Non basta preoccuparsi dei morti nel mediterraneo o nei tir

I migranti che muoiono in mare o nei TIR in direzione di alcuni stati europei in precedenza hanno subito mesi di violenze, hanno dovuto in alcuni casi svolgere lavori forzati, in altri hanno subito violenze fisiche e prigionie per molti mesi.

Non basta fermarsi a guardare i morti nel mediterraneo e nemmeno quelli nei tir solamente perchè il problema pare toccarci da vicino, scordando tutto il resto.

Come ho ripetuto varie volte il problema non è europeo è internazionale.

Per questo motivo servono campi profughi negli stati da dove provengono i profughi, gestiti dall’ONU,serve costruire isole dove non c’è la guerra all’interno degli stati dove c’è la guerra.
Non per prevenire in modo diretto i “viaggi della morte” ma per prevenirli in modo indiretto.
I viaggi della morte inizialmente non si fermeranno, ma i profughi vengono riaccompagnati nei campi profughi del paese di provenienza dove non trovano la guerra ma trovano l’ONU ed il suo esercito, vanificando il viaggio della morte.
Zone franche dove non c’è il controllo del singolo stato ma dell’ONU, dove è fornito il cibo, l’acqua, le cure mediche.
Piu queste zone si ingrandiscono piu l’ONU avrà necessità di un intervento in quello stato per portarlo ad una normalità, pensando alla difesa dei civili, non al controllo dello stato.
Si tratta di una operazione costosa ma propedeutica.
Non può invece funzionare la costituzione di punti di controllo dove chiedere lo status per poi essere trasferiti.
Questo non toglie i viaggi della morte ma aggiunge ulteriori profughi a quelli che intraprendono i viaggi della morte.
Vanno invece costituiti dei campi profughi all’interno di ogni stato dove è in corso una guerra e vanno accettati solo i profughi provenienti da quel singolo stato, gli altri devono essere portati nei relativi campi del proprio stato.
Ognuno di questi campi deve avere delle attività fatte dai profughi stessi, che si danno una mano l’un l’altro nel fare le cose di tutti i giorni, riducendo il numero di personale dell’ONU, presente con uomini che difendono l’incolumità delle persone e dei i medici.

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