Jobsact: burattinanta di politici pivatizzatori dipendenti dalle multinazionali

Disoccupati diminuiscono,aumentano inoccupati grazie a ‪#‎jobsact‬ che ha reso superfluo iscriversi a liste collocamento per ricevere sussidi.
In questo modo svanisce miracolosamente una parte della disoccupazione e il presidente del consiglio può gridare ai 4 venti che la sua riforma funziona.
Peccato che questo sia il meccanismo esattamente opposto a quello che dovrebbe essere adottato per dar si che chi riceve il sussidio smetta di riceverlo se rifiuta 2 proposte di lavoro.
Evidentemente se non è iscritto all’ufficio di collocamento mai potrà ricevere le proposte di lavoro e dunque il sussidio non verrà ritirato e potrà continuare a rimanere “inoccupato” senza correre rischi che venga tolta questa remunerazione.
E questa la chiamano riforma del lavoro, io la chiamo infinocchiamento degli italiani.
Tra parentesi il #jobsact depotenzia i centri di collocamento pubblici, che già in precedenza non si sono mai preoccupati di avere tra le mani la lista delle persone che sono in mobilità o che ottengono la disoccupazione, non si sono mai preoccupati di convocarli, non si sono mai proccupati di far avere loro un colloquio di lavoro.
Ma questo non è colpa di chi offre questo servizio, è colpa dei governanti che non sono capaci di governare la cosa pubblica, sono dei burattini messi lì dalle multinazionali non sanno nulla di tutto questo, viene loro pagata la campagna elettorale e non solo quella per privatizzare l’italia e per fare propaganda.
Dovrebbero fare propaganda contro se stessi visto che sono incapaci.
E l’europa naturalmente accetta tutto questo perchè è ovvio che tutta la compagine politica europea ha una stessa origine dal punto di vista ideologico ed economico, praticamente senza distinzioni.
Fortunatamente gli elettori se ne stanno accorgendo.

D’alta parte è elementare l’azione opposta come vincolo per tentare di superare parzialmente la problematica del lavoro nero:
rendendo obbligatoria da parte del datore di lavoro la comunicazione riguardante il termine del rapporto di lavoro che faccia automaticamente aggiornare lo status nelle liste di disoccupazione.

Se si affinasse questo strumento si arriverebbe ad un funzionamento esattamente opposto a quello odierno, magari inserendo la possibilità che solo il datore di lavoro possa inserire le persone nelle liste di disoccupazione, come meccanismo per lui automatico ed obbligatorio, e non invece il singolo lavoratore.

In questo caso la distinzione tra chi ha un lavoro in nero e chi è occupato regolarmente si ha proprio nell’inserimento di quest”ultimo nelle liste.

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