Ecco come IMU e TASI potrebbero migliorare la competitività

ImmagineL’esenzione sulla prima casa?
Messa così è una stupidata.
Non ho a disposizione la percentuale corretta ma circa il 40% delle prime case non paga l’IMU-TASI in quando ci sono le detrazioni o comunque paga una cifra molto bassa.
Eliminando la tassa si eliminano anche le detrazioni a quella tassa e dunque cambiano anche le cifre complessive, ma questo credo lo abbiano ben chiaro altrimenti sarebbe un grave e madornale errore,ma non sarebbe il primo.
Se c’è da esentare l’IMU e la TASI ci dovrebbero essere dei parametri che permettano di far ripartire l’economia del tipo : chiunque nella propria casa dal 1° gennaio faccia fare un lavoro per il risparmio energetico ottiene l’esenzione di questa tassa per l’ammontare della spesa sostenuta per tale intervento, che si aggiunge alla detrazione fiscale del 50% e vale anche per la ristrutturazioni edilizie di immobili che in precedenza avevano una bassa classe energetica e che non subivano interventi da decenni.
Così, in questo modo si ottiene un doppio effetto, non si esenta una tassa per fare propaganda politica, lo si fa per dare posti di lavoro.
Inoltre si migliora la competitività in quanto a minori spese energetiche corrisponde un risparmio per la famiglia o per l’impresa.
L’impresa appunto, si parla di IMU-TASI e si parla di manovra sugli invstimenti delle imprese.
Si prendono 2 piccioni con una fava, in pratica si fa in modo che una legge indirizzi l’investimento dell’impresa sul risparmio energetico che a sua volta genera 2 miglioramenti nella competitività :
1) Minori costi per unità di prodotto dovuti a minori spese fisse e variabili grazie all’innalzamento della classe energetica
2) Esenzione totale dell’IMU-TASI che fin quando il costo dell’investimento non è ripagato resta valido e può essere rinnovato con nuovi lavori svolti successivamente
Dal canto suo lo stato ottiene maggiori entrate seppur defiscalizzate del 50% sulle opere di efficienza energetica, che a questo punto non avrebbero nemmeno piu molto senso in quanto per il principio dei vasi comunicanti che siano al 30% o al 50% si equilibrano con l’IMU-TASI.
Ultimo punto, in tutta questa faccenda non sono considerati i comuni che in teoria avrebbero dovuto gestire questa tassa e che quindi dovrebbero avere delle entrate proprie da gestire in autonomia.
E proprio la tassa defiscalizzata sul risparmio energetico potrebbe diventare tassa comunale al pari dell’IMU-TASI.
Se si vuole far girare l’economia e migliorare la competitività questo è il sistema, altrimenti finisce come per gli 80€,un maxi spot.

Il funzionamento è l’esatto opposto a quello fin oggi utilizzato, non è una defiscalizzazione sull’investimento, è una tassa nel caso in cui l’investimento(che lo ricordo genera un successivo risparmio sulla bolletta energetica) non venga fatto.

Si può chiamare anche tassa sul mancato sviluppo.

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