Riforme : al loro meccanismo manca un ingranaggio

Questi poveri illusi non si sono accorti che al loro meccanismo manca un ingranaggio.

Possiamo parlare di riforma delle province, di quella del senato, di quelle dell’unione europea o di quella dell’ONU, è la stessa identica cosa.

La loro ideologia miope non permette di far vedere loro che gli ingranaggi si muovono tutti, solchè se manca un ingranaggio girano a vuoto, girano in tondo senza produrre alcun movimento finale.

L’impressione è quella che tra loro ci sia movimento ma senza alcuna spinta propulsiva, come un disco rotto, gli ingranaggi continuano a girare e a girare ancora, si trasmettono il moto, guai a chi prova a fermarlo, ma il movimento è zero, e continueranno così….

Quindi oggi disfiamo le province e le facciamo diventare unioni di comuni, accorpiamo i comuni così diventano le nuove province, accorpiamo le regioni, diamo poteri al vertice dello stato e poi a sua volta accoaccorpiamo gli stati, diamo potere al vertice europeo creando il superstato che poi lo cede al livello piu elevato.

Poi il meccanismo continua a girare e si ricomincia dallo stesso punto del riformismo fin quando il mondo non è diventato un solo grande comune, il villaggio globale di cui tanto si parla.

E a me torna in mente la canzone di Vecchioni : “il piu grande conquistò nazione dopo nazione e quando fu di fronte al mare si sentì un coglione”.

Ecco aspetto quel momento…

Nel frattempo segnalo che prendere metà dei consiglieri regionali per comporre i 315 senatori togliendo loro il diritto di voto in consiglio, se guardata bene, è una soluzione che va nell’esatta direzione delle dichiarazioni degli esponenti oggi al governo.

Infatti loro vogliono accorpare il numero delle regioni, e naturalmente l’accorpamento produrrà la riduzione del numero dei consiglieri.

Io propongo il dimezzamento dei consiglieri regionali ma con un senato che assuma un valore di contrappeso rispetto alla camera dei deputati.

Loro vogliono però che il centro comandi sulla periferia, io propongo che ci siano due centri, il centro formato da un collegio unico nazionale, e un centro formato dai territori.

E’ difficile capire dove sia il centro quando si guarda una legge elettorale come quella dell’italicum, in cui i collegi sono piu piccoli alla camera dei deputati rispetto a quelli del senato della repubblica eletto su base regionale.

Loro vogliono un decentramento dall’unico centro, io propongo di sfruttare le due camere per proporre due centri che si rispettano anche nel bilancio, con una percentuale del PIL gestito dal senato con cui le regioni fanno i propri bilanci.

E qui si gioca la partita, infatti loro sono centralisti, i poteri che oggi loro hanno andranno sempre piu in alto, i poteri che propongo di dare al senato non potranno evidentemente essere dati all’unione europea se non con l’assenso delle regioni stesse.

Non è una differenza da poco, perchè un domani senza province ci troveremo solo 10 regioni, un senato dei 100 che varra una cippa, una camera dei deputati senza poteri in quanto dati all’unione europea che a sua volta li darà via in accordi internazionali.

Con una differenza sostanziale, tra girare a vuoto e stare fermi lo spreco è girare a vuoto con inutili riforme.

L’ingranaggio mancante sarà un bel dittatore e poi una bella rivoluzione.

Poi ricominciamo da capo con i valori della resistenza.

Poi ripristineremo le province, come nel 1948, poi ripristiniamo gli stati…

A proposito, DOVE SONO I VALORI DELLA RESISTENZA OGGI, DI FRONTE ALLO SFREGIO DELLA COSTITUZIONE?

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