Meglio la stampa di banconote o preferite l’occupazione che cala?

A parte l’italia dove è calata la cappa del jobsact e quindi è vietato dire come stanno le cose visto che siamo in un regime dove il governo controlla e bacchetta l’informazione, in tutto il resto del mondo “occidentalizzato” concordano nel dire che l’aumento dei posti di lavoro è legato alla stampa di banconote e all’intervento delle banche centrali.
Anche se io sostengo l’opposto, il mancato intervento nei decenni precedenti ci ha portato dove siamo oggi.

Ad ogni modo credo che qualsiasi persona di buon senso direbbe che preferisce l’occupazione alla stretta direttiva contenuta ad esempio nel trattato di maastricht dove è vietato l’acquisto di titoli di stato con delle banconote(elettroniche) appositamente stampate.

Questo è quello che sta facendo il quantitative easing, lo ha fatto negli stati uniti che tutti lodano, lo ha fatto nel regno unito e lo sta facendo anche in europa visto che i posti di lavoro sono in aumento.

Su questo credo che non ci dovrebbe essere nemmeno un minimo dubbio.

Evidentemente c’è anche il secondo fattore che io ritengo sia direttamente collegato e anzi derivato primo del quantitative easing : il prezzo del petrolio, che a mio modo di devere è totalmente collegato al valore dell’euro.

infatti gli stati uniti non esportano petrolio, ne a noi ne a nessun altro paese al mondo, anche se ultimamente ci stanno pensando…

E la cina ha una moneta direttamente colegata al dollaro, anche se ultimamente ci sono state delle fluttuazioni.

Di fatto era l’euro forte ad aver portato il petrolio a 1,60 e d’altra parte credo sia doveroso ricordare che anche la ricerca tecnologica ha portato evidenti risparmi nei consumi contribuendone ad abbassare il prezzo.

inoltre sempre le nuove teconolgie possono sostituire il petrolio nel caso in cui il prezzo vada a superare determinate soglie, per questo motivo i produttori di petrolio hanno deciso di non creare cartelli, cercando allo stesso tempo di eliminare la concorrenza dei nuovi investimenti petroliferi e delle nuove formule estrattive(sabbie bituminose), aumentarne i consumi a livello globale tenendo un prezzo piu basso per invogliarne l’acquisto e cercando di rendere meno convenienti anche le nuove tencologie che vanno a sostituire il petrolio.

Questi due fattori, petrolio ed euro svalutato del 30-40%, con la diminuzione dei tassi di interessi sui debiti che determinano un miglioramento dei conti pubblici è migliorata TEMPORANEAMENTE la competitività, e aumentano i posti di lavoro.

Evidentemente c’è anche il rocescio della medaglia, ad esempio per i paesi esportatori di materie prime,che sono andati in recessione, ma eravamo noi ad alimentare il loro prodotto interno lordo, noi eravamo costretti a tagliare la spesa pubblica per stare nei parametri, ora mi dispiace se in alaska hanno tolto i sussidi, se il fondo sovrano norvegese togliera qualche miliardo dalla borsa italiana, ama non si può guardare il mondo al contrario come fossimo in una grande sindrome di stoccolma.

NOI DAVAMO SOLDI A LORO… NON SO SE E’ CHIARO QUESTO DISCORSO….

Naturalmente i posti di lavoro non si creano e non si distruggono dal nulla in un così breve periodo, per cui se la nostra occupazione aumenta significa che l’occupazione di altri sta calando.

Ma anche qui, non si può guardare il mondo all contrario…

E pensare che c’è gente che ha avuto il coraggio di dire che nel 2008 non c’è stata na crisi economica perchè l’economia mondiale è continuata a crescere e che il problema era solo nostro, inteso come europei..

Bhè, se questo era vero allora lo è ancora, se brasile, canada, russia etc etc sono in recessione non siamo in una crisi globale…

In realtà non tengono conto del fatto che la coperta è corta, se tiri da una parte ti scopri dall’altra.

E’ per questo che dico che il sistema non è sostenibile e che va riformato con delle regole condivise, specialmente sui capitali.

Ho sempre sostenuto che gli altri paesi ci fragavano il PIL, oggi c’è solo la conferma di tutto questo, nulla di nuovo, la matematica non è un’opinione.

E dovrebbe essere chiaro dunque anche lo stretto collegamento tra  impedimento all’acquisto di debiti pubblici da parte delle banche centrali e internazionalizzazione dell’economia finanziaria a discapito di quella reale dei singoli paesi con il controllo degli stessi che avviene per opera delle multinazionali.

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