Il pasticcio della banca d'italia e del Decreto "salva-banche"

A ecco, allora ricapitolando, il governo ha fatto un decreto, il cd. Salva Banche che dà alla banca d’italia la possibilità di liquidare le banche in fallimento verso un ente di gestione provvisorio in amministrazione controllata.
Nel decreto si precisa che alcuni tipi di obbligazioni subordinate sono soggette per prime ad azzeramento, e questo per salvaguardare i conti in dissesto della banca e gli altri correntisti.
In poche parole se la banca gestisce male i suoi soldi, i primi a pagare sono alcuni tipi correntisti subordinati.
Il che da mio punto di vista è scorretto in quanto il dissesto di quelle banche non è dovuto alla presenza di obbligazioni subordinate, ma alla presenza di una cattiva gestione della banca.
Sicchè il decreto legge salva banche che anticipa l’applicazione di una normativa europea che sarebbe entrata in vigore il 1° gennaio 2016, classifica gli investitori e decide chi può perdere tutto e chi può tenersi tutto indipendentemente dal rischio di mercato a cui sono già soggetti quei titoli.
Ma non c’è alcun collegamento tra la rischiosità delle obbligazioni subordinate ed il dissesto di quelle 4 banche.
Quelle obbligazioni sarebbero tutt’ora valide se la banca non fosse stata gestita in modo spregiudicato.
Se il singolo correntista rischia “puntando” i suoi soldi su delle azioni che poi vengono azzerate dall’azione del mercato, allora è giusto che rimanga senza una lira.
Ma quelle obbligazioni da lui sottoscritte non hanno subito l’azzeramento in base al contratto sottoscritto, hanno subito una perdita in base a condizioni esterne da quel contratto, ovvero la cattiva gestione della banca.
Quindi è molto discutibile il decreto della banca d’italia del 22 novembre 2015, che si basa sul D.Lgs. 16 novembre 2015, n. 180.
Se quelle obbligazioni subordinate avessero perso il 100% del loro valore a seguito del rischio sottoscritto dall’investitore, allora sarebbe giustificata la perdita di quel denaro.
Ma non è questo il caso, qui l’autorità pubblica ha inteso discriminare l’investitore a seconda del tipo di investimento, decidendo che le perdite della cattiva gestione della banca devono pesare solo su certi investitori e non su altri.
Insomma, si tratta di una fregatura ed ha ragione quello che ha parlato di incostituzionalità perchè non c’è nessuna tutela del risparmio, qui c’è una discriminazione netta tra risparmiatori che tra l’altro non hanno ricevuto alcun avviso dall’autorità di garanzia che dal mio punto di vista aveva il dovere di avvisare chiunque avesse messo soldi in quelle banche ed invece ha mandato un semplice avviso alle banche stesse senza che questa informazione sia arrivata ai correntisti.

Ma a cosa sono serviti  i famosi stress test?
Forse sono stati la solita pantomima.

Ricapitolando, i dirigenti di banca ben sapendo dell’inevitabile liquidazione, hanno deciso chi doveva perdere tutti i suoi averi e chi no, non in base al rischio di quel titolo, ma in base ad una disposizione di legge che ha penalizzato alcuni risparmiatori e favorito altri, ed hanno fatto sottoscrivere dei titoli a certe persone, e altri titoli ad altre, magari meno simpatiche.

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