Cosa lega il welfare ed il valore della moneta?

Forse non è chiaro che per me le pensioni possono anche raddoppiare, ma a patto che il debito pubblico in cifra assoluta non aumenti.
I vincoli di bilancio dell’unione europea non sono stati creati a casaccio, sono stati creati per avere una moneta che non sia leggera, o meglio ancora, per avere una moneta che non si svaluti.
Il trattato di mmastricht nel punto in cui vieta la stampa di banconote per l’acquisto di debito pubblico condiziona pesantemente il valore della moneta.
Ma se anche fosse tolto questo vincolo e il Quantitative Easing della Banca Centrale Europea fosse permanente almeno in relazione ai titoli di stato invenduti, e con quei soldi si decidesse di raddoppiare gli stanziamenti pensionistici, si otterrebbe una copertura di spesa corrente con nuova moneta stampata, il che crea farebbe diventare la moneta piu leggera e ci sarebbe un contrasto tra i tassi di interesse che tenderebbero a salire assieme all’inflazione e i tassi piu bassi calmierati dalla banca stampando banconote.
Il risultato di questa operazione sarebbe disastroso dal punto di vista finanziario nel lungo periodo.
Dunque stampare banconote ed eliminare il trattato di maastricht deve essere l’imperativo, ma tali denari non possono che andare a soddisfare gli investimenti e tali investimenti non possono che riguardare punti specifici dell’indotto economico, cioè togliendo la dipendenza dalle importazioni.
Ad esempio la produzione di energia verde e tecnologicamente avanzata può derivare da investimeni specifici che vanno a sostituire nel bilancio dello stato i soldi che attualmente vanno all’estero per l’acquisto di materie prime energetiche permettendo a tali soldi di rimanere qui.
In questo senso abbiamo anche il ripagarsi dell’investimento, con gli stessi soldi circolanti, oppure in ogni caso la creazione di opere pubbliche che creano un miglioramento della competitività che permettono una minore incidenza dei prodotti importati e una qualità della vita superiore.

C’è un secondo punto da non sottovalutare quando di parla di monete leggere o pensanti.
L’euro ha avuto delle oscillazioni importanti in questi anni, ma sostanzialmente il suo valore attuale comparato con il dollaro può far dire che non c’è stata svalutazione e che la rivalutazione c’è stata ed è tornata nelle posizioni di 10 anni fa.
Dunque la nostra competitività rispetto al cambio monetario rispetto agli stati uniti, dopo 10 anni di rivalutazioni continue è tornata in pari.
Ma nel mondo ci sono moltissime monete che svalutano del 100% il loro valore ogni 5 anni e queste monete esportano i loro prodotti verso paesi con una moneta che non si svalutano come l’euro o il dollaro o che si svalutano molto meno ma che hanno economie importanti a livello mondiale.

Questo crea un grossissimo problema nel medio-lungo termine, perchè ci troveremo in ogni caso a fare concorrenza con prodotti con cui non è possibile competere a nessun livello.
Anche se l’euro si è svalutato del 40% dopo 10 anni di rivalutazione, ora a riassunto piu o meno i valori avuti nel 2003 e si presume che ulteriori oscillazioni possano restare all’interno di un certo range.

Ma nel contempo in futuro ci saranno nel mondo delle monete che oscilleranno del 100% ogni 5 anni e noi faremo delle regole con dei dazi di importazione(quando ci sono) che non consentiranno un vero filtro.

A noi ci basta che il prodotto importato costi poco, e poco ci importa se questo è dovuto al Carry Trade dei capitalisti per ottenere denato dall’inflazione dei paesi in via di sviluppo, ma così facendo ci stiamo implicitamente tirando la zappa sui piedi, stiamo favorendo la perdita di diritti sul lavoro, facilitiamo le delocalizzazione delle nostre imprese.

Non serve a nulla creare le migliori scuole se poi ci facciamo fregare in questo modo, sono soldi per l’istruzione spesi per nulla perchè a lavorare sarà la manodopera di altri paesi e noi alimenteremo il nostro debito pubblico con la spesa pubblica e continuando a tagliare i servizi.

Da qui una prima proposta di stabilire i dazi in base alla differenza di valore della moneta del paese esportatore rispetto all’anno precedente, infatti dubito che l’euro possa seguire le traittorie di tali monete, anche per i vincoli creati che lo rendono impossibile.

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