Renzi ha paura del parlamento

Le prove di forza di renzi servono per nascondere nel miglior modo possibile la sua debolezza.

Abituato ieri a servire i capi della democrazia cristiana per farsi strada,abituato allo stesso modo oggi a farsi servire e a comandare, questo signore non è in grado di reggere un confronto democratico da pari a pari per cui deve presentarsi con una presunta superiorità da far valere con le buone o con le cattive.

Mi ricorda l’equilibrista che vuole camminare sul filo ma soffre di vertigini, è meglio se non guarda in basso, potrebbe essere destabilizzante.

Alcune sue dichiarazioni meriterebbero di essere analizzate con attenzione.

Alla vigilia dell’approdo in senato della legge costituzionale vuole forzare la mano e far approvare la legge costituzionale che egli stesso ha fatto approvare in consiglio dei ministri.

Afferma che a decidere deve essere il popolo con il referendum.

Tutto molto bello si potrebbe pensare, un pò di sana democrazia diretta.

Il problema è che questo è un modo astuto e antipolitico per esautorare il parlamento.
Infatti la materia della riforma costituzionale è parlamentare, affermando che è il popolo con il referendum a decidere afferma in sostanza che il parlamento non decide.

Nella sua comunicazione si intravede il tentativo di cercare il rapporto diretto tra la sua riforma costituzionale ed i cittadini, ma a rappresentare il popolo, costituzione alla mano non è il governo bensì i parlamentari della repubblica, che rappresentano anche la nazione.

L’aula gli fa talmente tanta paura da tentare in ogni modo di sminuirla, indirizzarla, forzare la mano per nascondere i suoi timori.

Oggi parla di modifiche concordate tra i gruppi parlamentari del suo partito tra camera e senato, dimenticando le regole del bicameralismo perfetto, dimenticando l’assenza di vincolo di mandato, dimenticando lo statuto del Partito Democratico, dimenticando che esistono altre forze politiche all’interno dell’emiciclo e che la legge stabilisce che esiste una commissione dove i gruppi si confrontano e l’aula dove comincia poi la discussione generale e finisce con l’approvare un testo dopo un dibattito e delle votazioni.

Sfortunatamente ha fatto terra bruciata, ha eliminato dalla commissione i parlamentari che la pensavano diversamente da lui per far approvare la sua legge elettorale con voto di fiducia governativo.

Ma siccome i gruppi parlamentari nelle commissioni rappresentano il partito, aveva piena titolarità in questa azione.

Ora però vorrebbe che quelle persone che lui ha eliminato dalla commissione andassero a fare delle riunioni con i deputati per concordare delle modifiche, ma si badi bene, senza toccare i paletti della riforma, i suoi paletti.

Questo deve accadere perchè a lui sembra che le divergenze siano una tattica dilatoria, non un tentativo di sopravvivenza ad una violenza continuata nei confronti della democrazia.

Renzi è a quota 154 voti al si accorge oggi che parte “suo” partito è contrario a riforma ed ha votato no a doppia lettura conforme?

Non mi pare che sia un tipo che può permettersi di non considerare questi fattori, ma anzi egli stesso li ha promossi volutamente con i suoi comportamenti studiati a tavolino con la calcolatrice.

Oggi alcuni giornali paventano anche la richiesta di un voto di fiducia governativo su un disegno di legge costituzionale di iniziativa governativa, l’asticella si sposta sempre piu in là ogni giorno che passa.

Purtroppo i frutti velenosi di questa 2° repubblica si risolvono solamente sradicando l’albero che li ha prodotti.

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