Se questo è un ministro del lavoro

Intanto partiamo dai licenziamenti di natura economica presenti nel jobs-act , io li considero incostituzionali e discriminatori.

Il motivo economico deve essere provato dal datore di lavoro, e lui deve sempre e in ogni caso dimostrare che non si tratta di un licenziamento avvenuto per motivi discriminatori.

Dunque dovrà mostrare i libri contabili e motivare il perchè quel lavoratore o quel gruppo di lavoratori viene licenziato, e sempre ed in ogni caso la sua scelta non può riguardare la produttività del singolo lavoratore, infatti in caso di negligenza su questo punto non si tratterebbe di licenziamento per motivi economici ma per giusta causa, e anche qui il datore di lavoro deve dimostrarlo.

Stiamo parlando di andare davanti ad un giudice, strano perchè i giudici del lavoro sono quelli piu rapidi di tutti, sia della giustizia amministrativa che di quella penale.

Il secondo capitolo riguarda il controllo a distanza, il ministro ha affermato al fatto quotidiano:

“La tecnologia è cambiata, gli iPhone sono arrivati e credo sia più saggio regolarne l’uso piuttosto che avere situazioni non regolate che portano davanti ad un giudice”. Così Giuliano Poletti, ministro del Lavoro, risponde sulla questione del controllo a distanza del lavoratore, tema che il governo ha da poco trattato nei decreti attuativi del Jobs Act, aggiungendo: “Le norme sulla privacy ci sono e non si toccano”. A margine di un incontro a Firenze per le Giornate del lavoro della Cgil, il ministro ha poi detto: “Il mio iPhone se è pubblico è nella disponibilità del soggetto che me l’ha dato. A me quando l’hanno dato non mi hanno dato un’informativa. La norma dice che quando viene consegnato va informato il lavoratore rispetto a quella situazione “. Infine, il ministro conclude: “Queste norme sono più tutelanti del fatto che in maniera non regolata queste cose avvengano”

In pratica il ministro dice che il suo telefono può essere “intercettato”, o “controllato” affermazione gravissima.

In piu aggiunge che come viene “controllato” lui chiunque può essere controllato dal proprio datore di lavoro.

Intanto siamo ancora in una repubblica parlamentare, il presidente della repubblica lo ha nominato ministro, significa forse che il presidente della repubblica può “controllare” le sue comunicazioni?
O forse il parlamento che con il suo voto di fiducia ha permesso a lui di ricoprire tale ruolo ha libero accesso alle sue conversazioni?

O forse dice che qualche persona “terza” può “controllare” le sue comunicazioni e che adirittura ha firmato una informativa su questo?

Un ministro della repubblica verrebbe intercettato, e da chi?
Ci sono tutti gli estremi per una commissione d’inchiesta per fare luce su questa faccenda.

Ma passiamo ai lavoratori, loro dovrebbero rinunciare ai propri diritti costituzionali in quanto il datore di lavoro può accedere e usare, senza che ci sia un giudice di mezzo, le comunicazioni inetercorse.

Cioè i diritti della persona costituzionalmente garantiti verrebbero meno, la garanzia di un giudice, lo stato di diritto ch salta, il posto di lavoro diventa una giungla dove vige la legge del datore di lavoro.

No, così non ci siamo proprio, questa non può diventare la terra di mezzo, questa è una terra di diritti.

Il datore di lavoro sarebbe così stupido da discriminare pubblicamente il suo lavoratore?
Ma certo che no, basterà spiarlo, perchè di questo si tratta, non gli dirà certo in faccia alcuchè, lo lascerà per strada con un licenziamento economico ingiustificato.

Questa è barbarie, si vuole dividere il mondo del lavoro in bad company e good company, la bad company a carico dello stato, la good company che si fa i suoi profitti, tanto poi alla fine i nodi verranno al pettine e si scoprirà quale mondo del lavoro è piu conveniente al fine di avere ancora una repubblica unitaria.

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