Lodo tatarellum non è elezione diretta(3° parte)

Riprendo con la terza parte dell’istruttoria sul “lodo tatarellum” nel tentativo di dimostrare che non si tratta di un’elezione diretta e nemmeno di una “designazione” in senso stretto.

Ero rimaso all’esempio della regione lombardia che ha 11 senatori, di cui uno deve essere sindaco.

Quindi in totale 10 consiglieri-senatori che in teoria secondo quanto scritto nelle 2 parti precedenti sarebbero “designati”.

Ragionando per logica, 10 consiglieri non possono stare in un listino regionale, sarebbe troppo grande, ogni forza politica dovrebbe inserire 10 nomi in scheda elettorale.
Non potendolo fare si sarà costretti ad inserire nuovamente le preferenze con il nome ed il cognome scritti di proprio pugno dall’elettore.

Questo crea un doppione con l’altra scheda elettorale(quella dove è presente il candidato presidente) rendendo anche piu difficile e meno immediato il voto dell’elettore che non avrà alcun appiglio se non ricordarsi che il cognome “A” va scritto nella scheda “A” ed il cognome “B” vascritto nella scheda “B” con il rischio evidente di scrivere il cognome sulla scheda sbagliata.

La soluzione è dunque creare invece che un solo listino regionale, i listini provinciali, dunque suddividere i seggi senatoriali nelle varie province.

Ma qui casca l’orso, nel senso che nell’esempio della Lombardia ci sono 12 privince per 10 posti, ed ognuna di esse ha un differente numero di abitanti.

Cioè a dire che almeno 2 province restano senza senatore(a cosa serve dunque il listino in quelle province)ma vuol dire anche che la coalizione politica che otterrà la vittoria in regione, ragionevolmente, sarà arrivata prima in ogni provincia.

Dunque i secondi arrivati, supponiamo siano tutti della stessa forza politica verranno gidicati in base al numero di preferenze ricevute su province molto diverse.

per questo motivo con un difficile sistema di calcolo si dovrà verificare non il numero assoluto di preferenze, ma quel numero rispetto alla quantità di elettori.

In questo modo si otterrebbe la percentuale che può essere comparata da provincia a provincia.

Questa percentuale serivrebbe per stabilire sia i nomi degli eletti della coalizione vincitrice, ma anche di tutti gli altri.

Essendo che ci sono 10 nomi per 12 province, sarà molto difficile stabilire il sistema per far avere magari alla provincia di milano 3 eletti e ad altre province 0 eletti.

E difatti questo sistema delle percentuali messo così è di difficile applicazione.

La cosa buffa è che questo esempio vale solo per la lombarida e per poche altre regioni, mentre quelle meno popolose avranno il problema opposto un listino quasi sicuramente regionale che contiene 2 nomi.

Anche qui districarsi sarà molto difficile, considerando poi che ogni regione farà alla sua maniera.

Purtroppo se il numero è di 100 senatori moltissime province non saranno rappresentate, i listini se saranno provinciali saranno un mezzo bluff, i calcoli saranno difficili soprattutto considerando che poi sarà il consiglio regionale a convalidare realmente i nomi degli eletti.

A questo punto, possiamo ancora parlare di “designazione” o di elezione diretta?
ottimisticamente parlando si….
Era meglio la legge elettorale del 1948, uninominale, 315 seggi, voto degli elettori tranquillo, scorporo proporzionale, ed elezione automatica anche in consiglio regionale.

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