Deflazione: smontati i falsi miti del giornale laRepubblica

Scrive il giornale laRepubblica.it sulla deflazione:

In una situazione di deflazione il denaro acquisisce valore: in soldoni quel che ieri si poteva acquistare con un euro diventa abbordabile per qualche centesimo in meno. Per il portafoglio dei cittadini potrebbe essere una bella notizia. Ma non è così per gli economisti. Innanzitutto a monte: significa che l’economia sta stagnando. In prospettiva ancor meno: i consumatori tendono a posporre gli acquisti, confidando nel ribasso ulteriore dei prezzi. Una conferma di questa tendenza è arrivata dai recenti dati di Unimpresa, secondo i quali sono aumentate le riserve depositate dagli italiani in banca: segno che i soldi non si trasformano in consumi, ma risparmio. I negozi e le aziende non riescono così a smaltire le scorte in magazzino, rallentando la produzione. L’unica condizione per trovare sbocchi sul mercato diventa quindi applicare degli sconti, con l’effetto a spirale di far scendere ancora più i prezzi, ridurre il proprio guadagno e di rimando quello dei loro operai. Così gli stipendi si fermano e con essi si congela tutto il motore dell’economia. Se poi si è fortemente indebitati, come accade per l’Italia, il quadro si tinge ancor più di nero: il debito si fa più pesante e il suo rimborso più complicato.

L’economia sta stagnando?
Questa considerazione è totalmente falsa innanzitutto perchè non viene considerata la deflazione tecnologica, se io compro l’automobile che invece di fare 20 km con un litro ne compro una che ne fa 25, con lo stesso consumo di benzina avrò fatto 5 km in piu.

Basti vedere come la diminuzione dei prezzi della benzina abbiano portato ad un abbassamento del costo del carburante, e questo abbia fatto salire i consumi di petrolio, ma per le statistiche numeriche la spesa per importazioni è calata di svariati miliardi, e c’è dunque il segno meno.

Questa considazione è totalmente falsa,anche perchè i consumi non riguardano il numero di pezzi venduti, ma sono rappresentati da un numero, quindi si possono vendere piu prodotti solo che vendendoli ad un prezzo piu basso sembra che se ne vendano meno!

I consumi elettrici sono stati sempre in calo negli ultimi anni, ma non si tiene conto che oggi le lampadine consumano meno di prima, che i sindaci fanno a gara a chi mette prima quelle odiose luci arancioni a risparmio energetico, a come ci siano degli incentivi per le ristrutturazioni che si basano proprio sul risparmio energetico, che gli elettrodomestici hanno sempre piu funzioni ma assieme hanno un consumo inferiore, ma con maggiori prestazioni.

Quindi è assolutamente falsa anche la teoria che si basa sulla posposizione degli acquisti, semmai, costando meno i prodotti e comprandoli in egual numero, si può avere un avanzo di denaro che viene risparmiato e semmai questo può finire nel risparmio.
E d’altra parte se si guardano le statistiche sui consumi interni si vede come questi non abbiano avuto una riduzione nel 2015, ma anzi un aumento, quindi la posposizione è una teoria che non sta in piedi.

Questo denaro risparmiato viene usato in un secondo momento visto che gli acquisti “ordinari” e abitudinari sono i primi ad essere effettuati.
In linea di massima se uno deve fare una spesa da 10 euro continua a fare una spesa da 10 euro, solo che compra un maggior numero di prodotti se questi costano meno.
In ogni caso i soldi depositati in banca in teoria sono soldi circolanti, infatti se la banca funziona nel modo giusto e non investe in turchia o in brasile per fare il carry-trade o non investe in qualche assurdo fondo americano, quei soldi finiscono in prestiti e in investimenti che generano prodotto interno lordo.
Quindi il discorso fatto da il giornale laRepubblica è totalmente privo di fondamento, ed anzi, l’inflazione bassa permette a quei prestiti di avere un tasso di interesse piu basso e quindi piu facilmente restituibile.

Ma la vendita di un prodotto ad un piu basso prezzo permette a quel prodotto anche di accrescere la competitività internazionale, che con l’inflazione invece tende a diminuire,questo accade in prospettiva, non c’ertamente in pochi mesi ed ha a che fare soprattutto con la differenza di inflazione degli altri stati nell’unione europea, visto che tutti usano la stessa moneta.
Questo è uno dei due modi per guadagnare competitività,altro è fare tagli sociali per diminuire la tassazione, mentre al di fuori della UE conta anche il cambio monetario al fine del calcolo sul prezzo di un prodotto importato o esportato.

E poi c’è anche un secondo paradosso che riguarda le riserve bancarie delle aziende che non hanno abbassato i prezzi.

Le riserve delle aziende sono aumentate proprio perchè i prezzi non si sono abbassati!
Sembra una contraddizione, ma il prezzo del petrolio avrebbe dovuto portare una diminuzione dei prezzi di almeno 2 punti percentuali, cosa che non è avvenuta, dunque è clamorosamente falso dire che i guadagni sono ridotti in quanto molte aziende stanno guadagnando un 2 per cento in piu, e stanno facendo da tappo ad altre aziende che non possono abbassare i prezzi fin quando i prezzi dell’indotto non subiscono una diminuzione.
Si vada ad esempio a vedere le compagnie aeree, lo stesso giornale laRepubblica riportava come i prezzi non sono scesi mentre i ricavi sono aumentati vistosamente, e tutto questo alle spalle dei cittadini e alle spalle di tutti i commercianti che spediscono le loro merci utilzzando quei servizi e che dunque avendo un prezzo piu alto.

C’è inoltre da tenere in considerazione che molte persone non arrivano a fine mese e con una discesa dei prezzi migliora il loro potere d’acquisto, e credo che l’ultima cosa che fanno è quella di aumentare le proprie riserve, loro spenderanno la stessa cifra ma compreranno un maggior numero di beni.

L’ultima questione sul debito pubblico dell’italia che si farebbe piu pesante, certo, come n infatti basta scorgere il calo della spesa per interessi del 2015 per verificare quanto sia falsa questa affermazione.

Problemi seri con la deflazione ci sono e li ho descritti nei giorni scorsi, ma non questi, questi sono totalmente infondati.

Tra l’altro rimando a questo articolo in cui di parla di imposta sul valore aggiunto, e di come il calo dei consumi interni siano frutto dell’aumento di questa tassa, che lo ricordo era del 20% nel 2009 e che ora rischia di arrivare al 25% in pochi anni.

Per quanto riguarda il debito privato, si vada a vedere quanti persone hanno risparmiato con la rinegoziazione del mutuo e il boom nel 2015 per vedere quanti risparmi si sono generati.
Chiaramente se uno spende meno per il mutuo ha qualche denaro in pi è possibile che lo metta momentaneamente in banca, ma questa non dovrebbe essere una buona notizia?

O forse per il giornale laRepubblica andava benissimo la bolla dei mutui subprime che hanno aperto la crisi economia anche grazie all’alto prezzo del petrolio che oggi si vorree condannare perchè fa andare in recessione alcuni paesi esportatori,che fino a ieri prendevano i nostri soldi e alcuni di questi soldi risparmiati finiscono in banca.

Non dovrebbero finire in banca, si dovrebbe creare una catena deflazionistica dei prezzi perchè prezzi piu bassi significa maggior numero di prodotti acquistati,non il contrario, ma purtroppo alcune aziende guardano i propri guadagni e il famoso mister prezzi non esiste.

C’è anche chi va in giro a dire che la deflazione porta ad avere meno soldi depositati in banca perchè meno remunerati, quindi si mettano d’accordo!

Tyler Durden e il vero pericolo di un periodo deflattivo
https://giamps78.wordpress.com/2016/02/21/tyler-durden-e-il-vero-pericolo-di-un-periodo-deflattivo/

L’aumento dell’IVA : stranezze di un’economia in recessione
https://giamps78.wordpress.com/2015/04/08/laumento-delliva-stranezze-di-uneconomia-in-recessione/

 

 

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