Considerazioni economiche sull'europa. Monti per una volta ha ragione

Stavo leggendo l’intervista a libero di Mario Monti, pare che per una volta il professore ci abbia imbroccato.

In parcolare questa parte dell’intervista mi ha stupito, si parla di quello che è successo fino agli anni ’90, secondo l’intervistatore le cose andavano meglio :

Però vivevamo meglio, non trova?
«L’ opinione pubblica non se ne rendeva neppure conto. La politica diceva “sì” a tutte le richieste, otteneva il consenso degli elettori e (forse) senza piena consapevolezza appesantiva sempre più la situazione in cui sarebbero venuti a trovarsi, un giorno, gli italiani che allora non erano ancora nati».
Insisto, rispetto ad oggi sembravano anni felici!

La risposta di Mario Monti mi pare perfetta, nel senso che è mancata la consapevolezza dell’aggravamento della situazione che ci sarebbe stata in futuro con l’aumento del debito pubblico.

Ma è la successiva domanda del giornalista Telese a lasciarmi sbalordito, ripete la stessa affermazione precedente dicendo “Insisto, rispetto ad oggi sembravano anni felici!” e questo sta a dimostare una cosa ancor piu grave, e cioè che tale consapevolezza ancora oggi non è presente.

Sembra una cosa da nulla, eppure stiamo ancora nella stessa identica situazione della fine degli anni ’90, la gente non si rende conto di che cosa significa in realtà l’aumento del debito pubblico.

La spiegazione che si sarebbe dovuta dare a tale giornalista sarebbe stata una sola : NOI OGGI VIVIAMO PEGGIO PROPRIO PERCHE’ FINO AGLI ANNI ’90 ABBIAMO VISSUTO MEGLIO!

COSI’ COME AVANTI DI QUESTO PASSO CI RICORDEREMO QUESTI ANNI COME ANNI IN CUI SI VIVEVA BENE RISPETTO A QUANTO VIVREMO MALE IN FUTURO!

Sembra una contraddizione, eppure non è così, il debito pubblico una volta accumulato è come una catena dove viene legato un cane e piu il debito è alto piu questa catena diventa corta.

Masochisticamente non si guarda alla causa che ha accorciato la catena ma si scatena un putiferio sulla minore libertà a disposizione e nel fare questo si ripercorrono quegli errori che poi portano inevitabilmente la catena a diventare piu corta fino al soffocamento finale…

E nell’esempio il cane morde pure!

Il problema è che se oggi il governo decide di mettere improvvisamente 30 miliardi di tasse, come ha fatto monti con l’IMU, c’è la sollevazione popolare.
Mentre se il debito pubblico aumenta di 30 miliardi come accaduto nel 2015 sotto il governo Renzi, a nessuno importa un bel nulla, così come a nessuno è importato in passato.

La catena che diventa piu corta non è l’IMU, ma per quei 30 miliardi di debito in piu che abbiamo sul groppone e e ci rendono ricattabili all’estero.

Non va dimenticato che l’italia ha subito la piu grande speculazione finanziaria del tempo moderno, con il record di anni in cui ha avuto un avanzo primario, ma questo non è bastato ed il debito dalla fine degli anni ’90 ad oggi è quasi quadruplicato.

Nel 1990 il debito era inferiore ai 600 miliardi di euro, oggi è di 2’200 miliardi, e in 26 anni l’italia ha avuto il record mondiale di annin cui ha avuto avanzo primario, e questo significa che sono stati soprattutto i tassi di interesse a far crescere il debito, e la causa è l’iper inflazione.

Dopodichè si può discutere se è vero o se è falso che l’introduzione dell’IMU abbia contribuito a ridurre il prodotto interno lordo e a farlo diventare negativo e sotto il governo monti è andato giù anche oltre il 2%.
La risposta è certamente si, ha avuto un effetto recessivo, dal mio punto di vista andavano spostate le tasse da quelle piu evase(IVA) a quelle che si potevano evadere di meno(IMU)

Ma molto piu recessiva è stata la crescita dell’imposta sul valore aggiunto decisa l’anno precedente dal precedente governo Berlusconi che ha frenato ulteriormente i consumi interni.

E poi l’IVA è aumentata ancora, e poi ancora.

E’ stata non solo confermata l’aliquota ma adirittura amentata e rischia un passaggio dal 20% al 25% in pochi anni se non verranno trovati i fondi per non far scattare le clausule di salvaguardia previste nelle manovre finanziarie dell’attuale governo Renzi.

Purtroppo, come per il debito, nessuno si lamenta dell’IVA, sembra che nessuno,nemmeno in questo caso, abbia consapevolezza di quanto questa tassa riesca a danneggiare l’economia.

Ma l’80% del debito pubblico è proprio colpa dell’IVA, dalla sua introduzione è nata la nostra iper inflazione negli anni ’70, è aumentata di botto spesa pubblica, la banca d’italia non ha piu potuto stampare banconote perchè il debito pubblico crescieva a dismisura.

Negli stati uniti dove l’iva non c’è se non per il commercio che avviene all’interno dello stesso singolo stato e vale il 10%, le crisi petrolifere e la guerra nel golfo avevano provocato fiammate dell’inflazione, ma poi il tutto era tornato a posto in 10-15 mesi, da noi c’è stata la fiammata che è durata decine di anni e guardacaso è cominciata con l’introduzione dell’IVA.

Guardacaso l’IVA è una tassa europea, creata con un trattato europeo della C.E.E. e non era presente in Italia mentre era già presente nell’allora disastrata germania dell’ovest che dalla fine della seconda guerra ha avuto una fiammata dell’inflazione e un default economico 10 anni dopo.

Noi fino all’introduzione dell’IVA abbiamo accumulato riserve auree, guardacaso le stesse riserve auree che abbiamo ancora oggi, create fino all’introduzione dell’IVA degli anni ’70.

Poi ci sono state anche altre riforme che hanno splafonato la spesa pubblica, come quella sulle pensioni, sempre in quegli anni si è passati dal sistema a capitalizzazione al sistema retributivo, del quale noi solo oggi dopo decenni abbiamo scoperto i difetti ma che non siamo ancora riusciti a smantellare.
In pratica qualcuno si è mangiato il nostro futuro, chiaramente si viveva meglio in passato visto che si è lasciato tutto sul groppone alle future generazioni.

Almeno oggi dovremmo aver capito quanto questo sistem sia iniquo, ed invece c’è gente che scende in piazza per le pensioni, ci sono i sindacati senza piu giovani, con la discupazione giovanile al 40%, con gli operai che pagano queste pernsioni inique, ma non c’è alcuna consapevolezza del futuro che viene lasciato alle prossime generazioni.

Oggi avremmo bisogno di un 2-3% di deflazione sulla Germania, perchè noi dobbiamo avere degli stipendi piu bassi per essere competitivi e se tutto costa meno si mantiene lo stesso potere d’acquisto, invece i soloni continuano a parlare di inflazione.

Ma oggi la deflazione ci serve, e fin quando la BCE acquista i nostri titoli di stato non corriamo rischi per cui potremmo andare con sicurezza a togliere il 3% dei prezzi dei prodotti, ed invece si preferisce farci perdere ancora competitività con una moneta che è bloccata a cambio fisso, guardacaso come negli anni dello SME, gli anni ’90 dove si viveva bene.

Ma non mi pare che lo SME abbia avuto successo.

Attenzione che piu il debito aumenta, piu si accorcia la catena, piu la politica soffre e perde di una qualsiasi credibilità, piu la crisi sociale aumenta di intensità, è tutto collegato.

Il punto è che la moneta stampata da zero dalla Banca Centrale deve per definizione appartenere al popolo, e quindi gli interessi che maturano dall’acquisto di debito pubblico devono appartenere a tutti i cittadini dell’unione e non essere invece nei bilanci delle banche private come faceva inizialmente la BCE quando prestava soldi alle banche private per acquistare quei titoli.

Il punto è che il trattato di maastricht è da modificare immediatamente, per permettere anche in situazioni normali l’acquisto di ditoli di stato invenduti per evitare la speculazione finanziaria, e nel contempo il pareggio di bilancio e la revisione della spesa servono, perchè se si stampa banconote per acquistare titoli di debito e le spese sono fuori controllo si fa una brutta fine.

Da una parte abbiamo il potere totale dato ai privati e ai fondi sovrani esteri(dove i soldi sono stampati da zero e sono pubblici)con il divieto per banca centrale di acquistare debito pubblico, e questo ci porta alla privatizzazione forzata di ogni attività economica e all’avvelenamento dei pozzi della politica.

Dall’altra abbiamo la possibilità di un sistema economico dove i soldi stampati da zero appartengono ad ogni cittadino, gli investimenti pubblico non sono visti come il diavolo, mentre invece oggi l’investimento pubblico deve obbligatoriamente avere il sostegno dei privati, o adirittura il piano di investimenti Juncker prevede una leva finanziaria dei privati.

I governanti devono entrare dunque nel mercato, non possono tirarsi indietro poichè inesperti, poichè incapaci.
Altrimenti cadremo fra le braccia dei soliti manager, e guardacaso i vari personaggi come Corrado Passera, ma anche i manager che si candidano a Milano, sono la nuova stirpe che dovrebbe risollevare l’economia, in realtà tutto questo è una mistificazione dovuta all’errore iniziale spiegato in precedenza, da dove provengono le banconote e per cosa sono usate.

In questo senso anche l’esplosione delle azioni corruttive si possono riportare a questo invidualismo capitalista dove il singolo non ha alcun rispetto per il bene pubblico e cerca lo scopo di lucro personale creando sistemi che poi portano perfino all’elezione dei propri politici preferiti, di immobiliaristi che lucrano e cementificano, di fabbriche che inquinano senza timori ma producendo tumori.

Tutto questo trae origine dal sistema che si adotta inizialmente con la moneta, dalle regole europee sbagliate e tutto questo non ha nulla a che vedere con i 3 miliardi di flessibilità per la clausula sui migranti che arrivano nel mediterraneo, questa discussione non sta in piedi ed è superficiale.

A tal proposito un ministro unico dell’europa non ha alcun senso se non si permette alla BCE di acquistare i titoli di debito invenduti modificando anche maastricht, sarebbe la solita presa in giro, perchè ormai finalmente si sta capendo che se non stampi denaro dal nulla regali prodotto interno lordo in giro per il mondo a quegli stati che tali banconote le stampano(vedi Cina che compra debito americano ed europeo).
Ormai finalmente si sta capendo che se non stampi denaro e la banconota euro vale troppo non si sta favorendo il nord europa, come credevano il ministro olandese i vari banchieri nordici, ma si sta distruggendo l’europa che con un cambio a 1,60 ha perso tutte le produzioni.
Ormai finalmente si sta capendo che se non stampi banconote dal nulla e tali banconote non appartengono al popolo, si crea una spirale di debiti che poi decenni dopo esplodono, e poi dopo decenni di disinflazione arriva la tanto vitupirata deflazione.

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