Il part-time flessibile in uscita- Volume 4

Un qualsiasi lavoratore che abbia superato i 60 anni di età può chiedere al suo datore di lavoro l’attuazione di un part-time che inizialmente sia al 70%.

Invece di 40 ore diventeranno 28 ore lavorative settimanali.

Si tramuterà in 60% quando mancheranno 3 anni all’età di pensionamento.

L’anno l’anno antecedente dell’età pensionabile diventerà 50% , cioè 20 ore lavorative.

Una volta raggiunta l’età di pensionabile se il lavoratore decide di fare ancora un anno di lavoro la percentuale di ore lavorate scenderà al 40% cioè 16 ore settimanali e scatterà quindi il superminimo INPS ovvero viene erogata una percentuale della pensione a quel lavoratore par-time perchè di fatto è già pensionato, la rimanente parte va all’impresa come decontribuzione INPS(5 mila euro annui) che compariranno come contributi figurativi degli altri lavoratori di quell’impresa.

Se decide di fare ancora un secondo anno presso l’impresa la percentuale è del 30% cioè 12 ore di lavoro e non verrà piu abbassata nei successivi anni, fin quando il pensionato non decide di andare in pensione.

Ribadisco la copetura finanziaria nel taglio dello 0,5% di pensione per ogni anno di part-time, ad esempio 3 anni significa -1,5%.

E ribadisco che il lavoratore dovrà percepire il 100% dello stipendio durantei part-time sia se viene attuato il 70%, sia il 60% sia per il 50%, ma il suo stipendio si alzerà notevolmente al 40% e al 30% in quanto l’età pensionabile è già raggiunta e l’INPS consegue un risparmio che riversa interamente sul lavoratore(a cui anticipa una parte della pensione) e sull’impresa, abbassando il costo del lavoro per unità lavorativa.

C’è la questione tasse, evidentemente se il lavoratore lavora meno paga meno tasse allo stato, e qui si a questo punto c’è un buco che però potrebbe essere ripianato dall’obbligo di un nuovo assunto, a tempo pieno si intende.

A questo punto tutto questo sarebbe a costo zero.

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