la scuola economica di Chicago, il problema spacciato per soluzione

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Combattiamo l’idillio di parole usate senza capirne il senso!

Fa bello dichiararsi neoliberisti, ma chi paga?

Fa bello essere a favore della globalizzazione, della bassa tassazione(specialmente sugli immobili), della burocrazia zero, delle agevolazioni per i grandi investitori stranieri.

Insomma, se avete un cervello anche se siete speculatori di capitale privato, sarebbe ora di cominciare ad utilizzarlo.

Un capitale che può muoversi libero nel mondo che viene anzi incentivato a muoversi, degli imprenditori che sono liberi di andare in qualunque parte del mondo per “sfruttare” le condizioni umane e ambientali favorevoli, non sono una grande opportunità per tutti, ma solo per pochi.

Spacciano innovazione per qualcosa che è tutt’altro, fanno credere che tutto questo è progresso ed invece è solo una grande fregatura che favorisce pochi e sfavorisce tutti gli altri, ma hanno il potere dei soldi per condizionare il pensiero unico main-stream, possono convincere le persone con i loro discorsi idilliaci.

Vediamo di fare un riepilogo, qualcuno ha voglia di andare a vedere che cosa è successo ai prodotti interni lordi(PIL) dei vari paesi nel mondo in questi ultimi 10 anni?

Delle parti consistenti di PIL sono passati da zone “occidentali” ad aree in via di sviluppo.

Non c’è burocrazia in quei paesi come non c’era in Italia quando è avvenuto il miracolo economico, non c’è welfare in quei paesi come non c’era in Italia, non ci sono diritti e sucurezza sul lavoro come non c’erano e come tra poco non ci saranno piu nemmeno in Italia.

Stiamo parlando di paesi che pagano i nostri imprenditori per portare le produzioni da loro e fanno “leva” sui soldi con la scusa che questi paesi sono nell’unione europea e quindi usano la stessa moneta oppure che pagando piccolissimi dazi dozanali possono inondare con quei prodotti, che sono i nostri ex-prodotti, il nostro mercato.

Ma se l’imprenditore va all’estero qui c’è la disoccupazione, quindi le tasse saranno ancora piu alte, e se il prodotto interno lordo non sale, i capitali finanziari daranno meno credito per guadagnare sul debito in quanto aumenta il rischio, e dunque il debito pubblico aumenta e quindi le tasse aumentano, dunque la forbice e la forchetta tra paesi in via di sviluppo e paesi “occidentali” si allarga ulteriormente, e dunque i “nostri imprenditori” quelli che avevano resistito alla prima ondata di delocalizzazioni sono incentivati ulteriormente ad andarsene.

I discorsi sulla stampa di moneta e sul valore della moneta in relazione ai posti di lavoro li ho già fatti molte volte, l’ultima pochi giorni fa.

Tutto è correlato.

Voglio solo far notare quanto siano pericolose queste persone, quelle che esprimono il pensiero della scuola economica di cicago sono gli stessi che comandano i grossi capitali che fanno gola a qualsiasi premier europeo, sono quelli che non vogliono l’articolo 18 per le aziende sopra ai 15 dipendenti, e perchè?

La spiegazione è molto ma molto semplice….

Il capitale straniero arriva in Italia, si compra le aziende, prende i suoi ordinativi ed i clienti ed il suo know-how, crea un pacchetto tutto compreso, rivende tutto questo bene “immateriale” ad un buon prezzo nel paese di origine, laddove costo della vita e costo del lavoro sono inferiori, e comincia una produzione dello stesso bene con quasi identica qualità a prezzi molto ma molto piu bassi, globalizzandone le vendite.

Globalizzarne le vendite significa che una parte di questa produzione andrà anche nel paese di origine dell’azienda originaria poi rilevata, ed i consumatori scelgono in base al prezzo.

Classico l’esempio dei cellulari e della telefonia mobile, chiunque può andare a vedere dove viene prodotto il proprio smart-phone e accorgersi di questo, se venisse prodotto qui costerebbe forse anche 5 volte di piu, e nessuno lo comprerebbe.

Stiamo parlando di telefoni magari pensati negli stati uniti d’america, che fanno lavorare i bambini in Africa per ottenere il Coltan, vanno fino in Vietnam per essere assemblati e poi finiscono nelle vetrine a prezzi competitivi, QUESTA E’ LA SCUOLA DI CHICAGO.

Molte volte questo non accade per l’intero prodotto ma solo per una parte del prodotto il che porta l’etichetta quasi ad ingannare i cittadini e a far credere loro che quei prodotti siano lavorati interamente in una certa zona quando non è vero.

La scuola di Cicago è certo una bella scuola per chi è speculatore, o per i manager addetti alle delocalizzazioni o allo sfruttamento della manodopera sottopagata e senza diritti.

E’ anche una bella scuola per quegli stati che vogliono quei capitali, ma inevitabilmente quegli stati un domani avranno un costo della vita e del lavoro lievitato, non piu competitivo come una volta, quindi questi grossi squali prenderanno i loro soldini e li porteranno oltre confine, in un paese in via di sviluppo che non si è ancora sviluppato, e lasceranno il debito pubblico, i tagli al welfare ai governanti che per far fronte ai debiti dovranno svendere ogni cosa è di proprietà dello stato.

LA FASE DUE DELLA SCUOLA ECONOMICA DI CICAGO, ALL’ILLUSIONE, AL GRANDE MIRACOLO ECONOMICO, SEGUE LA SVENDITA TOTALE DEL PATRIMONIO PUBBLICO, DOPO AVER SPECULATO SUL DEBITO.

Ecco, noi siamo arrivati alla fase due e questi ci vengono a fare la morale e a convincere le persone che la causa del problema non sono loro, che loro sono la soluzione.

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