Ulteriore incostituzionalità per l'italicum(non bastassero le altre)

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Ieri, incuriosito dall’articolo letto su una pagina web, mi sono perso le mie belle orette per fare alcune ricerche riguardo la costituzionalità/incostituzionalità delle “quote rosa”.

Ebbene, le mie conclusioni sono andate proprio nella direzione che avevo immaginato e a suggellare il tutto ho trovato perfino una sentenza della corte costituzionale che ha abrogato non una sola ma ben 9 commi di altrettante leggi riguardanti le quote rosa nel nostro ordinamento.

La sentenza parla chiaro, l’obbligo dell’italicum di intervallare le candidatore di donne e uomini nelle posizioni di capilista bloccati è apertamente incostituzionale.

Ecco una parte del testo della sentenza 1995/422 :

<<Posto dunque che l’art. 3, primo comma, e soprattutto l’art. 51, primo comma, garantiscono l’assoluta eguaglianza fra i due sessi nella possibilità di accedere alle cariche pubbliche elettive, nel senso che l’appartenenza all’uno o all’altro sesso non può mai essere assunta come requisito di eleggibilità, ne consegue che altrettanto deve affermarsi per quanto riguarda la “candidabilità”. Infatti, la possibilità di essere presentato candidato da coloro ai quali (siano essi organi di partito, o gruppi di elettori) le diverse leggi elettorali, amministrative, regionali o politiche attribuiscono la facoltà di presentare liste di candidati o candidature singole, a seconda dei diversi sistemi elettorali in vigore, non è che la condizione pregiudiziale e necessaria per poter essere eletto, per beneficiare quindi in concreto del diritto di elettorato passivo sancito dal richiamato primo comma dell’art. 51. Viene pertanto a porsi in contrasto con gli invocati parametri costituzionali la norma di legge che impone nella presentazione delle candidature alle cariche pubbliche elettive qualsiasi forma di quote in ragione del sesso dei candidati.>>

Fonte :

http://www.cortecostituzionale.it/actionSchedaPronuncia.do?anno=1995&numero=422

CREDO CHE NON SERVA AGGIUNGERE ALTRO.

P.S. correttivo di quanto scritto in precedenza:
l’art. 51 Cost., novellato dal legislatore nel 2003, che asserisce che “Tutti i cittadini dell’uno o dell’altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge. A tale fine la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità tra donne e uomini”

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