La riforma definitiva delle pensioni

1)La flessibilità in uscita che significa taglio del 4% della pensione per ogni anno in cui si anticipa la pensione degli uomini, e del 6% delle donne.
Ovviamente serve copertura finanziaria sull’immediato perchè c’è una spesa in piu quindi la tobin tax è assolutamente giusitificata
2)Il part time agevolato, che permette di lavorare e di ricevere una parte della pensione ed in questo caso la flessibilità in uscita diventa meno penalizzante, con l’aggiunta del bonus per ogni anno in piu che si resta sul lavoro dopo l’età di pensionamento erogato tramite i risparmi dell’INPS dovuti alla non erogazione pensionistica per quei 12 o 24 mesi grazie al part time
3) La riforma delle pensioni di coloro che appartenevano agli enti poi accorpati dall’INPS, il che significa che le loro regole vengono equiparate al nuovo istituto a cui sono stati accorpati, cioè l’INPS, o in alternative si crea una trattenuta che permetta di portare in pareggio il bilancio tra le entrate e le uscite di quell’ex istituto che ha diversi miliardi di buco annuale che diventa debito pubblico.
4) L’aumento delle tasse nella parte retributiva di qualsiasi pensione con la corrispondente diminuzione delle tasse nella parte contributiva, questo permette un riequilibrio di trattamento nel passaggio dal vecchio e piu vantaggioso trattamento retributivo con quello contributivo, permette ai giovani che saranno pensionati un trattamenttamento futuro migliore con un’età pensionabile al di sotto dei 70 anni.
Se uno ha il 70% di retributivo ed il 30% di contributivo avrà piu tasse nel 70% e minori tasse nel 30%, i risparmi vanno a diminuire la spesa pensionistica che oggi vede l’INPS essere sotto di 9 miliardi all’anno.
5)La rivisitazione dei moltiplicatori dell’indicizzazione utilizzata per le future generazioni per stabilire l’ammontare della pensione erogata con il metodo contributivo deve essere identica sia per i futuri pensionati che per quelli che già sono in pensione.
Cioè a dire che va tolta la data del 31 dicembre per andare in pensione ed avere un miglior moltiplicatore,il moltiplicatore peggiore va applicato a qualsiasi pensionato,indipendentemente dall’anno in cui ha avuto accesso alla pensione, nella parte calcolata con il contributivo.
6) la rivisitazione di tutte le forme di sussidio, le doppie pensioni che non hanno contributi, con le indennità degli ex-parlamentari, e la rivisitazione dei costosissimi assegni di reversibilità mettendo come parametri sia la quantità di contributi versati dal superstite sia quelli del deceduto, nonchè il modello ISEE dando l’assegno di reversibilità solo a chi non riceve un trattamento pensionistico che non superi i 1500 euro mensili.
7) Il collegamento personale dare-avere tra qualsivoglia prestazione assistenziale erogata dall’INPS(disoccupazione,cassa integrazione,mobilità, reddito di cittadinanza etc etc) che permetta di stabilire per ogni singola persona il dare avere, quanto quella persona ha versato e quanto quella persona ha ricevuto, di avere cioè il suo storico sulle prestazioni facendo in modo che chi ha ricevuto di piu poi abbia maggiori trattenute e ponendo un limite massimo per le prestazioni della singola persona.
Cioè a dire che ad esempio un lavoratore non può lavorare costantemente 5 mesi all’anno e ricevere ogni anno la disoccupazione per i restanti mesi, senza che si tenga conto del dare-avere.
Se ad esempio qualcuno riceve un reddito di cittadinanza tale cifra va scalata anche dal totale dei contributi che questa persona ha ricevuto e va recuperata in seguito, altrimenti avrà una pensione futura piu bassa.
Chi non ha versato 20 anni di contributi non avendo diritto alla pensione non può aver diritto nemmeno al reddito di cittadinanza.
8) stop a qualsiasi prepensionamento in deroga alle vecchie regole, se c’è una nuova regola va applicata a tutti, anche a coloro che già sono in pensione in quanto coloro che oggi sono in pensione la ricevono da coloro che oggi lavorano e domani riceveranno la pensione.

P.S.
Sono in attesa studio scientifico che attesti che se si vive 200 anni, a 70 anni si avrà forza necessaria per fare attività fatta a 20 anni.
Visto che il presidente dell’INPS dice che chi è nato dal 1980 in poi andrà in pensione a 75 anni, cosa fa pensare che se uno vive 10 anni in piu di prima a quell’età possa stare meglio di un 75° contemporaneo?

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