Con il reddito di cittadinanza verso il fallimento di mercato

Purtroppo il reddito di cittadinanza contrasta pietosamente con il mercato libero internazionalizzato.
Quelli che ritengono possibile azzerare la differenza tra chi ha di piu e chi ha di meno creando un reddito di cittadinanza, sta sbagliando di grosso.
Le due cose non solo sono tra loro in contrasto, ma sono adirittura antitetiche.
Infatti,il reddito di cittadinanza andrebbe ad appesantire con le tasse quelle aziende che già oggi sono vicine alla chiusura, che già oggi sono tentate dalla delocalizzazione.
Quindi paradossalmente non si ottiene maggiore equità, ma si ottiene l’esatto opposto, naturalmente non nel giro di alcuni mesi, ma di diversi anni.
Ma comprendo il tipico sentimento del “socialista riformista” quello che si è sempre piegato alla globalizzazione e al progresso, che ha sempre tentato di ricercare la terza via tra comunismo e capitalismo.
Bene, la terza via esiste, l’Italia ne è stata un perfetto esempio con le sue aziende pubbliche poi privatizzate dopo l’attacco speculativo subito negli anni ’70, dopo la creazione da parte dell’europa dell’imposta sul valore aggiunto.
Ora se non lo si è capito siamo ad un passo dal default, immersi fino al collo in un debito pubblico probabilmente creato con una riforma pensionistica sconsiderata fatta a suo tempo dal pentapartito, che i vari governi dagli anni ’90 hanno riformato almeno 6 volte : il sistema retributivo.
Per chi vuole creare un reddito di cittadinanza, per chi è convinto che questa sia la scelta giusta, chiedo di compiere un piccolo sforzo, di andare a rileggersi i verbali della riforma pensionistica che ha cancellato il sistema a capitalizzazione per portarci nel sistema retributivo che tanti danni ha creato a questo paese.
Andate a leggere quei verbali, scoprirete che quello che voi dire oggi sul reddito di cittadinanza era detto a suo tempo(50 anni fa) da quei parlamentari che volevano maggiore giustizia sociale e protezione delle fasce piu deboli anche se non avevano versato i contributi.
la storia è questa, l’italia è una repubblica fondata sul lavoro, il lavoro è tantissimo, solo che noi non lo vediamo perchè non è il mercato privato a produrlo.
Se si lascia al mercato privato la golden share sui posti di lavoro ci mangeranno sempre gli spaghetti in testa.
Se si pensa di regalare soldi a qualcuno non sono d’accordo, chiunque riceva soldi deve fare un lavoro.
Mi dispiace per i sindacati che vedono nel posto pubblico il luogo dei diritti dei lavoratori.
No, il posto pubblico non può piu essere considerato un posto fisso, ma un luogo dove i disoccupati possono divenire occupati per qualche periodo, per svolgere i lavori pubblici comunali senza alcuno scopo di lucro.
Quindi stop a qualsiasi privatizzazione e auto-organizzazione del pubblico che rimane pubblico ma è organizzato secondo un sistema di volontariato che parte dall’assistenza agli anziani,o dal mercatino a km zero, ed in cambio ottengono una remunerazione minima, appunto il reddito di cittadinanza.
Tutto il sistema si dovrebbe basare NON sul dare soldi a chi non ne ha, ma nel fornire servizi gratuiti a chi non ha i soldi e questi servizi gratuiti non devono oltrepassare un certo limite oltre il quale si paga.
Ad esempio l’elettricità, tot kw/h gratuiti ogni mese, chi ne usa di piu paga.
La fornitura di energia elettrica in mano al pubblico e la sua cura si basa sui lavori pubblici comunali.

Questa è terza via, spese per i servizi ridotte all’osso ma servizi minimi gratuiti, meno tasse per chi fa concorrenza nel mercato internazionale con la creazione di un maggior numero di occupati.

Sostanzialmente la creazione di un mercato sociale dentro questa penisola, che si basi sui rapporti umani, che abbia dei corsi di studio specifici.

Se invece si ritiene di dove fare l’esatto opposto, ovvero alzare le buste paga per permettere il rilancio della domanda interna o alzare le pensioni, si sappia che si va verso il fallimento di mercato perchè ogni euro dato in piu ai lavoratori significa prezzi piu alti dei prodotti e maggiore possibilità per quel lavoratore di perdere il suo posto di lavoro.

Si, avete capito bene, pagare di piu un lavoatore significa metterlo a rischio licenziamento.

Il succo del discorso è che a parità di potere d’acquisto si possono anche ottenere meno soldi e avere la stessa ricchezza che si aveva in precedenza.
Con la stessa moneta da 1 euro puoi comprare poco o tanto, se sei in africa probabilmente mpri 10 volte tanto quello che compri in Italia.

Il punto è che se non si riducono i costi la competitività sarà compromessa.
Capisco che quelli che leggono Smith e che leggono Marx concordano enambi sul “pagare di piu i lavoratori”, solo che purtroppo le regole di mercato internazionale ci portano al fallimento, per cui va fatto l’esatto opposto, così come all’entrata dell’euro i prezzi sono raddoppiati, così oggi c’è bisogno di dimezzarli.

La deflazione è brutta e cattiva ma è l’unica soluzione per farci stare nella stessa moneta con altri paesi europei come la germania.

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