Senato: Il giornale lastampa conferma gravi incostituzionalità

Il giornale laStampa conferma ciò che avevo scritto nei mesi scorsi: il nuovo senato non sarà eletto proporzionalmente in base al voto popolare ma la sua composizione dipende dalle singole leggi elettorali regionali che sono fatte senza soglia minima per l’ottenimento del premio di maggioranza e che sono diverse da regione a regione.(1° deformazione incostituzionale della rappresentanza)

Conferma che i seggi dei 100 senatori non sono proporzionali rispetto alla popolazione, che ci saranno regioni che eleggeranno un numero superiore di senatori in rapporto alla popolazione(2° deformazione incostituzionale della rappresentanza)

Il numero di senatori assegnati in base alla proporzionalità tra i gruppi in consiglio permette cordate, cioè ad esempio se alcuni gruppi parlamentari si riuniscono prima della nomina dei senatori cambierà il numero di senatori spettanti agli schieramenti, rendendo di fatto inapplicabile qualsiasi pretenziosa legge elettorale che veda il consiglio regionale come mero ratificatore di decisioni prese dagli elettori come invece indicava la minoranza del Partito Democratico(3° deformazione incostituzionale della rappresentanza).

A tal proposito il giornale LaStampa riporta solo uno dei tanti esempi di quello che potrebbe accadere :

al Veneto spettano 7 seggi, un sindaco e 6 consiglieri. Abbiamo suddiviso l’assemblea veneta in tre schieramenti: maggioranza (Forza Italia e Lega) e tre opposizioni (Pd, Cinque Stelle e centristi-tosiani). Esattamente come si sono presentati alle elezioni nella scorsa primavera. Con questo assetto (applicando il metodo D’Hondt per l’assegnazione dei seggi), ai sostenitori di Zaia andrebbero 4 senatori (oltre al sindaco) e gli altri due al Pd. Tosiani e grillini a secco. Se invece le opposizioni facessero cartello e puntassero tutti sulla stessa lista di candidati, riuscirebbero ad eleggerne tre, togliendone uno alla maggioranza. A chi andrebbe? Dipenderà tutto dalla trattativa e dagli accordi che, inevitabilmente, si incroceranno con quelli in altre regioni.  

Il giornale laStampa inoltre dice una cosa che non avevo calcolato, adirittura peggiorativa della situazione da me ipotizzata : nelle regioni e nelle province autonome che nominano due soli senatori, che secondo laStampa sono ben 10 su un totale di 21 regioni e province autonome, entrambi questi senatori rappresentanti della maggioranza in consiglio, cioè il 100% dei senatori di quelle regioni andranno a rappresentare uno schieramento che ha preso dai cittadini meno del 50% dei voti e che solo grazie alla legge elettorale ha ottenuto un premio che come ripetuto piu volte risulta non avere soglia e che deforma la rappresentanza adirittura in maniera superiore a quella da me inizialmente ipotizzata(4° deformazione incostituzionale della rappresentanza).

Dopodiche c’è un altro aspetto, il giornale LaStampa ipotizza che un presidente di regione possa farsi autonominare a senatore dalla sua maggioranza in consiglio regionale.

Par difficile pensare che un presidente di regione possa ricoprire sia la carica di presidente, sia quella di consigliere regionale, sia avere un ruolo nella conferenza stato regioni, sia un seggio senatoriale.

Dopodichè mi spiegheranno chi mettono nelle commissioni del senato, che lo ricordo vanno istituite sicuramente per quanto riguarda le materie che rimangono bicamerali e perfetti, con l’aggiunta delle commissioni congiunte,le commissioni che si devono occupare delle leggi non bicamerali che arrivano dall’altro ramo del parlamento,quelle che si occupano del rispetto della legge da parte delle pubbliche amministrazioni e quelle che riguardano i trattati europei, che per costituzione futura qualcuno deve far funzionare per poter almeno analizzare le leggi provenienti dall’altro ramo del parlamento per stabilire se richiedere delle modifiche sulle leggi entro i 15 giorni o per bacchettare amministrazioni locali sul mancato rispetto delle leggi o per le leggi ancora bicamerali.

Ecco, sarà interessante vedere se i 19 presidenti di regione, i 2 presidenti di provincia autonoma, i 21 sindaci o i 5 nominati dal presidente della repubblica che in totale rappresenteranno il 47% dei senatori saranno reperibili, anche per una questione di numero legale, e parteciperanno a queste commissioni senza le quali il senato non può minimamente lavorare.

Infine una puntualizzazione sul numero di seggi senatoriali spettanti ad ogni regione.

La costituzione è chiara, prima si devono assegnare due seggi ad ogni regione, scalandoli dal numero di 100 e poi il resto dei seggi deve essere ripartito a seconda della popolazione.

E’ dunque incostituzionale fare la ripartizione in base alla popolazione senza prima aver sottratto quei seggi, aggiungendo poi “manualmente” un seggio alle regioni che non abbiano ottenuto almeno 2 seggi senatoriali.

Non si può fare per il semplice motivo che la costituzione dice che non si può fare,che si deve fare in un modo diverso, e le parole hanno un significato:

“La ripartizione dei seggi tra le Regioni si effettua, previa applicazione delle disposizioni del precedente comma, in proporzione alla loro popolazione, quale risulta dall’ultimo censimento generale, sulla base dei quozienti interi e dei più alti resti.”

Qualcuno ha presente il significato delle parole “previa applicazione delle disposizioni al precedente comma”?

Significa che PRIMA della ripartizione in base alla popolazione si devono togliere dai 100 seggi il numero di 2 senatori per regione e per provincia autonoma.(5° E NON ULTIMA deformazione incostituzionale della rappresentanza).

Questo senato è un ibrido che non rappresenta ne le istituzioni territoriali ma nemmeno i cittadini italiani.

C’erano varie strade davanti,ad esempio c’era la strada di dare un valore diverso al voto dei senatori a seconda della regione rappresentata, in base alla popolazione residente.
Accade ad esempio nell’approvazione dei trattati europei che ci sia una soglia nel numero minimo di stati che devono approvare un nuovo trattato così come una percentuale minima di abitanti appartenenti a quegli stati che devono dire si.

Evidentemente in questo caso le minoranze non vengono conteggiate.

Se il 30% dei lettoni è contro l’approvazione di un trattato ma il referendum vede il 70% dei favorevoli, si tiene conto dell’intera popolazione lettone nel voto favorevole al raggiungimento della soglia europea del trattato.
Lo stesso avviene se il governo, cioè la sola maggioranza approva tale trattato con il voto contrario delle minoranze.
MA EVIDENTEMENTE OGNI STATO HA IL SUO PARLAMENTO, COSI’ COME OGNI REGIONE HA IL SUO CONSIGLIO REGIONALE, NON SI PUO’ CREARE UNA SOLA ASSEMBLEA ELETTA IN SECONDO GRADO CHE SI OCCUPI DI FARE ALCUNE LEGGI BICAMERALI.
Cioè il fatto di aver tolto al senato buona parte della capacità bicamerale legislativa, ed è una cosa di gravità assoluta, non toglie che quella minima parte di capacita legislativa rimanente sia incompatibile con il sistema di elezione e di rappresentanza delle istituzioni che contrasta con la rappresentanza popolare diretta ed è pure deformata rispetto al peso delle istituzioni stesse.

Qualcuno probabilmente si metterà a spulciare la legislazione tedesca per vedere che non è vero quanto ho scritto, che il bundesrat può modificare la costituzione anche se rappresenta le istituzioni territoriali.

Innanzitutto il bundesrat è formato in base alla popolazione degli stati e non ci sono le deformazioni letali e grossolane descritte in precedenza.

Secondariamente anche nell’unione europea esiste il bundesrat,anche noi siamo una regione del bundesrat europeo,come ho descritto in precedenza se il 49% degli italiani è contrario ad un trattato europeo ma il parlamento lo vota, al fine del calcolo della soglia di popolazione per l’approvazione di quel trattato, viene considerata l’intera popolazione italiana, non certo il solo 51%.

Ed è per questo che nel bundesrat il voto di tutti i rappresentanti deve essere “conforme” a quanto il singolo lander richiede e non esiste l’assenza del vincolo di mandato.

Ma se invece si vuole mantenere l’assenza del vincolo di mandato, così come fa il DDL Boschi, è evidente che ogni regione dovrebbe valere 1 e che i voti contrari dei senatori di minoranza di ogni singola regione italiana non vanno considerati e che dunque ogni regione abbia un voto unitario che si conforma in “favorevole” e “contraria” così come avviene nell’approvazione dei trattati europei dove è presente un numero minimo di stati ed una percentuale minima di popolazione.

Evidentemente attuando questo sistema non è possibile effettuare alcun voto a scrutinio segreto ne elettronico ne con voto uninominale nelle aule del senato in quanto non è possibile conteggiare il valore dei si e dei no all’interno delle singole regioni, salvo che non si adottino sistemi di difficile applicazione.

A tal proposito voglio riportare una parte importante della sentenza della corte costituzionale del 1968 sull’elezione indiretta degli organi provinciali siciliani :

Non solo, ma, per tale sperequazione il sistema proporzionale adottato per l’elezione del consiglio provinciale risulterebbe insanabilmente falsato.

D’altra parte é evidente che il principio di eguaglianza, affermato dall’art. 48 della Costituzione, si ricollega a quello più ampio affermato dall’art. 3. Cosicché, quando nelle elezioni di secondo grado l’elettorato attivo é attribuito ad un cittadino eletto dal popolo in sua rappresentanza, non contrasta col principio di eguaglianza, ma anzi vi si conforma, la norma che faccia conto del numero di elettori che gli conferirono il proprio voto, e con esso la propria fiducia.

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