L'economia reale non è reattiva come l'economia finanziaria.

L’economia reale non è reattiva come l’economia finanziaria.

Quest’ultima influenza la prima ma per effetti svalutazione monetaria serve tempo

Se uno deve fare delle commesse non cambia venditore il giorno stesso in cui viene svalutata una moneta,se questo accade potrebbero passare anche 2 mesi, se si è piu fortunati.
Ci sono ad esempio i cataloghi da aggiornare, c’è tutta la filiera produttiva che viene modificata, c’è il prezzo finale,c’è la comparazione nel mercato dei prezzi e non e poi infine c’è l’acquisto.
Il mercato borsistico agisce repentinamente anche prima dei dati economici delle singole aziende sulla base di ipotesi, di previsioni e di notizie sul bilancio.
Alcuni dalla svalutazione ne traggono un vantaggio ed altri uno svantaggio, a seconda dell’import o dell’export e dagli interessi che ci sono sotto.
Da qui partono le notizie e la compravendita di azioni che però non ha nulla a che vedere con gli effetti della svalutazione nell’economia reale che arriva solo dopo.
Quindi possono sommarsi effetti tra loro contraddittori, ed è per questo che chi fa certe scelte deve già sapere dove vuole andare a parare e non stabilire se una cosa va bene o non va bene dagli indici di borsa che variano nelle 2 settimane successive.
Certo, il calo della borsa significa comunque una perdita di prodotto interno lordo quindi si riflette sull’economia reale.
In certi casi la negatività della borsa può inflenzare così tanto l’economia reale da appiattire o adirittura rendere negativi i futuri effetti della svalutazione monetaria.
Quindi questa valutazione arriva alle medesime conclusioni dell’esempio precedente dovuto alle preoccupazioni per il calo della borsa.
Certo però non va dimenticato che il mercato delle azioni fondamentalmente è speculativo, e non è virtuoso.
Quindi se c’è una salita vertiginosa in poco tempo non è difficile immaginare che ci sia successivamente una discesa altrettanto vertiginosa.
Ma se tutto questo avviene nell’arco di 12 mesi, che è relativamente piccolo, in teoria i danni economici sul prodotto interno lordo sono molto inferiori rispetto ad un periodo di crescita prolungata e di successivo crollo borsistico.

In alcuni casi accade che le avvisaglie dei primi dati negativi dell’economia si siano verificati prima del crollo borsistico, e che venga data impunemente la colpa alla svalutazione per il successivo crollo del mercato azionario, quando invece la svalutazione è il tentativo di trasformare in positivi quei dati negativi.

O peggio ancora, che quel crollo sia dovuto alla paura che quella svalutazione infici la competitività dei paesi di origine di quei capitali.

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