Crollo prezzi del petrolio non spinge ripresa italiana?

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Il crollo dei prezzi del petrolio che pure non riesce a spingere la ripresa italiana
Si mettano d’accordo con loro stessi,il PIL 2015 è oltre previsioni, se il barile fosse rimasto a 100 euro certamente il PIL sarebbe molto ma molto piu basso.

Se non ci fosse stato il crollo del prezzo del petrolio, anche se per me questo non è un vero e proprio crollo ma lo sgonfiamento di una bolla, con il petrolio ancora a 100 dollari avremmo un prezzo della benzina molto vicino a 2 euro al litro.
Questo significa semplicemente che ci sarebbe stato un prodotto interno lordo negativo.
Faccio notare che è la prima volta negli ultimi 5 anni che le previsioni di un governo(compreso quello di Renzi nel 2014) sulla crescita del PIL non vengono smentite dai fatti,vedi grafico allegato.

E il motivo sarebbe il Jobs-act?
Ma cerchiamo di essere seri.
Come si può nella stessa frase dire che i paesi esportatori sono in grave crisi a causa del prezzo del petrolio che ne mina il bilancio e poi dire che il petrolio non riesce a spingere la ripresa italiana.
E’ evidente che quei mancati incassi per i paesi esportatori derivano da una minore spesa dei paesi importatori, è logica matematica, e questo significa che quei mancati incassi sono minori spese e dunque risparmio per chi acquista la materia prima.
D’altra parte nel 2015 il risparmio per l’italia è stato di oltre 7 miliardi di euro, cioè quasi come il bonus irpef degli 80 euro, ma con la differenza che non sono necessitati tagli ad altre voci di bilancio cosa che rallenta il prodotto interno lordo.
Considerando che gli 80 euro hanno sul groppone delle clausule di salvaguardia che scadono nel 2016 per un valore ben superiore a quei 10 miliardi che è l’ammontare del bonus irpef e che quindi un taglio è da considerarsi anch’esso come una variazione negativa del PIL perfino se ad essere tagliata è la spesa pubblica improduttiva.
Ma così non è sul costo della benzina, si tratta di un trasferimento netto di risorse dal bilancio dei paesi esportatori di petrolio al bilancio dei paesi importatori, senza dover necessitare di alcuna copertura finanziaria di bilancio e quindi per questo motivo i 7 miliardi di risparmi sul prezzo del carburante hanno un effetto almeno doppio rispetto ai 10 miliardi del bonus irpef 2014, che poi se non sbaglio sono diventati 7 nel 2015, nel silenzio generale.
Ad ogni modo c’è anche la seconda questione che riguarda l’aumento delle tasse.
L’italia in questi ultimi anni ha usato come un bancomat il prezzo dei beni compreso il prezzo della benzina che ha avuto un impennata del 30% con l’IVA aumentata di oltre 10 punti percentuali e di fatto raddoppiata.
Quindi la situazione è esattamente opposta rispetto a quello che viene riportato da numerosi giornali.
I governi in questi ultimi 5 anni hanno posto le premesse affichè non vi fosse alcuna ripresa economica in italia, e hanno creato nuove prebende per i loro buchi di bilancio aumentando il prezzo della benzina e aumentando l’IVA in generale su tutti i prodotti.
Nonostante tutto si cerca comunque di mistificare la realtà dei fatti continuando a mettere la propaganda sugli 80 euro(che lo ricordo per essere sborsati hanno avuto bisogno di tagli lineari  (anche se una tantum) producendo l’effetto opposto alla crescita del PIL.

Infatti anche la spesa improduttiva fa crescere il PIL e se la tagli hai comunque un PIL inferiore o comunque invariato se poi si redistribuiscono le cifre tagliate con gli 80 euro.

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