Senato: gli ingegneri della truffa al lavoro(2)

Come scritto in precedenza la costituzione si basa sull’uguaglianza del voto da parte del popolo sovrano.

Pertanto l’uguaglianza ragionevole del voto si basa anche sul rapporto tra elettori e rappresentanti.

Un rappresentante ogni tot abitanti, questo accade nell’elezione diretta.

Se però l’elezione è indiretta, se si vuole cioè che siano le istituzioni regionali ad essere rappresentate al senato, se cioè si vuole che tale vincolo eletto/elettore non sia rispettato, affinchè ci possa essere l’uguaglianza del voto descritto nella prima parte della costituzione, deve essere presente almeno un rapporto popolazione/istituzione.

In questo caso è indifferente il numero di senatori, possono essere anche solo 21, o 100.

Infatti a contare non è il numero di senatori espressi da ogni regione, ma la popolazione di queste regioni, quindi come per l’approvazione dei trattati europei ci può essere una doppia soglia di garanzia popolazione/numero di stati che nel caso in oggetto diventa popolazione/numero di regioni.

Ad esempio se fosse scritto in costituzione che almeno 14 regioni devono essere favorevoli o che devono essere favorevoli un numero di regioni che raggiungano una popolazione del 65%, avremmo comunque il rispetto della ragionevole dell’uguaglianza del voto, pur con un numero di senatori uguali a 100.

Ma non è questo il caso perchè evidentemente il nuovo senato non funzionerà così, ogni senatore è senza vincolo di mandato ed i suoi voti non si raffrontano direttamente con quelli espressi da altri senatori della stessa regione dando come voto finale un parere positivo o negativo della stessa regione.

Essi si raffrontano con tutti gli altri senatori di tutte le altre regioni nell’assemblea.

E questo lo si può capire benissimo da tutte le norme costituzionali che indicano varie soglie ad esempio per l’elezione dei giudici della corte costituzionale dove sono richiesti i 2/3 o i 3/5 dell’assemblea, del totale dell’assemblea che si esprime con il voto segreto, oppure nella funzione legislativa di revisione costituzionale o quando si parla,nell’elezione del presidente della repubblica, di maggioranza assoluta DEI PRESENTI o DEI COMPONENTI evidentemente della totalità dell’assemblea senza differenziazione riguardo alla regione di appartenenza.

E anche su quest’ultimo punto ci sarebbe molto da discutere, in ogni caso come si vede è chiaro che questo senato non rappresenta le istituzioni territoriali nell’ambito di un rapporto con la popolazione in caso di voto a scrutunio segreto, sia che questo sia uninominale sia che questo sia elettronico e dunque in tali circostanze non rispetta il vincolo costituzionale dell’uguaglianza del voto.

Ma il punto è che non esiste neppure il rapporto eletto/elettore per le cose già spiegate, essendo un senato di soli 100 rappresentanti alcune regioni sono sottorappresentate ed altre ottengono ben 2 senatori che INFLUISCONO nella funzione legislativa della repubblica.

Risulta evidente che ad essere incostituzionali sono il numero di 100 senatori e non piu di 315 e il comma costituzionale che indica “la proporzionalità tra i gruppi regionali” che si presta a manipolazioni dal giorno successivo alle elezioni regionali in base alla composizione dei gruppi.

E’ il numero 100 ad essere incostituzionale perchè è il rapporto eletto/elettore a dover essere primariamente ripristinato per quanto descritto in precedenza sui voti segreti che sono fondamentali nella costituzione della repubblica e non invece il rapporto istituzione regionale/popolazione che appare secondario e successivo e può essere eventualmente anche modificato all’interno del regolamento stesso del senato attribuendo ad ogni regione il valore univoco di uno e zero.

E questo lo si evince dalle competenze legislative mantenute dal senato(ad esempio sulla revisione costituzionale) e dal suo modo di operare: come descritto in precedenza rimane anche il voto segreto ad esempio per l’elezione del presidente della repubblica, nonchè per l’elezione dei giudici costituzionali, nonchè per le materie riguardanti le minoranze linguistiche e quindi con un senato dei 100 è impossibile stabilire un rapporto di uguaglianza eletto/popolazione che permetta cioè di avere l’uguaglianza nella rappresentanza regionale al senato in questa tipologia di votazioni a scrutunio segreto e dunque perchè ogni senatore varrà 1 nel conteggio del voto complessivo la deformazione della rappresentanza rispetto alla popolazione della regione è evidente ed è impossibile per un regolamento interno del senato porre rimedio a questo aspetto anche perchè ci sono anche votazioni a scritinio segreto che avvengono a camere riunite.

Rimangono pertanto i voti segreti, che sono costituzionalizzati ed hanno bisogno della ragionevole uguaglianza del voto dei cittadini nelle varie regioni, e questo lo si può risolvere solo dando alle regioni la loro giusta rappresentanza rispetto alle altre regioni presenti in senato, cioè rispetto alla popolazione senza distorsioni inaccettabili che passano dal dare 1 senatore ogni 60 mila abitanti in valle d’aosta a 700 mila abitanti per senatore in campania o lombardia.

E questi due profili di incostituzionalità guardacaso sono legati alla legge elettorale per l’elezione del senato che però è scritta in costituzione e non nella legge ordinaria, ma che producono i propri effetti anche sulla futura legge elettorale ordinaria.

Dunque se malauguratamente ci fosse il referendum confermativo e dovessero vincere i “si”, il ricorso presso la corte costituzionale affinchè si possa considerare completo nella sua interezza, non può che riguardare anche questi due profili del DDL Boschi in modo da ottenerne l’abrogazione con un successivo ritorno al numero di 315 senatori.

315 senatori ripristinano il ragionevole rapporto tra istituzioni regionali e popolazione all’interno dell’assemblea del senato oggi totalmente stravolto e permette che un voto segreto all’interno dell’aula possa essere rappresentativo dell’uguaglianza del voto.

Il secondo punto è la composizione del senato proporzionalmente ai gruppi politici regionali,questo crea un difetto innanzitutto riproducendo al senato l’effetto del porcellum, legge elettorale già bocciata, se non adirittura peggiorativo in quanto nelle regioni con due soli senatori questi saranno entrambi della maggioranza.

In questo contesto sarebbe da chiedere l’incostituzionalità anche delle leggi elettorali regionali che non hanno la soglia minima per assegnare il premio,

Essendoci come detto in precedenza dei voti segreti all’interno del senato su funzioni importantissime come l’elezione del presidente della repubblica o dei giudici costituzionali, affinchè tale voto segreto possa mantenersi entro i termini di una ragionevole uguaglianza del voto non è possibile che a determinare il numero dei senatori spettanti ad una forza politica sia un sistema che dopo il voto permette il crearsi di gruppi parlamentari NON OMOGENEI E NON VOTATI DAGLI ELETTORI, di coloro i quali saranno poi dotati di elettorato attivo per l’elezione dei senatori,falsando di fatto l’attribuzione dei seggi e falsando dunque l’uguaglianza del voto.

E dunque fermarestando la decisione del legislatore di applicare l’elezione indiretta, tale elezione dovrebbe considerare i voti ricevuti dai cittadini assegnando i seggi senatoriali alle forze politiche che nella consultazione regionale hanno ricevuto i voti dai cittadini e non quindi dipendere sul formarsi di gruppi regionali dopo il voto del popolo,al fine del raggiungimento del quoziente con i piu alti resti facendo iscrivere a tale gruppo il consigliere regionale che ha ricevuto una preferenza in piu dell’avversario ma un numero inferiore di voti espressi dai cittadini, cioè truffando gli elettori.

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