondi  

    Giustizia sociale, patto generazionale per far pagare a politici e pensionati i propri debiti 

    Ritengo che se non si vuole fare una riforma seria delle pensioni che sia anche retroattiva, si può operare in altro modo per mantenere il pareggio di bilancio e per abbassare il debito pubblico.

    Se qualcuno ha versato nella propria vita lavorativa solo ad esempio 10 mila euro e ne ha ricevuti 300 mila, mi pare giusto anzi doveroso che la sua tassa di successione tenga conto anche di questo fattore.

    Non mi pare sia comunismo e nemmeno antipolitica, cioè se qualcuno ha ricevuto di più dalla collettività ed ha contribuito alla creazione del debito pubblico, una parte dei suoi averi deve contribuire al ripianamento di quei debiti.

    Ci sono politici che hanno ricevuto milioni di euro con delle indennità e quindi la legge giusta prevede che alla morte di tali politici si tolga agli eredi la parte eccedente ottenuta grazie ai soldi della collettività.

    Ma questo non varrebbe solo per i politici, ma per chiunque abbia ottenuto di più di quello che ha dato.

    Si calcola la differenza, si tiene conto del variato costo della vita e dell’inflazione, ma poi ad un certo punto si decide che chi ha ottenuto soldi poi li restituisce.

    La casa è sacra e bla bla bla, ma anche la nostra sovranità dovrebbe essere sacra, ed anche la repubblica fondata sul lavoro è altrettanto sacra.

    Pertanto non si capisce perchè una legge del genere dovrebbe creare problemi ideologici visto che si parla di una cosa che avviene dopo la morte.

    Ovviamente c’è anche l’altro lato della medaglia, se qualcuno ha versato di più di quello che ha ricevuto, se qualcuno muore e ancora in pensione non ci è andato, a questo punto la tassa di successione viene totalmente elimininata.

    Viene eliminiata evidentemente per la differenza tra contributi versati e contributi non ricevuti.

    Se uno ha una casa da 5 milioni di euro e la differenza tra contributi versati e ricevuti è positiva e di 1 milioni di euro, evidentemente l’esenzione alla tassa di successione è di un milione di euro.

    Mi pare che questa sia una forma di giustizia sociale che andrebbe applicata immediatamente.

    Chi ha avuto ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato ha dato.
    scordammucè u’passat!

    P.S.

    evidentemente se ci sarà un reddito di cittadinanza si dovrà tener conto anche di questo dare avere

    P.P.S
    differenza tra totale contributi e pensioni ricevute va depurata da trattenute.
    300 mila € sono 200 mila sottraendo trattenute stato

     
  • giamps78 11:42 il 22 April, 2016 Permalink | Rispondi  

    Meglio abolire Schengen piuttosto che l’eccesso di legittima difesa 

    Io penso che la società sia in deperimento totale e che ogni singola idea partorita da quelli che oggi vengono chiamati politici e presentata come migliorativa della situazione attuale la rende ancora peggiore.

    Una china autodistruttiva, un vortice che ci porta sempre più in basso che goccia dopo goccia porta all’autodistruzione del vivere civile.

    L’abolizione dell’eccesso di legittima difesa rientra pienamente in questo ambito.

    Poi uno potrebbe scrivere un papiro con tutte le leggi approvate e con quelle in corso di approvazione.

    Vedremo se la società sarà migliore dopo la liberalizzazione delle droghe e della prostituzione e dopo che ognuno avrà il proprio “cannone nel cortile”.

    Io penso che questa società non abbia ancora molto tempo a disposizione prima della tabula rasa che purtroppo a queste condizioni sarà inevitabile.

    Abolire l’eccesso di legittima difesa significa non ci renderà più sicuri ma accadrà esattamente l’opposto, in una società che si autodistrugge.
    Giusto di ieri era la notizia di un marito che ha ammazzato la moglie e poi si è sparato un colpo in testa per tentare il suicidio, dove si arriva a spararsi perfino per un parcheggio.

    Si vede quotidianamente gente che per tutta la vita ha usato le armi nel proprio lavoro andare fuori di testa a causa di una società sempre più stressata e dei tempi sempre più ridotti per fare le cose dove si viene sfibrati e ci vuole poco per decidere di impugnare la propria arma per usarla nel modo sbagliato.

    Io non mi sentirei affatto più sicuro se sapessi che il mio vicino di casa avesse un’arma o se girassi per la piazza sapendo che la nuova moda impone a tutti di girare armati.

    La quantità di morti generata dall’abolizione dell’eccesso di legittima difesa sarebbe certamente superiore a quella attuale.

    Aspettiamo di vedere che società avremo con gente che girerà fatta di droga legale con la propria pistola…

    E naturalmente poi tutti a dire “bisogna punire chi utilizza l’arma nel modo sbagliato”…

    GRAZIE AL CA**O!

    quando dicono “bisogna poter difendere senza alcun limite la propria casa” mi piacerebbe sapere cosa intendono per “casa”.

    Si intende all’interno delle 4 mura oppure anche nella proprietà esterna?

    Da quel che mi risulta sarebbe legittimo posizionarsi sulla finestra di casa e sparare ad un ladro che fugge ma che si trova ancora in quella proprietà.

    Se non vado errato questo è il famoso caso “Sicignano”, della persona che ha ucciso un ladro in casa e poi mentre i ladri fuggivano ha sparato dei colpi dalla finestra.

    Ma se questo vale per la casa varrà anche per l’automobile, e quindi altro caso di quello che ha sparato e colpito alla schiena il ladro d’auto considerando che la maggior parte dei furti d’auto avviene all’interno di una proprietà privata.

    Ma c’è un punto che credo vada considerato, il ladro è tale solo se ruba, in questo caso la legge non potrà parlare di furti ma di efrazione della proprietà privata.

    L’assicurazione che copre i furti sulle auto non risarcisce un bel nulla se l’auto non è chiusa e se non si dimostra che sono state prese tutte le iniziative possibili per sfavorire tale furto.

    Se uno lascia la macchina aperta, o meglio, se la macchina è chiusa ma non a chiave l’assicurazione non è tenuta a risarcire il furto nel caso avvenga.

    La maggior parte dei cancelli che delimitano la proprietà privata non richiedono alcuno sforzo per essere scavalcati, senza peraltro creare danni o forzare serrature.

    Dal mio punto di vista il presunto ladro che scavalca un cancello e non ha ancora avuto il tempo di svolgere alcuna altra operazione rientra in questa casistica, cioè è come se aprisse la portiera di un’automobile che non è stata chiusa a chiave.

    Ricordando comunque che fino a 40 anni fa le abitazioni non venivano nemmeno chiuse, e questo può capitare ancora oggi in molte località non toccate dal dono dell’immigrazione clandestina e del trattato di shengen sulla libera circolazione dei cittadini dell’unione europea.

    Il fatto è che scavalcando quel cancello alto magari solo mezzo metro e ovviamente privo di fili spinati o mine anti-uomo, il ladro si troverebbe contemporaneamente in entrambe le casistiche, anche in quella che lo può vedere vittima per procurato allarme di un colpo di pistola.

    D’altra parte non è uno scherzo se molti sui cancelli delle abitazioni hanno messo il cartello con la scritta “attenti al cane e al padrone” dove è presente anche la foto di una pistola.

    Sta di fatto che se la porta è aperta, o meglio, se è chiusa ma non a chiave e qualcuno entra e qualcuno spara per legittima difesa deve per forza di cose scattare l’indagine per omicidio.

    La legge dovrebbe prevedere tutta una serie di misure obbligatorie al fine di eliminare l’eccesso di legittima difesa prima fra tutte l’obbligo di un atifurto che deve scattare e che deve essere sentito dal ladro.

    Attenzione che se si volesse pure nel cortile acente parte della proprietà privata può essere posizionato un antifurto all’aperto, che può scattare e fare rumore.
    certo poi si aprirebbe un problema con i gatti randagi che entrano e escono e lo fanno scattare.
    Questo problema si può facilmente risolvere sparando loro a vista!

    Il ladro deve avere la possibilità di cambiare idea e di uscire dalla proprietà senza per questo essere preso a pallettoni sulla schiena.

    Il compito di chi viene rapinato non è quello di aggredire ma è quello di difendersi, anche in casa propria, non fa differenza il dove, se si è in una piazza o se si è in casa propria.

    L’arma va usata solo ed esclusivamente se il ladro ne possiede una o se si dimostra che il ladro non è in realtà un ladro ma ha altre intenzioni.

    Ci deve essere il carattere di proporzionalità per l’offesa ricevuta, altrimenti la mentalità della patria e della famiglia ci porterà al decesso della società.

    Negli stati uniti le persone normalmente si mettono nel proprio cortile e utilizzano la propria arma per provare la mira sui centri di carta.

    Io spero che rimanga un lumicino di buonsenso per evitare che la nostra società imbocchi questa strada.

    Al limite aboliamo il trattato di shengen, rispediamo i clandestini europei e non europei nel loro paese d’origine, rendiamo più sicure nel nostre strade, ma non permettiamo di rovinare la nostra società in questo modo, permettendo che chiunque si senta libero di sparare in casa propria, come se casa propria appartenesse ad uno stato diverso rispetto alla strada pubblica sotto casa.

    Personalmente non potrò mai accettare la visione di una strada pubblica dove vige la globalizzazione cosmopolita multiculturale e della casa privata dove il singolo si arma per difendersi da pericoli che arrivano da quella strada.

    Si tratta di un’idea sballata, il problema va risolto a monte, non si può rovinare così la società fondandola sulla diffidenza e sulla paura e nel contempo subire il vero furto che è quello che riguarda la nostra sovranità.

     
  • giamps78 19:22 il 18 April, 2016 Permalink | Rispondi  

    Si alla Brexit e al nuovo assetto europeo 

    Sul referendum della “brexit” mi sento chiamato in causa direttamente perchè uno statuto speciale per la gran bretagna è un insulto a tutti gli altri cittadini europei.

    Quando un paese come il regno unito chiede e ottiene egoisticamente delle deroghe come singolo stato all’interno dell’unione europea si stanno in realtà ponendo delle basi per l’antipolitica e l’anti-europeismo.

    E’ giusto dunque che il regno unito abbandoni l’unione europea, non sarà un dramma, ci sono altri stati come la Norvegia o la Svizzera che sono fuori dall’unione e non hanno alcuna intenzione di entrarvi.

    Non è un dramma anzi è la controprova che politicanti inadeguati scelti dai confidustriali e dalle lobby e privati di qualsiasi visione di largo respiro siano effettivamente inetti ed incapaci e privi di una visione al di fuori di questo conflitto di interessi settoriale.

    L’europa è un vero e proprio disastro dal punto di vista legislativo, 8 banche centrali nella sola unione europea a cui vanno sommate tutte le altre banche centrali presenti negli altri stati che sono europa, che fanno parte dell’europa, che hanno accordi commerciali privi di dazi con l’unione europea ma che non sono unione europea.

    E’ stato creato un mostro e non c’è una guida politica europea che non abbia come riferimento la liberalizzazione dei mercati e gli stati uniti d’america.

    Di fronte a tutto questo ci sarebbe stato bisogno non di uno statuto speciale per il regno unito ma di una costituzione europea che mettesse nero su bianco una deroga per tutti i singoli stati sui vari temi.

    Il regno unito non avrebbe avuto alcun trattamento speciale e tutti gli stati avrebbero avuto pari trattamento e pari deroghe.

    Ed invece ci troviamo di fronte ad un paese che vuole essere contemporaneamente fuori e dentro l’unione europea.

    Vuole i vantaggi dello stare fuori non applicando le normative europee, vuole la propria moneta e vuole anche essere presente nell’europarlamento da dove si prendono tali decisioni che poi possono non essere applicate.

    L’antipolitica e l’antieuropeismo crescono con l’euro e crescono con i trattati degli anni ’90 del secolo scorso.

    Il parlamento europeo da organo meramente consultivo è diventato organo legislativo.

    Gli stati europei hanno regalato competenze all’europa e il risultato è un gigantesco ingarbugliamento e l’entrata a gamba tesa su faccende nazionali compreso il cambio della costituzione e l’eliminazione del voto a suffragio universale per le province, nonchè l’eliminazione di svariate competenze legislative decentralizzate e poi ricentralizzate.

    Le lobby vogliono toglierci la nostra sovranità, ma non solo a noi, anche a tutte le prossime generazioni.

    Di fronte a tutto questo non si può che sperare nell’uscita del regno unito dall’unione e in una successiva riforma che veda presente nel parlamento europeo chi usa la stessa moneta.

    In quale altra parte del mondo esiste un parlamento con poteri legislativi dove sono utilizzate svariate monete?

    E’ evidente che questa europa ha bisogno di decisioni economiche, di entrare nel mercato e di regolare le lobby oggi così potenti.

    Il parlamento europeo oggi tutto questo non lo può fare, non può far stampare banconote, mentre il regno unito le banconote le fa già stampare e gli interessi sul debito maturati dopo l’acquisto di titoli di debito avvenuto con tali soldi va già a finire nelle casse del tesoro che ha la proprietà pubblica della banca d’inghilterra.

    Come si può pensare che gli europarlamentari inglesi partecipino a sedute nell’europarlamento dove si parla della moneta euro?

    Semmai un nuovo assetto istituzionale europeo può vedere gli europarlamentari inglesi alla pari con quelli svizzeri, norvegesi e perchè no anche la parte della popolazione nella russia europea e la parte della popolazione nella turchia europea(quella al di quà di istambul)
    Tutto questo in un diverso parlamento o all’interno dello stesso parlamento ma con sedute differenziate nelle quali questo organo in questa fase assume un carattere meramente consultivo com’era in principio il parlamento europeo prima della nascita dell’unione.

    Certamente l’attuale ambiguità a perdere non può andare avanti a lungo senza una riforma e se tale riforma sarà fatta secondo le esigenze dei politici attuali sarà certamente un disastro.

    Pertanto ritengo positiva la brexit,sarà poi un problema degli inglesi un eventuale secondo referendum della scozia per la secessione e l’entrata nella nuova unione europea dove tutti gli aderenti utilizzano medesima moneta e dove c’è una guida economica per l’europa oggi esautorata dal marcatismo globalizzatore.

    I politici europei negli ultimi 10 anni hanno messo la testa sotto la sabbia come gli struzzi, non sono stati nemmeno in grado nemmeno di comprendere i problemi strutturali ed hanno dato soluzioni che in realtà sono nuovi problemi travestiti da soluzioni.
    Dunque sarà difficile che riescano a comprendere ora perchè tutto questo modo di fare è parte del loro DNA essendo stati allevati in università che spiegavano l’economia in modo totalmente sballato rispetto alla realtà dei fatti.

    Loro credono che il mercato libero non abbia alcuna controindicazione, ma la crisi economica è un fatto dovuto proprio ad una carenza strutturale della politica, ad una sudditanza psicologica nei confronti del mercato a concorrenza perfetta.

     
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