Il rapporto tra debito e P.I.L. è punto di partenza non di arrivo

Il rapporto tra debito e prodotto interno lordo non è il punto d’arrivo ma quello di partenza per riuscire a risanare i conti dello stato.
Bloccare l’innalzamento del debito è una priorità, altrimenti in un futuro non troppo lontano le scelte negative del passato ricadranno con conseguenze drammatiche.
Il rapporto debito PIL non produce nulla di buono se non viene visto nell’ottica dell’abbassamento del debito pubblico in cifra assoluta.
In altre parole in questo rapporto passare dal 130% al 120% modifica certamente le variabili del breve periodo ma non modifica quelle del medio periodo non permettendo dunque la vera uscita dalla crisi economica italiana.
E quando parlo di uscita dalla crisi mi riferisco soprattutto a quello che vivranno le future generazioni, in un domani in cui è facile immaginare l’arrabbiatura per come saranno ridotte a causa delle scelte fatte in passato.
L’Italia da parecchi anni può contare su un avanzo primario che vale decine di miliardi di euro, ma i tassi di interesse sul debito sono molto piu alti.
Questo significa che il debito pubblico in cifra assoluta continua a salire.
Fortunatamente la Banca Centrale Europea ne ha imbroccata una giusta, e con il quantitative easing comprando debito pubblico è riuscita a far abbassare questi interessi.
Il prossimo anno ci sono svariate centinaia di miliardi di euro di debito pubblico che sono in scadenza da rifinanziare.
Questo significa che anche per il 2016 ci dovrebbe essere un consistente calo dei tassi di interesse sul debito e questo può far avvicinare il momento in cui l’avanzo primario e la quota di tassi di interesse permetteranno al debito di non subire ulteiori innalzamenti in cifra assoluta.
Qui ci potrebbe essere il primo grave errore, l’accontentarsi di questa situazione, e questo sarebbe veramente un errore gravissimo.
Cioè il pensare che la situazione sia risanata solo perchè viene raggiunto questo pareggio tra entrate e uscite, il gridare : “SIAMO FUORI DALLA CRISI”.
Come scritto in precedenza questo sarebbe solo un punto di inizio e non di arrivo, altrimenti l’italia resterà nell’occhio del ciclone, e alla prossima crisi saremo messi peggio di oggi.
Il punto è che il nostro debito pubblico non è piu rifinanziabile, questo deve essere chiaro, solo grazie alla giusta anche se tardiva azione della BCE l’italia non è fallita.
Il pensare che basti un rapporto al 120% e un pareggio di bilancio non determinerà l’uscita dell’italia dalla crisi ma creerà solo un maldestro tentativo si sopravvivenza.
Invece i tassi di interesse devono restare bassi, e l’unico modo per mantenere tale situazione invariata nel tempo è quello di diminuire in cifra assoluta il debito pubblico.
Non importa se di 3 o di 10 miliardi, l’importante è che ogni anno questo debito diminuisca in cifra assoluta.
Solo con questi dati ci sarà l’abbassamento del rischio e l’abbassamento dei tassi di interesse e questo porterà l’avanzo primario a prevalere sulla quantità di tassi di interesse che oggi noi paghiamo sul debito pubblico.
Se dunque l’economia cresce dell’1% non va corrispondentemente aumentato il debito giustificandosi nel rapporto percentuale che si abbassa verso il 120%, ma piuttosto bisogna puntare all’abbassamento del debito che consente con un effetto virtuoso l’ulteriore abbassamento dei tassi di interesse che permetteranno un ulteriore abbassamento del debito nell’anno successivo, vedendo così 12 mesi dopo anche l’abbassamento del rapporto tra prodotto interno lordo e debito.
Un domani infatti la BCE smetterà di stampare banconote, e l’italia dovrà trovarsi in una situazione in cui il debito è in calo, ma il calo dovrà essere in cifra assoluta e non in rapporto al prodotto interno lordo.
E dunque la riduzione del rischio sul debito determinerà l’abbassamento dei tassi di interesse e il continuo abbassamento del debito.
In poche parole se il debito resta fermo in cifra assoluta ed il PIL cresce, ci sarà certamente un miglioramento del rapporto, ma quando la BCE smetterà di pompare liquidità i tassi di interesse torneranno a crescere e quel rapporto evidentemente farà altrettanto.
Se invece si punta all’abbassamento del debito in cifra assoluta è evidente che il rischio sul debito va a scomparire, infatti il debito si abbassa e questo è il piu grande incentivo alla sicurezza dei conti.
Se invece si continua a fare debito solo perchè si sfrutta il momento buono dopo la stampa di banconote della BCE, ci si troverà in un futuro prossimo con problemi molto piu grandi di quelli di oggi.
In pratica, tra abbassare le tasse per 10 miliardi, e abbassare i tassi di interesse per 10 miliardi grazie alla maggiore sicurezza sul debito, è preferibile quest’ultima strada.
Infatti sui 10 miliardi di debito che si accumulano anno dopo anno bisogna pagarci gli interessi che diventano man mano piu elevati se il debito cresce.
Dunque è facile dimostrare che alla fine di un medio termine quell’abbassamento di 10 miliardi di tasse sarà perfettamente inutile, perchè quei 10 miliardi in piu di debito sono diventati 15 su cui si pagheranno interessi piu elevati perchè sono accumulati insieme a tutto il resto del debito e vanno rifinanziati evidentemente prendendo i soldi da quei 10 miliardi in meno di tasse che si è scelto di abbassare.
Ma se si fosse fatto il contrario e si fossero abbassate le tasse per 10 miliardi solo dopo aver sistemato il differenziale tra avanzo primario e tassi di interesse, permettendo ogni anno al debito di diminuire di 3-10 miliardi, si avrebbero ottnuto tassi piu bassi su tutto il debito pubblico ed il taglio di 10 miliardi di tasse si sarebbe reso definitivo ed anzi avrebbe creato un sistema virtuoso.

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