Le due visioni dell’economia: ecco perchè l’austerità è giusta

Quando parliamo di politiche economiche ricordiamoci sempre che noi siamo l’anello debole della catena e quando se si seguono le politiche degli stati uniti e se quelle politiche non funzionano siamo noi i primi a saltare, non loro ma noi.
Che dunque ciò che viene detto lì da loro può si certo essere ripetuto anche qui come fanno i pappagalli ripetenti, ma le conseguenze sono diverse perchè diversa è la forma di economia, diverso al momento è il peso del debito pubblico italiano, il costo della vita,, il costo del lavoro.

Non serve capire molto di economia per sostenere che l’innalzamento dei salari genera l’aumento della domanda e conseguentemente genera la tanto desiderata inflazione.

Questa è una strada, va detto però che questa è la strada seguita fino ad oggi e ben prima dell’incolpevole austerità ci ha trascinato in pieno nella crisi economica, nelle bolle finanziarie, nelle crisi bancarie.

Il Giappone viene descritto come l’economia che ha perso dei decenni a causa della deflazione, io sostengo invece che il prossimo decennio del giappone andrà perduto, e non quelli del passato, e questo a causa della creazione e del successivo aumento dell’IVA.

Va detto che il giappone ha le piu alte buste paga del mondo per qualsiasi settore, e che ha una disoccupazione bassissima, quasi la metà degli stati uniti.

Ora vedremo che succederà con l’applicazione di questa nuova tassa, l’IVA e cioè l’Imposta sul Valore Aggiunto, altrimenti chiamata VAT e cioè value added tax, dal mio punto di vista ci siamo giocati definitivamente il giappone, e tutto questo grazie al fondo monetario internazionale che ha chiesto l’applicazione di questa tassa.

Ad ogni modo, ritornando al discorso precedente sulle due visioni economiche, c’è quella che parla di innalzamento delle buste paga per far ripartire la domanda e l’inflazione e poi c’è la visione dell’austerità che dice l’esatto opposto, le buste paga se non tagliate devono rimanere uguali, ci devono essere dei tagli selettivi della spesa.

L’austerità però a mio modo di vedere deve prevedere la stampa di banconote, eliminando il trattato di maastricht per risolvere i problemi derivanti all’indebitamento degli stati.
Ma non so se si capisce: stampi moneta ma non aumenti le buste paga, e c’è una bella differenza.

Confrontando queste due visioni ci si accorge ben presto che la prima visione è stata predominante in tutti questi decenni e che ci ha portato dove siamo oggi, dentro una crisi dalla quale sarà difficilissimo uscire.

Ora, che si usi la ricetta che ci ha portato dentro una crisi di questa portata utilizzando questa ricetta per dire che ci permetterà di uscire dalla crisi mi sembra francamente troppo.
E che nel contempo i portabandiera di questa ricetta accusino l’austerità di prolungare la crisi non permettendo l’uscita è bizzarro.

Voglio solo far notare che alzando le buste paga è vero che si alimenta la domanda, ma si aumentano sia il costo del lavoro che il vosto della vita, PERDENDO COMPETITIVITA’.

Aumenteranno tutti i prezzi ma aumenterà anche la spesa pubblica che evidentemente utilizza questi servizi aumentati di prezzo.
Quello che diminuirà è invece il prezzo dei prodotti che vengono importati e che dunque saranno maggiormente acquistati perchp meno costosi.
E questo accade mentre sono in vigore tutta una serie di trattati di libero scambio e mentre la globalizzazione e lo scambio di merci porta in poche ore dei prodotti da una parte all’altra del globo.

Siamo inoltre in una crisi da sovra produzione, il che significa che qualunque stato può esportare quantità elevatissime di un qualsiasi prodotto facendo chiudere le nostre imprese e facendo aumentare la disoccupazione, quindi riducendo le entrate fiscali.

In poche parole, adottando la vecchia ricetta dell’amento delle buste paga è vero che si tiene in vita il vecchio sistema finanziario, ma si perdono punti sotto il profilo dell’economia reale, che poi in definitiva è quella che da’ il valore all’economia finanziaria che altrimenti smetterebbe di esistere all’istante creando la piu grande bolla di tutti i tempi.

Infatti, dall’altra parte, se qualche economia sviluppa un periodo di deflazione perde il vecchio sistema finanziario che però può essere compensato dal quantitative easing, ma ottiene prezzi piu bassi per gli stessi prodotti e questi diventano maggiormente competitivi e penetrano il mercato dell’economia reale di quei paesi dove c’è l’inflazione in pratica rubando quel prodotto interno lordo che solo apparentemente pare salire a causa dell’inflazione ma che in realtà vede una diminuzione nei fatti.

L’effetto di saturazione consiste proprio nel non poter alzare le buste paga perchè l’economia andrebbe peggio, e quindi serve la compensazione del debito attraverso la stampa di banconote per l’acquisto di titoli di stato, fermo restando l’austerità, ma avendo un cambio monetario temporaneamente piu debole.

Temporaneamente piu debole perchè come ho spiegato altre volte ci sono stati che svalutano del 100% ogni 5 anni la propria moneta e pertanto tra qualche anno la svalutazione dell’euro avrà un valore molto inferiore a quello di oggi confrontandolo con molte economie emergenti.

Se vogliamo perdere completamente tutta la manifattura allora va benissimo , si segua il primo modello, si salvi il mondo finanziario, e si lasci che i paesi emergenti ci facciano chiudere bottega…

C’è anche chi ha parlato di un mondo diviso per competenze, sicchè in ogni zona ci sarebbe una specializzazione, quindi noi dovremmo perdere tutto quanto tranne una cosa sola, per poi non avere piu nemmeno quella.

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