Riforma costituzionale “kaputt” mundi!

ImmagineVediamo di ricapitolare un pochino i conti sulla questione della riforma costituzionale con un diagramma di flusso.
Camera dei deputati : c’è maggioranza assoluta, se si c’è il referendum, se invece i bersaniani si rendono conto che non ci sarà alcun listino esplode il partito democratico e si torna al voto con il consultellum.

Se c’è il referendum, se vince il no renzi termina la sua storia politica e tanti saluti, l’italicum sarà in vigore ma sarà incostituzionale e l’ex presidente della repubblica Ciampi a suo tempo rimandò alle camere un premio di maggioranza su base nazionale per il senato della repubblica presente nella prima versione del porcellum.

Se vince il si al referendum parte la corsa contro il tempo per il ricorso alla corte costituzionale, sia per l’italicum che per l’elezione dei futuri senatori.
Il tentativo è quello sia di far dichiarare incostituzionale l’intera riforma sia alcune sua parti relativamente alla sola elettività dei senatori.

La proposta di legge della minoranza PD per l’elezione dei senatori è clamorosamente incostituzionale perchè c’è un vulnus nella costituzione che parla di “candidati a consiglieri regionali” che diventano senatori.
Quindi è ovvio che la competenza sia sui collegi che sulla tipologia di legge elettorale è strettamente regionale.
Il ricorso basta che sottolinei come non si può a livello nazionale fare leggi elettorali delle regioni soprattutto per quelle a statuto speciale.
La corte non potrà far altro che dichiarare l’incostituzionalità di quel disegno di legge sperando poi accolga anche la richiesta di abrogazione di alcune parti dell’attuale DDL boschi divenuto testo costituzionale MA NON ANCORA VIGENTE.
Sicchè c’è la possibilità che la corte dichiari incostituzionale tutto il DDL Bosci escluse i 3 articoletti che entrano subito in vigore e cioè l’abolizione del CNEL, e soprattutto la norma che permette a tale corte di esprimere tale parere di costituzionalità, altrimenti si formerebbe un paradosso.

D’altra parte in soli 30 giorni a disposizione come potrebbe la corte costituzionale fare di meglio?
Rilevate le incostituzionalità se la mancanza di tempo non consente l’approfondimento è evidente che tali incostituzionalità vanno tolte, e dunque l’unico modo è togliere di mezzo l’intera riforma costituzionale tranne gli articoli che si applicano con immediatezza senza che siano sciolte le camere.

L’altra possibilità è che la corte rigetti non tutto il testo costituzionale ma solo una parte e che elimini l’attuale proposta di legge ordinaria per l’elezione dei senatori, infatti risulta evidente come sia impossibile entrare a gamba tesa sugli affari regionali decidendo dal centro i collegi elettorali per i consiglieri che poi saranno anche senatori ma che indubbiamente devono essere candidati alla carica di consiglieri.

A quel punto saranno passati 40 giorni, 10 entro i quali il parlamento può muovere il ricorso, 30 a disposizione della corte per la sentenza.

Rimarrebbero 20 giorni entro i quali non solo il parlamento nazionale ma anche le regioni devono fare una legge ma solo successivamente all’apporvazione della normativa nazionale, senza contare poi il DPR che deve essere fatto per stabilire i seggi spettanti ad ogni regione.

Il rischio serio è che tutte le regioni siano sciolte se entro i 60 giorni non hanno applicato la costituzione.
Questo se c’è una parte di parlamentari che chiede alla corte costituzionale un vaglio su questi punti e se in caso affermativo i presidenti delle due camere lo permettono, infatti viviamo in una bella democrazia e son quasi certissimo del fatto che troveranno nei meandri di qualche virgola di una legge applicata in un certo modo, l’impossibilità per i parlamentari di fare un ricorso che poi eventualmente sarebbe la corte a rigettare se non fondata, e non loro.

Ma questo è quanto purtroppo, ci hanno abituati così.

Naturalmente c’è sempre la possibilità che ora la legge proposta dalla minoranza del PD contenga subito i correttivi necessari, ma pare non siano interessati a fare una legge fatta bene, e che si tolgano dalla testa la storia del listino in quanto ogni regione potrà farsi la sua legge secondo le proprie scelte autonome.

oppure che si accorgano di essere stati messi nel sacco o di essersi messi nel sacco da soli, dipende da chi ha redatto il famoso emendamento Finocchiaro sull’elettività dei senatori.

Si diceva “un gran pasticcio”, loro rispondevano che i gufi non potevano fermare il cambiamento!

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