Pensioni e reclam!

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Secondo la CGIA di Mestre l’Italia è il paese con la spesa pensionistica piu alta d’europa.

Ma l’Italia è anche il paese con l’età pensionabile piu alta d’europa ed ha il record della disoccupazione giovanile(secondo l’OCSE il 52,8% dei giovani italiani tra i 25 e i 29 anni ha un’occupazione contro la media del 73%)

Mettendo insieme questi dati è evidente come le attuali erogazioni pensionistiche siano troppo alte, sopratutto se confrontate con quelle che saranno erogate in futuro.

Dunque ci vuole un riordino delle erogazioni pensionistiche seguendo parametri che siano identici per i pensionati di oggi ma anche per i pensionati di domani, e va abbassata l’età di pensionamento.

Un sistema che porta le persone a lavorare di piu ma a non essere obbligate a lavorare di piu è il sistema contributivo.

Alcune persone sceglieranno di uscire prima dal lavoro lasciando il posto ai giovani ma ottenendo una pensione inferiore, altri invece continueranno volontariamente a lavorare oltre l’età di pensionamento.

Il fatto è che nel nostro paese il prezzo dei costi e dei servizi è raddoppiato, il potere d’acquisto si è dimezzato.

Non si esula dalla solita critica che rivolgo al sistema sulla deflazione.

Se ad esempio un negozio dovrà pagare 2 mila euro di affitto, è evidente che venderà la propria merce inserendo il costo dell’affitto nel prezzo di vendita.

A loro volta gli acquirenti di quella merce o di quel servizio avranno bisogno di piu denaro nelle loro remunerazioni, e a scalare ogni prezzo viene aumentato, comprese le tasse(lo stato acquista beni e servizi ed eroga remunerazioni) che poi si riverbereranno sugli stessi che inizialmente hanno aumentato i prezzi, è un circolo vizioso nel quale il potere d’acquisto perde valore perchè i contratti non vengono rinnovati, le retribuzioni non vengono rivalutate.

Sempre secondo l’esempio se si attua un meccanismo di tassazione intelligente sugli immobili si può ottenere un prezzo piu basso per quegli affitti, per i successivi servizi erogati, per le merci vendute.

Si ottiene cioè un potere d’acquisto maggiore per le retribuzioni.

Fino ad ora invece si è pensato l’esatto opposto, il fare impresa, il riuscire a vendere la merce ad un prezzo piu alto era una cosa positiva, rientrava nella capacità dell’azienda di “piazzare” il proprio bene seguendo l’autoregolamentazione del mercato, il principio della mano invisibile secondo il quale non ci deve essere l’intervento di una volontà collettiva razionale.

Io posso capire che tutto il mondo gira sulle pubblicità, che le televisioni ed i giornali ottengono soldi vendendo spazi pubblicitari, che se il prezzi di quei prodotti diminuiscono allora diminuiscono anche le entrate dei mass-media.

E se invece quei prezzi aumentano le entrate dei mass-media saranno piu elevate.

Ma il giocattolino si è rotto nel momento in cui le retribuzioni vengono bloccate, perchè l’aumento di prezzo crea una diminuzione delle vendite, dunque si ha la situazione di deflazione, proprio quella che loro odiano e avversano.

E le retribuzioni sono bloccate perchè se fossero alzate smetterebbero di esistere i posti di lavoro, qui resterebbero solo alcune categorie di lavoratori, specificatamente quelle dei servizi e della vendita nella grande distribuzione, guardacaso proprio quelle che vengono “usate” dai mass-media, quelle che hanno desertificato le zone dove una volta c’erano i piccoli negozietti.

Nel mercato globale il tutto si tiene, viene a crearsi l’interdipendenza.

L’aver tolto le barriere a livello globale e l’aver creato questa unione europea ha permesso agli imprenditori di andare all’estero ha creato degli evidenti squilibri , e tutto questo lo si vede da anni.

Il guadagno ottenuto pagando ad esempio 10 centesimi il contadino e vendendo quello stesso prodotto a 3 euro, dopo il trasporto, la rivendita e la pubblicità non può essere considerato positivamente, non può rientrare nello scopo di lucro personale,ma è piuttosto un DANNO ALLA COLLETTIVITA’.

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