Sul part-time si parte da 3 presupposti sbagliati.

Sul part-time si parte da 3 presupposti sbagliati.
Il primo è che il lavoratore percepirà la metà dello stipendio.
Il secondo è che l’azienda dovrà versare dei contributi previdenziali per ore di lavoro non svolte
Il terzo è che lo stato verserà contributi figurativi all’INPS per quel lavoratore.
Tre presupposti che non permettono un corretto funzionamento di questo strumento che è il part-time e di fatto lo compromettono.
Il primo punto non può funzionare, bisogna puntare a far ricevere al lavoratore la stessa busta paga, ma lavorando la metà.
Come?
Invece di far versare all’azienda i contributi all’INPS per le ore non lavorate, quegli stessi soldi dovrebbero finire al lavoratore part-time.
In piu l’azienda dovrebbe versare il TFR di quelle 20 ore lavorate direttamente in busta paga.
In piu dovrebbe essere versato al lavoratore part-time la rivalutazione del 2,1% del suo TFR, che è già nei meccanismi della legge.
In piu detassando la quantità di TFR che il lavoratore chiede gli sia messo in busta paga.
In questo modo per l’azienda non cambia nulla dal punto di vista dei costi.
Per lo stato l’unica copertura da trovare riguarda il mancato introito dalle tasse sul TFR.
Poi c’è l’INPS, che dovrebbe tagliare dello 0,5% la pensione per ogni anno di part-time in modo che anche per l’INPS l’operazione sia a costo zero.
A me onestamente pare sia una cosa piu che ragionevole in quanto il lavoratore lavora la metà e prende gli stessi soldi, rinuncia a pochissima pensione se si considera che qualche settimane fa lo stesso Cesare Damiano parlava di giusto taglio il 2% all’anno per la fressibilità, mentre oggi parla dell’esatto opposto, cioè dello stato che versa contributi figurativi.

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