Caporalato internazionale nella società che va verso il baratro

Siamo immersi nelle contraddizioni del libero mercato.
Si dice che è caporalato far lavorare per guadagnare 7 centesimi di euro per ogni kilogrammo di arance raccolto.
Chi raccoglie quelle arance a fine mese ottiene 300 euro, ma non potrebbe, questo è chiamato caporalato, cioè il lavorare senza diritti, e con pochi denari è sfruttamento del lavoro nero irregolare.
Io penso che sia normale pensare che questi sfruttati siano anche poveri, di certo se fossero benestanti non andrebbero a raccogliere le arance.
Sta di fatto che lo stato impedisce pure a 2 pensionati,che certamente non versavano in povertà assoluta, di vendemmiare il proprio orto, multando anch’essi per lavoro nero.
Il punto è che lo stesso stato da’ 320 ai piu poveri, ma non per lavorare, ma proprio perchè non lavorano.
Non è una contraddizione in termini dire che 320 euro vengono dati ai piu poveri che non lavorano e che invece è caporalato se si lavora a 7 centedimi al kilogrammo?
Il non lavorare non è forse una situazione migliore del lavorare a 7 centesimi al kilogrammo?
Il non fare nulla ricevendo soldi non è forse un’onta ancora maggiore rispetto a chi lavora regolarmente e su quei soldi ci deve pagare una mostruosità di tasse?
In poche parole, se quegli stessi lavoratori fossero andati all’estero e avessero raccolto le arance ad esempio in marocco, invece che 7 centesimi all’ora ne avrebbero raccolti magari 5, ma quelle arance sarebbero entrate regolarmente in Italia e noi le compriamo tutti i giorni.
Questa è la devastazione del libero mercato!
Noi ci troviamo a dover fare concorrenza con prodotti creati da chi ha un costo del lavoro e della vita diversi dai nostri, da chi è assunto senza regole e senza diritti.
Nel mentre qui da noi si crea la desolazione del settore primario.
Abbiamo gente che raddoppia e triplica i prezzi della filiera ma che fanno fare la fame a chi produce nel nostro settore primario.
Si vorrebbe dare 320 euro a quei lavoratori sfruttati in quanto poveri, ma solo se non lavorano.
Il vivere con 320 euro al mese va bene solo se non stai lavorando, altrimenti è sfruttamento del lavoro.
Il punto è uno solo : bisogna abbassare il costo della vita e del lavoro e l’unica cosa che può fare concretamente questo è la deflazione che non a caso è osteggiata da quella parte di filiera che ottiene lo scopo di lucro raddoppiando e triplicando i prezzi della filiera ma pagando sempre meno chi crea inizialmente il prodotto.
C’è un caporalato internazionale che sfrutta la manodopera e spinge per avere l’economia sempre piu interconnessa e tutto questo va a nostro danno, perchè la società va verso il baratro.

Di fronte a tutto questo non si può che ribadire l’utilità dei servizi primari gratuiti, luce, acqua,gas, mercatini a km zero,assistenza domiciliare, fino ad un certo livello di consumo, e non si può che ribadire l’utilità dei lavori pubblici comunali obbligatori per far girare questi servizi, smantellando la dipendenza totale deal libero mercato ma riuscendo pure ad abbassare i costi di tale mercato attravero l’abbassamento delle tasse e portando a zero la disoccupazio per riuscire ad essere adirittura a piè pari al’interno della competizione mondiale data l’eliminazione delle spese sociali dovute ai servizi gratuiti che peseranno meno sul bilancio pubblico

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