Global-local, gli stipendi pubblici e le sentenze da rispettare

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Da 30 anni l’Italia è sotto attacco della speculazione finanziaria che comanda anche i media main-stream.

In questo blog ho pubblicato vari articoli che dimostrano quanti soldi l’Italia ha già pagati solamente di interessi sul debito pubblico, in pratica, gli interessi pagati sono 1,5 volte l’intero ammontare del debito.

Non mi pare che la politica si sia mai posta il problema, certo, tutti a dire che il futuro delle giovani generazioni va salvaguardato, ma l’unico strumento che ad oggi si è dimostrato efficace è stato il pareggio di bilancio.

Certo, è molto odiato questo pareggio di bilancio, perchè significa che finalmente per la prima volta che chi vive al di sopra delle proprie possibilità vede intaccati i propri diritti acquisiti.

La corte costituzionale scoperchia giorno dopo giorno la realtà dei fatti, il giorno prima ci fa fare i conti con il blocco della rivalutazione delle pensioni, il giorno dopo con il blocco degli stipendi pubblici.

Una sentenza favorevole della corte sullo sblocco degli stipendi potrebbe far aumentare la spesa pubblica di 12 miliardi all’anno.

Le sintenze non si discutono si applicano, questo lo hanno sempre ripetuto quelli del partito democratico, almeno quando era Epifani il segretario(pro tempore).

Per cui la sentenza sulle pensioni andrebbe realmente rispettata restituendo ai pensionati le cifre che sono state indebitamente sottratte, così come andrebbe restituita l’indicizzazione ai dipendenti pubblici che hanno lo stipendio bloccato da molti anni, nel caso in cui lo dica la corte costituzionale.

Questo però porta delle conseguenze, la prima è una riforma delle pensioni sul sistema contributivo, la seconda è l’impossibilità di assumere nuovo personale in ambito statale, con il prolungamento del blocco dei turn over, e probabilmente l’impossibilità di assumere i 100 mila precari nella scuola, anzi, un loro licenziamento.

Stiamo parlando di lavoro e diritti, è chiaro che ogni categoria difende i propri diritti.

Ma guardiamo a quello che succederà alle future generazioni, hanno difficoltà nel trovare lavoro, quando lo trovano non hanno piu l’articolo 18 ma possono essere licenziate con un conguaglio, anche dopo 20 anni di lavoro dal giorno prima a quello dopo possono essere licenziate, anche se lavorano bene, a favore dei giovani che però magari lavorano meglio.

Le crisi aziendali non porteranno piu tanto alla cassa integrazione e alla faticosa risoluzione dei problemi con i sindacati e degli enti pubblici, quanto ai licenziamenti economici, fatti a piccole dosi anno dopo anno, guardando i bilanci e delocalizzando.

E se questi giovani di domani avranno una pensione, questa sarà il 40% inferiore a quella degli attuali pensionati.

Insomma, un debito pubblico fuori controllo com’era quello italiano che aumentava anche di 100 miliardi ogni anno che ci stava consegnando definitivamente mani e piedi ai poteri privati e agli speculatori internazionali, con la svendita totale del patrimonio pubblico, avrebbe comportato sicuramente una situazione estremamente piu difficile rispetto ad oggi.

Quindi si, hanno ragione i pensionati ed anche gli statali, ma dal momento che la maggioranza della popolazione è favorevole alla globalizzazione, ed è favorevole all’euro, questa globalizzazione e questo euro hanno cambiato le regole e dunque non si può piu vivere al di sopra delle nostre possibilità e bisogna pensare anche al mondo che viene lasciato alle future generazioni.

E’ chiaro che con il turn-over nel pubblico impego, con il blocco delle retribuzioni e delle indicizzazioni c’è un blocco anche del prodotto interno lordo, se infatti tutti prendessero piu soldi farebbero piu acquisti e farebbero aumentare il PIL.

Ma purtroppo l’alto costo della vita e del lavoro in italia e la forza della moneta euro, con la globalizzazione e con il mercato unico europeo fanno spendere quel denaro per qualche cosa che costa meno, dunque le produzioni si spostano comunque all’estero e quegli aumenti salariali vanno a finire comunque all’estero.

Il problema come ho spiegato varie volte non è quello di aumentare le retribuzioni ma di migliorare il potere d’acquisto delle attuali retribuzioni, e questo lo si può fare se i furbetti abbassano i prezzi dei prodotti e dei servizi, e lo si può fare se smettono di dire che la deflazione è l’incubo da evitare.

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