Gli 8 pilastri per un nuovo trattato economico europeo

Quando parlo di debito pubblico mi riferisco al debito pubblico aumentato in questi ultimi 40 anni, mi riferisco a quello in cifra assoluta e non in rapporto al prodotto interno lordo che per me rappresenta quasi una bufala.

Dunque un accordo per un trattato economico europeo per essere serio dovrebbe dire sostanzialmente che :
1) Gli stati si impegnano senza alcuna possibile deroga a diminuire,in maniera inscutibile e ineludibile ,il proprio debito pubblico per una cifra annuale che va dai 3 ai 10 miliardi(a seconda del numero di abitanti), indipendentemente dalla crescita o decrescita del prodotto  lordo e a non alimentare spese correnti con nuovo debito.

2)Fermorestando il punto precedente,gli stati si impegnano ad abbassare come prima aliquota fiscale l’imposta sul valore aggiunto fino al suo azzeramento sia con i soldi derivanti dal calo del debito pubblico sia la tassa europea sulle transazioni finanziarie, la cui percentuale è identica in ogni stato e decisa dal ministro delle finanze europee.

3)La banca centrale europea per mezzo del ministro delle finanze europeo si impegna all’acquisto di titoli di stato in modo che il differenziale tra i paesi con i tassi piu bassi e quello con i tassi piu alti non superi i 100 punti base, cioè l’1%.
A tal proposito per i paesi maggiormente virtuosi e che hanno tassi di interesse negativi sul proprio debito si considera prorogato il quantitiative easing a tempo indeterminato, sulla base di una politica monetaria concordata tra il ministro delle finanze europeo e il singolo stato virtuoso.

4) Il ministro delle finanze europeo può chiedere alla banca centrale europea la stampa di banconote con interessi pari al costo del denaro praticato dallo stesso istituto depositandoli nella banca europea degli investimenti e tali denari devono generare opere di proprietà pubblica europea(non quindi nazionale) in maniera equivalente alla percentuale data per la creazione dell’opera.Ad esempio se un distributore di metano sintetico è creato con il 30% dei soldi della BCE, il 30% con soldi privati e il 40% con soldi del singolo stato, la proprietà europea sarà del 30%, e tale cifra potrà essere venduta su decisione del ministro europeo delle finanze.

5) Nel caso in cui i soldi al punto 4 siano usati intnte per opere europee interamente pubbliche, sono scomputati e considerati investimenti, non ceano debito e non creano interessi,il che significa semplicemente che i soldi stampati dalla BCE appartengono al popolo dell’unione europea e creano opere pubblice di proprietà interamente europea e non dunque dei singoli stati, a tal proposito questi soldi possono essere anche usati per l’acquisto di patrimonio del singolo stato solo però se i soldi riscossi vanno alla diminuzione del debito pubblico.
Lo stato nazionale pur non avendone la proprietà potrà comunque continuare a fruirne normalmente come fatto in precedenza, fin quando non vada in contro ad un default finanziario, e potrà comunque in ogni momento pagando la stessa cifra riottenerne la proprietà.

6) Possibilità per ogni stato o per ogni regione appartenente all’unione europea stabilire aliquote sull’imposta del valore aggiunto(e transazione finanziaria) diverse a seconda se i prodotti in questione sono creati e acquistati nel medesimo territorio, creando inoltre un marchio europeo “100% made in” dove sia scritto il nome dello stato o il nome della regione.
Naturalmente tali prodotti possono essere commerciati oque ma uscendo dai propri territori avranno una normale aliquota.

7) Il ministro europeo delle finanze si occupa solamente dell’euro e si riunisce il venerdì o il sabato al parlamento europeo alla presenza dei soli europamentari rappresentanti degli stati aderenti alla moneta euro, mentre gli altri europarlamentari non avranno diritto di voto.

8) l’inserimento nel trattato della possibilità di uscita dalla moneta unica seguendo un iter di democrazia partecipativa, ovvero 2 referendum tra loro identici all’interno del medesimo stato a distanza di non meno di 3 mesi l’uno dall’altro il cui risultato debba essere concorde.

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