La Grande distribuzione e il conflitto di interessi sull’I.V.A.

Qui ho tentato di spiegare il fenomeno dell’inflazione :

l’inflazione è solo il margine cioè il possibile profitto nel rapporto tra domanda-offerta che scompare nel momento in cui non vi è piu alcun margine di profitto tra il prezzo del prodotto offerto e la domanda di mercato.

In poche parole il prezzo di un prodotto può aumentare in due casi:
1) Se c’è qualcuno disposto ad acquistarlo
2) Se quel qualcuno ha i soldi per acquistarlo

L’inflazione come scritto in precedenza è solo un margine che parte dalla microeconomia e si propaga come fino ai massimi livelli macroeconomici, ma il risultato finale lo si può ammirare solo decenni dopo con l’aumento del debito pubblico.

Dove è piu alta l’inflazione è piu alto l’aumento del debito.
Noi oggi guardiamo al rapporto debito P.I.L. commettendo un errore, perchè il debito rimane e cresce, il P.I.L. può scomparire anche 12 mesi dopo ad esempio con una delocalizzazione di massa.

Il debito va guardato sempre e comunque in cifra assoluta, perchè mano a mano che aumenta darà tassi di interesse piu bassi, quindi sarà meno attraente rispetto ai tassi di interesse degli stati in via di sviluppo.

Tutto questo è collegato con la globalizzazione, infatti se lo sta in via di sviluppo si fa finanziare un debito che inizialmente è inesistente, frutta al capitale parecchi soldi, l’inflazione è alta, il debito cresce ma non raggiungerà mai le cifre assolute dei paesi sviluppati.
Questo significa che i paesi in sviluppo ottengono grossi prestiti e gigantesce delocalizzazioni di massa dai pa sviluppati, in quanto hanno anche il costo della vita e del lavoro piu basso.

Data questa situazione è semplicemente obbligatorio stampare banconote,e diventerà maggiormente obbligatorio al crescere dei debiti pubblici, in quanto piu crescono e piu gli interessi tenderanno ad alzarsi, con la diminuzione della domanda, ma al tempo stesso lo non potrà subire altalene e soprattutto non potrà pagare interessi alti, pena il default.

Tutto questo si collega perfettamente con l’imposta sul valore aggiunto e con l’inflazione.

L’inflazione è la variabile che decide i tassi di interesse, su questo credo che ci siano pochi dubbi.
Se l’inflazione di uno stato è 3% molto raramente i tassi di interesse possono scendere al di sotto di questa percentuale.

Solo che, come scritto in precedenza, l’inflazione non è altro che la riduzione del margine di ricchezza, verificabile solo a decenni di distanza, che farà poi aumentare il debito pubblico.

Ovviamente dipende con qual regole aumenta il debito pubblico, se c’è una stampa di banconote e l’acquisto di titoli invenduti oppure se ci si affida mani e piedi al mercato dei capitali che evidentemente sentono le sirene del profitto in luoghi molto distanti ma che grazie alla globalizzazione permettono la creazione e la vendita di prodotti anche semilavorati nei mercati occidentali a prezzi piu bassi.

Spero che qualcuno un domani possa riuscire a capire che la maggiore competitività non si ricerca con astruse formule propagandistiche che riguardano l’unione di piccole imprese sui mercati internazionali o il miglioramento delle università.

Anzi, sta accadendo l’esatto opposto, per le piccole imprese non era facile delocalizzare, se fossero state grandi sarebbero già andate all’estero.
I laureati che vanno all’estero a cercar fortuna e molto spesso la trovano attestano il fatto che non è l’università il problema, è il sistema paese.

E ci tengo a sottolineare come sia l’imposta sul valore aggiunto ad eliminare quella cometitività che si va cercando, perchè questa è l’imposta che ha fatto da moltiplicatore all’inflazione italiana che ha moltiplicato il debito pubblico negli ultimi 40 anni.

Infatti avere l’I.V.A. non significa aumentare le entrate ma significa ridurle.
Certo sembreranno maggiori in cifra assoluta ma solo perchè c’è l’inganno dell’inflazione che fa aumentare i prezzi.

E dunque oggi i prezzi non aumentano in maniera eccessiva perchè c’è stato l’azzeramento del margine, quindi avremmo moltissime persone che vorrebbero comprare molti piu beni di quelli che effettivamente comprano, ma non hanno i soldi per comprarli.

E’ evidente come la tassa IVA sia in mezzo ad un conflitto di interessi.
La grande distribuzione guadagna fette di mercato ogni qualvolta l’IVA aumenta di percentuale.
E questo per un semplice motivo, la massa di prodotti permette di fare prezzi piu bassi.
Quindi una volta azzerato il margine spieato precedentemente, la persona che non arriva alla fine del mese si vede costretta ad andare nel centro della grande distribuzione e soppianta il piccolo negozio sotto casa.

Per questo motivo in televisione non si sente mai parlare di IVA ma si parla di tasse sulla casa che valgono 30 miliardi mentre l’IVA vale 4 volte tanto!

E’ chiaro che la grande distribuzione da’ i soldi ai  tramite le pubblicità e che l’IVA ha fatto da moltiplicatore dei prezzi,agendo anno dopo, ed erodendo il  margine di ricchezza della popolazione e portando all’eliminazione  dei piccoli negozi.

L’I.V.A. è dunque una tassa infame che da un lato ci ha impedito di stampare banconote per acquistare titoli di stato e dall’altra è intervenuta pesantemente nell’organizzazione della società italiana, che sta precipitando iuna crisi totale giorno dopo giorno.

La mia personale proposta è di togliere completamenente l’IVA per i piccoli negozi sotto una certa soglia di fatturazione, come accade nel regno unito.

 

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