DDL Boschi: Senato eletto con sistema uninominale? impossibile

Sentivo alcune argomentazioni di un rappresentante della minoranza del partito democratico spegare come il loro emendamento all’articolo 2 della legge incostituzionale, ops pardon, della legge costituzionale, permetterebbe varie strade alle regioni.

Questo è vero, le regioni avranno almeno 2 sistemi per creare un listino aperto agli elettori per l’elezione semi-diretta dei senatori.

Purtroppo tra queste due opzioni che descriverò di seguito, non c’è quella dell’uninominale per un motivo molto semplice : l’uninominale prevede l’elezione di singole persone nei collegi, ma questo non può sussistere in quanto la stessa costituzione parla di nomina “proporzionale alla composizione dei gruppi parlamentari” e non invece rispetto al “voto dei cittadini”.

Poblemino che sottolineo da molti mesi.

Dunque nessun sistema uninominale per l’elezione dei senatori può concretamente esistere in quanto l’uninominale non è un proporzionale.

Quindi rimangono 3 ipotesi sul tappeto, non riguarda la presenza di un listino separato ma una sola scheda che è quella delle elezioni regionali dove si guarda alle singole preferenze ricevute da tutti i consiglieri.

La seconda riguarda la presenza di un listino unico regionale e la terza un listino diversificato in varie zone della regione che suddividono il territorio in al massimo 2 o 3 parti, ma pur sempre con sistema proporzionale e plurinominale e non certamente uninominale.

Ora, considerando che in quasi tutte le regioni il numero di senatori è inferiore al numero delle province, tali collegi dovranno essere molto ampi e non rispecchieranno certamente i confini provinciali che già oggi sono presenti in tutte le leggi regionali.

Invece avremo un collegio unico regionale per il presidente della giunta, un collegio provinciale per i consiglieri regionali ed un collegio non si sa bene con quale forma per i senatori.

Questo lo dico perchè,in presenza di un listino, essendoci un voto di preferenza, finirà che ci saranno candidati in consiglio regionale che saranno candidati sia nella propria provincia che in un non ben identificato collegio plurinominale che dovrà avere quantomeno la stessa popolazione nella sua suddivisione in quanto si baserà sul numero di preferenze.

Finirà che il cittadino dovrà scrivere a mano due volte il nome ed il cognome dello stesso candidato in due schede separate.

A meno che non si sotraggano consiglieri dall’attuale legge elettorale per l’elezione dei consiglieri e li si inseriscano nell’elezione del listino, in quest’ultimo caso è evidente che il listino servirà per eleggere i consiglieri regionali e non direttamente i senatori e che poi comunque sara la numerosità dei gruppi regionali a stabilire l’esatta ripartizione.

Non siete Calamandrei ma forse Silvan!

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