La ripartizione dei 95 senatori nelle regioni

Immagine
Mentre stavo calcolando la ripartizione dei 95 senatori nelle 20 regioni italiane ho notato delle sorprese.

In precedenza ho sostenuto che non sarebbe stato corretto portare in senato i sindaci dei capoluoghi di regione, sostenendo che costoro non erano stati votati dalla totalità del popolo italiano ma solo da una parte, cioè dai residenti nel comune capoluogo, appunto.

Quando il disegno di legge costituzionale Boschi ha stabilito che fossero i consiglieri regionali a nominare i senatori ho pensato fosse una scelta piu corretta sotto questo punto di vista, nel senso che ogni consiglio regionale è eletto dalla totalità degli aventi diritto al voto nella repubblica italiana.

I senatori sono così nominati con elezione di secondo livello da coloro che sono stati eletti da tutto il popolo italiano, e non invece, come nella prima bozza del DDL Boschi dagli aventi diritto al voto di uno specifico comune che avrebbero votato votato così due volte, sia per il senato che per il sindaco, rendendo a mio avviso incostituzionale tale normativa.

Ma oggi ho scoperto che c’è una palese deformazione nell’assegnazione dei seggi senatoriali spettanti ad ogni singola regione, che mi permette di correggere in negativo il pensiero espresso nelle precedenti righe.

Se è vero che il consiglio regionale è eletto dalla totalità degli elettori, è anche vero che se tra una regione e un’altra è molto differente il numero di senatori che devono essere eletti in secondo livello, salta in qualche modo il principio relativo al numero degli abitanti e pertanto in qualche modo viene meno la validità del suffragio universale che ha permesso l’elezione dei consiglieri regionali che poi nominano i senatori.

In poche parole, ad esempio 5 regioni(umbria,valle d’aosta,trentino AA,molise, basilicata) eleggono un senatore ogni 300 mila abitanti(la valle d’aosta 63 mila) mentre ad esempio almeno 3 regioni(Lombardia,Campania,Veneto) eleggono un senatore ogni 800 mila abitanti.

Non ho molta voglia di andare a rileggere la sentenza di incostituzionalità sul porcellum, ma mi pare di ricordare che nella parte relativa ai premi di maggioranza regionali ci sia un qualche accenno al numero di seggi del senato relativamente alle varie regioni.
Anche se probabilmente non è proprio quello il riferimento piu adatto per stabilire l’incostituzionalità del D.D.L. di iniziativa governativa Boschi.

Qui c’è la tabella con tutti i calcoli che ho svolto.

C’è un particolare, nel DDL boschi si precisa questo :

“La ripartizione dei seggi tra le Regioni si effettua, previa applicazione delle disposizioni del precedente comma, in proporzione alla loro popolazione, quale risulta dall’ultimo censimento generale, sulla base dei quozienti interi e dei più alti resti.”

Quindi apparentemente parla di “proporzione in base alla popolazione”, in realtà questa frase è applicata solo successivamente, cioè solo “previa applicazione delle disposizioni del comma precedente”.

Il comma precedente stabilisce che nessuna regione può avere meno di 2 senatori e che il trentino alto adige ne ha 4.

In poche parole la costituzione dice che prima di applicare la ripartizione dei 95 senatori in base alla popolazione, bisogna applicare il comma precedente, cioè sottrarre 42 senatori a quei 95.

42 è il numero minimo di senatori che ogni regione deve avere sommati ai 4 che devono andare in trentino alto adige.

Quindi le regioni con una popolazione inferiore ne traggono un consistente vantaggio, quelle con popolazione superiore ne traggono un doppio svantaggio.

Il doppio svantaggio sta nel fatto che poi la ripartizione dei rimanenti 53 senatori descritto in costituzione è il metodo “hare” cioè i quozienti interi e piu alti resti, che favoriscono ulteriormente le regioni con popolazione inferiore.

Quindi si sommano questi due effetti dando ad esempio a basilicata e umbria un seggio in piu con i resti.

P.S.
naturalmente sta nelle cose che i miei calcoli possano contenere alcuni errori anche di interpretazione.

Annunci