Il fallimento del jobs-act di Matteo Renzi

I posti di lavoro sono aumentati così come sono aumentati in tutta europa e in qualsiasi paese sia utilizzata la stampa di banconote e c’è una banca centrale che non lascia alla speculazione privata i tassi di interesse sui debiti.
Questo lo affermano i dati, e chiunque dice il contrario avrebbe preferito un default probabilmente perchè ne avrebbe otteuto un profitto maggiore e avrebbe comprato a mani basse a destra e a manca.

Si perchè giova ricordare che dove qualcuno ha una perdita borsistica qualcun altro ottiene un guadagno, i soldi non si smaterializzano.

L’incentivo fiscale per le asunzioni non è sato fatto in contemporanea al jobsact ma a cavallo tra il primo jobsact, cioè il decreto sul lavoro del 2014,e della legge delega 2015.

Tant’è vero che nei primi mesi del 2015 le deleghe non erano pronte ma le aziende stavano già utilizzando la detassazione.

In ogni caso non c’è alcun collegamento tra la detassazione per i primi 3 anni e la presunta crescita di 130 mila occupati, scrivo presunta perchè a settembre hanno fatto un riconteggio statistico e mi pare ci sia una divergenza netta con i dati occupazionali precedenti.

Non c’è un collegamento tra la detassazione e i nuovi posti di lavoro mentre c’è un collegamento tra la detassazione e conversione di posti di lavoro da tempo determinato a tempo indeterminato.
Ma questa è pura propaganda perchè il contratto a tempo indeterminato non ha più l’articolo 18 e quindi è solo formalmente indeterminato, ovvero il datore di lavoro non deve piu nemmeno indicare una data di scadenza del contratto, può licenziare dalla sera alla mattina, non senza giusta causa, ma adirittura senza causa, con licenziamenti collettivi e anche economici(che nessuno verifica).

Si è proceduto ad una macelleria sociale nella riforma degli assegni di disoccupazione o nuova naspi e nelle casse integrazioni, nel senso che ora senza articolo 18 chiaramente scenderanno anche le casse integrazioni, ma il motivo sarà solo uno, il licenziamento.

aturalmente com’è ovvio chi già aveva un contratto mantiene i suoi privilegi, come al solito tutto il peso delle porcate fatte dai politici ricade ancora una volta sulle future generazioni.

Ad ogni modo dopo 3 anni l’incetivo fiscale scade, per cui il lavoratore può essere lasciato a casa per motivi economici, e in questo caso il motivo economico è proprio la fine dell’incentivo.

Tutto torna come si vede, con la differenza che si sono sprecati 11 miliardi per questa operazione che vale zero ed è solo propaganda.

Menomale che ora hanno ridotto tale incentivo così da farlo perlomeno avvicinare ad una sorta di pareggio con le mensilità da pagare al lavoratore in caso di licenziamento ed evitando che ci siano i furbi che se ne approfittano.

Questo è il fallimento dell’ennesima riforma del lavoro che poteva essere fatta molto meglio, ma il presidente del consiglio ha preferito farsi fare una legge delega e riformarsi da solo lo statuto dei lavoratori, una roba che se fosse successa nel 1970 avrebbe fatto prendere fuoco un’altra volta l’intea città di Roma e avrebbe provocato intere settimane di sciopero.

Ed invece oggi l’uomo solo al comando può perfiono permetersi di ignorare il parere della commissione lavoro e può fare ciò gli pare a lui, dopo essersi fatto votare la fiducia dal parlamento sulla legge delega.

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