Immigrazione, euro, perdita dei diritti sul lavoro

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Analizzando l’immigrazione si scopre che è collegata alla perdita di diritti nel mondo del lavoro e all’euro.
Già molte volte ho spiegato come l’impossibilità di stampare moneta da parte della banca centrale per acquistare titoli di debito pubblico impedisca la svalutazione competitivia, faccia emigrare le nostre aziende verso luoghi dove il costo del lavoro e della vita è inferiore, dove ci sono meno diritti sul lavoro, dove il welfare è di gran lunga inferiore al nostro, dove si può inquinare l’ambiente per produrre merci a prezzi piu bassi.
Questa differenza tra i vari paesi, quelli da piu tempo “occidentalizzati” e quelli in via di sviluppo, grazie alla globalizzazione delle produzioni volute con il WTO permette agli imprenditori la delocalizzazione, permette la vendita del “know-how” a capitali stranieri che poi lasciano i nostri disoccupati per strada, permette grazie ai prezzi piu bassi la vendita di tali beni prodotti all’estero anche qui da noi, in pratica stiamo dando soldi a chi ci ha lasciato i disoccupati.
Ma c’è un secondo filone, che lega in questo caso l’immigrazione con la perdita di diritti all’interno dei nostri confini.
Se c’è la manodopera a basso costo, gli imprenditori la utilizzeranno per ridurre i diritti di tutti i lavoratori.
Dunque non è solo questione di competitività internazionale, nel dire che le buste paga devono essere piu basse, e, come ho spiegato varie volte, non conta quanti soldi prendi ma conta il potere d’acquisto di quei soldi, che possono essere anche una quantità inferiore se danno un potere d’acquisto maggiore.
Il punto è che se l’imprenditore può avere a disposizione dei servi, per far fare qualcosa che gli italiani non vogliono piu fare, la stessa idea di diritto sul lavoro esce dalla finestra.
Il fatto è che fin quando c’è qualcuno disposto a fare lavori che altri non vogliono fare, il datore di lavoro ha la possibilità di abbassare l’asticella dei diritti sul lavoro.
La libertà di licenziare altro non è se non la possibilità di ricattare il lavoratore, essendoci la disoccupazione alta.
Ma se quel datore di lavoro faticasse a trovare un lavoratore e non trovasse chi è disposto a svendersi, l’asticella dei diritti si alzerebbe, quel datore di lavoro sarebbe costretto a riconoscere quei diritti, dando un diverso approccio alla sua attività.
In poche parole un lavoro che nessuno vuole fare può essere comunque un posto di lavoro ambito a certe condizioni, ma non se c’è qualcuno che lo vuole a qualsiasi condizione.
Quindi è chiaro il perchè i mondialisti e gli imprenditori vogliono le frontiere aperte, perchè vogliono sfruttare la delocalizzazione per vendere qui i loro prodotti, e perchè qui vogliono l’immigrazione per far fare agli immigrati ciò che gli italiani non vogliono fare.
E’ chiaro anche che i veri sfruttatori degli immigrati sono loro, quelli che avallano le guerre in giro per il mondo sono loro, quelli che appoggiano le multinazionali e che sfruttano i popoli africani e che ne frenano il vero sviluppo per impedire nuove guerre sono sempre e comunque loro.

No global, si al commercio equo solidale

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