Investimenti: se la matematica non è un'opinione

“INVESTIMENTI – Dopo le previsioni i consigli. In base a una simulazione fatta dagli economisti Ocse, un aumento degli investimenti pubblici dello 0,5% del Pil in tutti i Paesi aderenti, in un anno farebbe aumentare il Pil Usa di oltre lo 0,6% e il Pil della zona euro, della Gran Bretagna e del Canada dello 0,6% ciascuno. Per l’intero mondo si tradurrebbe in un +0,4% e un +0,3% per i Brics. Di conseguenza, si avrebbe anche una riduzione dello stock del debito, che sarebbe pari a oltre lo 0,6% del Pil per gli Usa e allo 0,4% per la zona euro.”
C’è sempre qualcuno a cui piace dare i numeri!
Lo 0,5% del PIL in investimenti implica l’aumento del debito dello 0,5% del PIL su cui poi vanno pagati gli interessi, per sempre.
Loro quando parlano di riduzione del debito non intendono in cifra assoluta, ma in rapporto al PIL un indice che risente pesantemente dell’inflazione, cioè del sistema speculativo finanziario che ci ha portato dentro questa crisi economica proprio con sistemi come questi.
In realtà il debito non si sta abbassando ma continua a crescere, ma loro vogliono dare l’impressione che stia scendendo.
E a chi vanno pagati gli interessi?
Ma naturalmente a delle banche private che ricevono soldi in prestito dalle cd. “banche indipendenti”.
In piu l’investimento pubblico non permette nemmeno di avere l’opera pubblica perchè tale opera sarà a favore di privati con un ulteriore regalo a fondo perduto.
Il punto è che tutto questo discorso fatto in precedenza è totalmente falso, il debito è l’unica cosa vera di tutta questa storia, infatti PIL aumenta solo perchè aumenta l’inflazione, e all’aumentare dell’inflazione si regalano soldi ai capitali privati con l’innalzamento del debito pubblico.
Naturalmente l’inflazione determina anche maggiore spesa pubblica, perchè è evidente che le pensioni devono essere alzate, che i lavoratori vogliono piu denaro se il costo dei prodotti di prima necessità e dei servizi hanno un rialzo di prezzo, ma anche le stesse infrastrutture avranno con il rialzo dell’inflazione un rialzo dei prezzi.
Quindi la spesa pubblica costerà di piu e questo determinerà un fabbisogno statale piu alto rispetto a prima e dunque un ulteriore problema al debito.
Finchè i debiti erano bassi, fin quando l’economia non risultava così globalizzata, era possibile attuare questa strategia senza avere delle ripercussioni.
Ma piu il debito diventa alto, piu è facile investire in luoghi nel mondo dove il costo della vita e del lavoro nonchè il debito risulta inferiore, piu è facile esportare prodotti da quei paesi verso di noi…
più succede questo e piu ogni euro che utilizziamo per investimenti aggraverà la nostra situazione, magari piu velocemente, magari piu lentamente, ma la aggraverà, per cui potrà anche sembrare che le cose stiano andando meglio, ma non sarà per nulla così.
L’unica strada è quella che permette a banche indipendenti di acquistare debito pubblico per risparmiare sui bilanci, e nel contempo di ridurre il debito, e stampare soldi per gli investimenti senza che questi diventino debiti, visto che in toeria ogni soldi stampato appartiene a tutto il popolo che lo utilizza e ne ha sovranità e non deve restituire qualche cosa che è suo, ed è suo perchè il valore di quella moneta, il suo cambio corrisoponde a tale valore, se si stampano mille miliardi la moneta varrà di meno per tutti i cittadini, pertanto tali mille miliardi devono appartenere a tutti i cittadini e quindi devono essere pubblici.

Ma tali investimenti pubblici affinchè funzionino devono tentare di migliorare la competitività o di creare da zero prodotti che oggi noi importiamo(ad esempio l’energia) in modo da essere meno dipendenti ed impedendo così l’aumento indiscriminato da shock esterno(esempio crisi petrolifere)

 
Il non aver fatto questo per troppi decenni ha creato la crisi economica, perchè in giro per il mondo c’era gente che lo faceva e che dunque aumentava le sue quote di mercato.
Non si è capito che l’unico modo non essere pieni di debiti è di stampare moneta ed utilizzarla per pagare i debiti, ma in questi ultimi 40 anni gli economisti hanno fatto finta di nulla.
 
 
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