“lodo tatarellum” non è elezione diretta e neanche designazione

Quello che è stato chiamato “lodo tatarellum” non rappresenta per nulla un’elezione diretta.

La scheda elettorale altrimenti chiamato listino non determina alcuna elezione automatica la sera stessa delle elezioni.

Per 3 motivi logici :

  1. Colui che viene eletto a senatore nel listino può anche non essere eletto come consigliere regionale,infatti può ricevere un numero inferiore di preferenze o trovarsi candidato in una provincia con meno seggi a disposizione, ma magari essendo consciuto a livello regionale può ottenere molti voti nel listino, ergo, una volta che il consiglio regionale si sarà riunito, non potrà,costituzione alla mano confermare la sua elezione a senatore.
  2. Colui che viene eletto nel listino eletto con il lodo tatarellum che viene eletto anche nel consiglio regionale non è sicuro di ottenere il seggio senatoriale fin quando non si sono fattivamente formati i gruppi regionali in quanto,costituzione alla mano, i senatori sono eletti in proporzione ai gruppi e questi, fino a prova contraria, possono non rispettare il risultato delle elezioni, possono cioè esserci “accorpamenti” di gruppi grandi o piccoli al fine di ottenere un seggio, sballando il sistema di elezione.
  3. I sindaci molto probabilmente non compariranno nel listino, dunque c’è un ulteriore 20% esterno alla volontà diretta dell’elettore.

Quindi in poche parole non esiste alcuna “presa d’atto” o designazione perchè è solo successivamente che vengono svolte le considerazioni di merito riguardo alla ripartizione dei seggi.

Non esiste alcun “lodo tatarellum” in quanto i seggi,costituzione alla mano, non si possono calcolare la sera stessa delle elezioni, ma solo al formarsi dei gruppi regionali.

Quindi non ci può essere alcuna legge elettorale che individui i tecnicismi di un calcolo dei seggi la sera stessa delle elezioni ne tantomeno i nomi “designati” in quanto suscettibili di variazioni.

A meno che non si cambi una parte della legge costituzionale dove è scritto “proporzionalmente ai gruppi regionali” sostituendola con i voti veri e propri ottenuti dalle liste.

Così si, in quel caso c’è una designazione che ha valore.

Ma rimane il problema di chi viene eletto nel listino E NON E’ CONSIGLIERE REGIONALE, non si tratterà di casi isolati, avrebbero diritto a ricoprire quel seggio ma siccome hanno preso meno preferenze nell’altra scheda e su una circoscrizione provinciale piu piccola di quella regionale restano a casa.

Nel caso specifico dell’elezione di Bersani nel 1995 con il sistema tatarellum, lui diventò anche consigliere regionale,ma il diventare consigliere regionale non era la condizione per ricoprire la carica di presidente, ma l’esatto opposto, l’esser diventato presidente a dato a lui il seggio in consiglio regionale.

La lista del presidente aveva i propri seggi in consiglio regionale diversi dagli altri seggi votati con le preferenze classiche.

Il votare per Bersani ha fatto scattare l’elezione di 10 consiglieri regionali tra i quali c’era lui stesso, lui le sue preferenze tramite le quali è diventato ANCHE consigliere regionale le ha raccolte con la “x” dell’elettore sul simbolo “progetto democratico” non con il nome e cognome scritto in scheda relativamente ai voti dati ai partiti che lo sostenevano.

Bersani è stato eletto direttamente in consiglio e indirettamente a presidente, ma se avesse perso le elezioni e non si fosse candidato nei listini provinciali nella sua coalizione non sarebbe diventato neppure consigliere regionale.

Allo stesso modo l’esser diventato senatore non può essere secondario all’aver ricevuto preferenze nell’altra scheda in una provincia piu piccola e quindi dovrebbe far diventare consigliere regionale chi viene eletto nel listino, ma questo non può avvenire in quanto non è la sera stessa del voto che c’è la ripartizione dei seggi, bensì al momento della formazione dei gruppi regionali.

Dunque il “lodo tatarellum” non può sussistere fin quando non viene cambiata la parte della costituzione che riguarda la proporzionalità tra i gruppi invece che la proporzionalità nel risultato elettorale, fermorestando la ratifica del consiglio regionale e magari aggiungendo la possibilità non obbligatoria di candidare anche un sindaco per ogni forza politica, in modo da avere la vera “designazione” anche per loro.

Annunci