Il senato dei contrappesi che non esiste

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La rappresentanza non è la sovranità dei cittadini, è la possibilità che gli eletti dai cittadini rispecchino il voto popolare e si possano confrontare tra loro nelle aule parlamentari in numero equivalente al numero dei voti ricevuti dai cittadini, senza sbarramento, senza premio di maggioranza.
Implicitamente 100 senatori divisi in 20 circoscrizioni contengono di per se uno sbarramento naturale, ergo non vi può essere rappresentanza come specchio della società rispetto ai voti ottenuti dai cittadini.
Il problema vero è che qualcuno vuole fare antipolitica nel mentre distrugge la repubblica.
Andare ancora dietro a queste persone equivale ad un tradimento della costituzione.
Non si può cancellare con dei tarallucci e del vino ciò che è stato fatto sulla legge elettorale nel metodo prima ancora che nel merito.
Non si può cancellare la seduta fiume che ha impedito un naturale svolgimento della discussione su una revisione della costituzione di 40 articoli, e che impedirà in futuro la modifica dell’articolo 2.
Articolo 2 che teoricamente potrebbe anche essere modificato per quanto riguarda il numero dei componenti del senato, in quanto nell’altro ramo del parlamento nella commissione prima ed in aula poi il numero è stato modificato, anche se la cifra totale finale è rimasta 100.
Il problema è che questa gente non ha alcuna intenzione di mollare di un solo millimetro.
In piu la rappresentanza del senato la vogliono non rispetto al voto popolare, con la ripartizione dei seggi spettanti ad ogni gruppo fatta dall’ufficio circoscrizionale la sera stessa del voto, cioè calcolando i seggi sul numero effettivo di voti ricevuti da ogni gruppo, e poi lasciando che quel gruppo politico decida in autonomia chi nominare facendo ratificare al consiglio regionale, ma sulla consistenza dei gruppi politici regionali viziati dal premio di maggioranza.
Vogliono pochi senatori dopolavoristi e vogliono che siano obbligatoriamente consiglieri regionali, e non invece dei bravi sindaci che il gruppo politico in autonomia all’interno dei propri statuti di democrazia interna sceglie.
Bisogna decidere se si vogliono affossare totalmente le forme partito a favore di un regionalismo del magna magna, o se si vuole avere dei partiti costituzionalizzati all’interno della repubblica, che abbiano come filtro di sicurezza il consiglio regionale, che nomina e revoca effettivamente il senatore, ma che si frappone tra il partito e la figura rappresentativa.
Si intende specchio della società quando a tot voti corrispondono tot seggi rispettando totalmente l’uguaglianza del voto senza alcun premio di maggioranza, senza alcuno sbarramento, nemmeno quello naturale che si ha in un senato di soli 100 componenti.
Lasciando a 350 rappresentanti si ottiene lo sbarramento naturale di 350 mila voti nelle regioni piu popolose affinche un partito ottenga un seggio.
La libertà di mandato continua ad essere garantita, il seggio senatoriale può essere perso per revoca del consiglio solo es esclusivamente se vengono a mancare le condizioni che ne hanno portato all’elezione, ovvero il seggio comunale, o il seggio regionale, una decadenza, cause relative all’inellegibilità.
E’ dunque, in questo caso, il singolo consiglio regionale che deve decidere per la decadenza del senatore e non l’intero senato come invece avviene oggi.
E quel rappresentante mantiene l’assenza del vincolo di mandato e non può decadere per le sue idee, ma rappresenta la regione e non piu la nazione.

Resta un fatto che non essendoci elezione diretta da parte del cittadino, questo senato può essere solo parzialmente delle garanzie.

Non ci sarà dunque una valida collaborazione tra le due camere, il senato sarà sempre considerato una ruota di scorta.

Ho proposto che il senato potesse essere chiamato “SENATO DELLA RAPPRESENTANZA POPOLARE” e questo per un motivo molto semplice, essendo i senatori nominati e andando verso forme di democrazia diretta, si sarebbe potuto occupare delle leggi di iniziativa popolare, avrebbe potuto avere la prima lettura in queste leggi, che oggi non trovano alcuno sbocco.

Avrebbe potuto dare garanzie al popolo italiano per quanto riguarda la bollinatura sui costi standard, sulle finanziarie fatte dall’altra camera, il potere di bollinatura ovvero parere favorevole della commissione finanze del senato, che può essere negativo solo se vengono scoperte coperture inadeguate.

Infatti una repubblica democratica non può affidarsi a dei meri tecnici della tessoreria per verificare che venga rispettato il pareggio di bilancio in costituzione.

Un senato che avesse responsabilità anche sulla proclamazione dello stato di guerra, in quanto dall’altra parte c’è una minoranza che diventa maggioranza con un premio ad un solo partito che può condizionare il capo delle forze armate.

Avevo proposto che il senato a maggioranza qualificata dei 2/3 potesse legiferare su tutte le materie di competenza regionale, cioè potesse fare una sola legge che diventa poi automaticamente vigente in ogni regione.

Questa riforma cosituzionale affossa le province, ne prende le risorse che poi vengono vendute dall’antipolitica nazionale come soldi freschi investiti “per la prima volta” nelle scuole.

Avremo i super presidi e i super prefetti che obbediscono al presidente del consiglio.

Avremo un presidente della repubblica minacciato quotidianamente che perde il potere di formazione del governo e scioglimento delle camere perchè questi vengono dati al capo politico che non deve nemmeno ricoprire la carica di presidente del consiglio, e da fuori il parlamento può comandare non essendo candidato e non essendo votato, grazie ad una legge elettorale che non permette le preferenze al livello nazionale.

la riforma costituzionale toglie molti poteri alle regioni,salvo poi concederli bonariamente indietro se la regione obbedisce al nuovo ducetto eletto con l’italicum.

Questo è uno stravolgimento della democrazia, in certi comuni non avranno piu nemmeno la scheda per eleggere il sindaco, perchè limitrofi a città metropolitane, non avranno piu la scheda per l’elezione proviciale, quella per l’elezione dei senatori.

Al minimo sindacale che è stato chiesto in aula è stato fermamente opposto un NO.

E’ stato chiesto solamente di rendere operativi i referendum propositivi, di indirizzo, che non mutavano in alcun modo la legislazione vigente.

Dunque il cittadino ha sempre meno la possibilità di dire la propria, i poteri dello stato si sbilanciano verso una sola camera comandata da una sola persona che ha pieni poteri in tutta la repubblica, ad ogni livello territoriale, senza piu contrappesi.

Fermarsi alla sola elettività dei senatori sarebbe banale, certo sarebbe importante che l’articolo 2 del DDL boschi sia bocciato dall’aula e che restino i 350 parlamentari eletti dal popolo, ma c’è anche tutta una serie di altre questioni che non si possono ignorare.

Un buon punto di partenza per un possibile dialogo sarebbe riportare nella commissione affari costituzionali i senatori sostituiti dal partito democratico.

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