Updates from marzo, 2015 Attiva/disattiva nidificazione dei commenti | Scorciatoie da tastiera

  • giamps78 16:38 il 31 March, 2015 Permalink | Rispondi  

    La banda ultra-larga, i fondi FESR e la propaganda renziana 

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    Come volevasi dimostrare, i 7 miliardi destinati dal presidente del consiglio Matteo Renzi per la banda ultra larga di internet ci sono, da subito, senza fare ulteriore debito pubblico, anzi se non vengono spesi andranno perduti.

    Già da tempo è partito il progetto dell’agenda digitale europea , che sfrutta i fondi europei FESR(fondo europeo di sviluppo regionale) che sono in scadenza il 31 dicembre 2015, cosi come quelli FES se non verranno usati verranno persi.

    Siccome l’attuale governo si è impegnato sugli investimenti ed ha concordato con l’europa la flessibilità sul patto di stabilità, credo sia utile un ulteriore impegno per l’utilizzo dei restanti 7 miliardi per velocizzare il bando del Piano strategico nazionale per la banda ultralarga.

    Infatti il progetto dell’agenda digitale al momento riguarda solamente poche regioni , Campania,Puglia, Basilicata, Sicilia e Calabria, Lazio e del Molise, mentre il ministero per lo sviluppo economico ha aperto tavoli anche in Veneto, Emilia-Romagna e Piemonte

    Ad esempio in Campania entro il 2015 la fibra ultralarga raggiungera’ 3 milioni di abitanti, con il 60% dei lavori gia’ completati nei 119 comuni interessati dal piano, ma anche a Torino si stanno muovendo velocemente.

    La domanda che mi suscita perplessità è : come si interseca il lavoro già svolto e programmato con il nuovo piano di questo governo?

    Infatti i soldi ci sono, scadono il 31 di Dicembre, cioè tra pochi mesi, e poi saranno persi, mentre il piano del governo pare sia diverso, con regole nuove e mutevoli, e pare che invece di velocizzare le operazioni con il poco tempo a disposizione sia destinato a rallentare il tutto perdendo tempo e risorse e adirittura usando ulteriori soldi pubblici cioè creando ulteriore debito e tutto questo solo per le manie di grandezza di un presidente del consiglio che si vorrà vantare in campagna elettorale di aver portato l’italia nell’era digitale.

    Non è così che si governa per i cittadini, non si può agire sempre per il proprio rendiconto elettorale e personalistico, va cambiata la mentalità in questo modo di fare politica.

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  • giamps78 10:24 il 31 March, 2015 Permalink | Rispondi  

    Ripresa economica nel 2015? Piano con gli scavi! 

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    Piano con gli scavi!
    Il PIL sarà positivo quest’anno, ed è un fatto positivo, ma questo non significa che c’è l’uscita automatica dalla crisi.
    Intanto va precisato che non è vero che il pil è positivo per la prima volta dall’inizio della crisi, ho sentito parlare di 7 anni.
    Non è così , ecco i dati del pil :
    -2008 negativo -0,9%
    -2009 negativo -5,2%
    -2010 positivo +1,3%
    -2011 positivo +0,4%
    -2012 negativo -2,4%
    -2013 negativo -1,9%
    -2014 negativo -0,4%

    Dunque il 2011 è stato l’ultimo anno a pil positivo e come si evince dai dati stiamo ancora sguazzando nella crisi nonostante due anni consecutivi di crescita(2010-2011).
    Capisco che spargere fiducia fa parte del lavoro dei politici, ma l’italia continua a dipendere da fattori esterni sui quali non possiede alcuna sovranità(euro,petrolio,BCE) perciò continuerà ad esserci la stessa situazione del passato, per questo il rigore va affiancato da investimenti pubblici a tassi di interesse contenuti per operare sui nervi scoperti dell’economia, cioè l’autoproduzione di fonti energetiche verdi,la nuova mobilità verde, il risparmio energetico, la digitalizzazione, il rilancio dell’agricoltura,la valorizzazione del sistema ESCO degli investimenti etc etc.

     
  • giamps78 08:57 il 31 March, 2015 Permalink | Rispondi  

    Mercato libero : lo scopo di lucro non può essere l'unico principio 

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    Chi gode di regime di tassazione agevolato e non ha scopo di lucro non dovrebbe poter fare donazioni.
    Se si stabilisce il principio che la minore pressione fiscale aiuta l’economia e la competitività e permette lo svolgimento di un ruolo sociale, allora non si dovrebbe ammettere che l’accumulo di risorse possa servire ad altro rispetto all’abbattimento dei costi di esercizio e alla creazione di nuovi posti di lavoro, fissando come principio anche un tetto massimo degli stipendi per ogni livello di amministrazione che non dovrebbe superare i 20 mila euro lordi annui, oltre il quale evidentemente lo scopo di lucro indubbiamente c’è.
    Non si può mescolare il commercio con un ruolo fondamentale quale l’attività sociale e capillare svolta sul territorio e il conseguente ribasso dei prezzi per i servizi offerti, cioè la concorrenza sleale per arricchire pochi furbi che utilizzano furbescamente le leggi nei grandi centri commerciali.
    La tassazione agevolata deve servire per mantenere sul territorio dei servizi che altrimenti il mercato libero farebbe chiudere, per raggiungere aree difficili e spopolate, per dare lavoro alle persone socialmente piu in difficoltà nel trovare lavoro.
    Genuino deve essere il confronto tra il prezzo dei beni e dei servizi offerti dal commercio libero a tassazione regolare,e tra quelli offerti da uno speciale regime di tassazione privo dello scopo di lucro.
    Non può essere concorrenza sleale ma deve esserci l’utilità sociale per evitare il rialzo costante ed esorbitante dei prezzi nel commercio libero, cioè l’abuso del capitale finanziario con suo cartello di prezzi tra concorrenti.
    Il principio capitalistico viene ribaltato.
    Oggi ci dicono che facendo i propri interessi si fanno anche quelli della collettività, tesi totalmente errata.
    Ci dicono che se si arricchisce il singolo crea posti di lavoro, cosa in molti casi non vera.
    Queste tesi sono non sono corrette perchè il mercato si è aperto alla globalizzazione ed ogni profitto del singolo equivale ad una perdita di competitività del sistema paese, perchè l’aumento del prezzo finale influisce sul costo della vita e sul costo del lavoro e piu alti risultano questi parametri maggiori difficoltà creeranno al sistema paese nel mondo degli scambi globalizzati.
    Va dato però un vantaggio al commercio libero avente lo scopo di lucro, o meglio, va svantaggiato il commercio senza scopo di lucro vietando le esportazioni prodotte grazie alla tassazione differenziata.
    Lo scopo sociale infatti si deve fermare al confine, poi è il mercato a dover fare il resto.
    Quindi l’assenza di scopo di lucro darà dei vantaggi fiscali ma anche conseguentemente delle limitazioni evidenti che riguardano il tetto agli stipendi, il divieto delle donazioni, l’impossibilità di avere rapporti con l’estero.
    Si calmierano intelligentemente le normali attività commerciali evitando che tutto sia lasciato in mano al capitale finanziario e allo scopo di lucro personale.
    Nella costituzione dei posti di lavoro lo stato entra a gamba tesa e dice che il lavoro è anche operazione sociale, che nel mercato non contano solo i soldi ma anche i principi

    P.S.
    in questo articolo si spiega come può 1 euro valere di piu di 300 euro :
    Ennesima spiegazione sul fenomeno dell’abbassamento dei prezzi
    https://giamps78.wordpress.com/2015/03/02/ennesima-spiegazione-sul-fenomeno-dellabbassamento-dei-prezzi/

     
  • giamps78 14:04 il 29 March, 2015 Permalink | Rispondi  

    I tre contrappesi necessari nella riforma costituzionale 

    il gufo2

    Alla riforma costituzionale che porta il nome dell’attuale ministro Boschi mancano i contrappesi.
    Se si vuole confermare lo schema di questo irragionevole e pericoloso impianto, si dovrebbe perlomeno ragionare sul mantenimento di equilibri che possano dare le garanzie necessarie per limitare un rischio autoritario, una dittatura dell’uomo solo al comando.

    Elezione presidente della Camera dei Deputati

    Questo primo punto è fondamentale se si considera che la riforma accentra quasi tutti i poteri ad una sola camera.
    Pertanto la presidenza di tale camera non può che essere imparziale e fuori dalla portata dei numeri di governo, pena il cattivo andamento dei lavori parlamentari, ed il mancato rispetto delle minoranze parlamentari.

    Così come per l’elezione del presidennte della repubblica, anche l’elezione del presidente della camera dei deputati dovrebbe avvenire tramite il superamento di una soglia di garanzia, in poche parole dovrebbe essere lasciata alle minoranze oppure si dovrebbe trovare una convergenza con un un nome super partes.

    Poteri del nuovo senato delle autonomie

    Il senato delle autonomie oggi non serve praticamente a nulla, non ha quei poteri che permettono una parità morale e politica nei confronti dell’altra camera.

    Si possono proporre dei contrappesi che ne accrescano la capacità di incidere senza per questo determinare un ritorno dell’obbligo fiduciario nei confronti del governo.

    Il senato ad oggi non avrebbe poteri sulle leggi di bilancio, ma la sua commissione finanze potrebbe invece diventare organo tecnico per il controllo del buon andamento dei conti pubblici, e sul pareggio di bilancio.

    Al senato delle autonomie spetterebbe dunque il controllo sul buon andamento dei conti pubblici, potrebbe avere poteri di firma sulle coperture finanziarie degli atti prodotti nell’altra camera, in modo da affiancare il compito oggi ricoperto esclusivamente dalla ragioneria dello stato.

    C’è spazio per affidare al senato anche il controllo e la verifica del rispetto dei costi standard degli enti locali e dello stato.
    C’è spazio per dare al senato anche poteri di proposta e convalida dei commissariamenti degli enti locali effettuati dal governo.

    Poteri delle regioni ordinarie sulle province e sulle città metropolitane

    Io penso che le province elette a suffragio universale possano essere a tutti gli effetti considerate corpi intermedi che dovrebbero essere autonomi dallo stato, considerando che le prefetture le ha messe Napoleone, che le province avevano il prefetto loro presidente, che poi ci fù l’evuluzione del voto a suffragio universale, che infine fù Mussolini a togliere il voto popolare, e lo fece molti anni prima di dichiararsi pubblicamente regime, e tale voto fu ripristinato nel secondo dopoguerra.

    C’è alla base una diversa concezione dello stato e della sua organizzazione, si può però trovare una mediazione tra un regionalismo spinto e l’assoluto potere centrale.

    C’è ancora tempo per togliere alla camera dei deputati la competenza esclusiva in materia di governo del territorio e di circoscrizioni territoriali dando tali competenze alle regioni(come avviene negli statuti speciali).
    Lo stato non dovrebbe affidare le proprie competenze direttamente agli enti di area vasta(province, città metropolitane) ma dovrebbe affidarle solamente alle regioni, che a loro volta decideranno in autonomia come imbastirne l’organizzazione, fatto salvo il principio dei costi standard che dipenderebbe dal senato della repubblica, come descritto in precedenza.

     
  • giamps78 22:06 il 28 March, 2015 Permalink | Rispondi  

    La DC di De Gasperi fece la “legge truffa” contro il PSI 

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    (nella foto : cappio mostrato dai parlamentari Lega Nord primi anni ’90)

    De Gasperi non voleva al governo partiti con la falce e martello cioè i comunisti, ma non voleva neanche il PSI che un pò come il PD-S degli anni ’90, aveva nel simbolo proprio la falce ed il martello.
    A conferma di questo fatto si può rilevare come gli altri partiti socialisti, quelli senza falce e martello nel contrassegno elettorale facevano parte già dei precedenti governi De Gasperi, ma non il PSI.
    De Gasperi fece una bella forzatura, la nuova legge elettorale “truffa” e puntava ad una vittoria a mani basse, ma la campagna elettorale fu tremenda e la DC perse molti punti percentuali,il premio di maggioranza non scattò, e De Gasperi giustamente si dimise.
    Nel successivo governo vi partecipò anche un partito con la falce ed il martello nel simbolo, cioè PSI.
    In piena guerra fredda,venne asfaltato il tentativo di imbrogliare gli italiani, LA POLITICA maturò com’è giusto e come dovrebbe sempre avvenire, fù fatta la scelta giusta.
    Non successe la stessa cosa nel 1993-94, il PSI che da decenni non aveva piu il simbolo falce e martello, non volle fare accordi con il PDS che aveva ancora la falce e martello, ma con il PCI aveva governato per decenni in molti enti territoriali.
    Fallì la maturazione politica, il PDS si alleò con l’MSI per cancellare il centro politico italiano e contro il PSI , per creare l’alternanza tramite una nuova legge elettorale.

    Ma che come si sarebbe evoluta la storia politica italiana se il PCI di Berlinguer fosse andato al governo?

    Non ci è permesso saperlo, di certo è mancato veramente un soffio al raggiungimento del vero “compromesso storico”.
    Ogni crescita passa per una fase di travaglio, la scorciatoia della legge elettorale è sempre lì, ogni volta, ed ogni volta va sconfitta perchè altrimenti si apre un ciclo che poi crea devastazione politica, come quella degli ultimi 20 anni,nella seconda repubblica.

    In certi momenti la storia deve fare il suo corso, la maturazione può avvenire solo a certe condizioni, la strada piu breve e che sembra piu facile rimane sempre il cambiamento della legge elettorale, stà avvenendo anche in questi giorni.

    Anche la Lega avrebbe potuto realizzare da subito tutti i suoi progetti, nei primi anni ’90 venne loro offerta una riforma costituzionale che lasciava il 70% dei soldi alle regioni ed il 30% allo stato, ma non colse l’occasione perchè l’obbiettivo era quello di aumentare il numero di voti, ed oggi 24 anni dopo, guardacaso la proposta della Lega è proprio quella di far rimanere il 70% delle tasse nelle regioni, ma le condizioni non lo permettono ed anzi la nuova riforma toglie competenze alle regioni.

    Anche per il neonato movimento 5 stelle c’è stata data l’occasione per far parte della maggioranza di governo, ma puntavano al 51% dei voti, inutile dire quanto negativamente si sia per loro evoluta la situazione odierna.

     
  • giamps78 20:54 il 26 March, 2015 Permalink | Rispondi  

    I primi dati "incoraggianti" sui jobs act 

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    Tutti esultano per i dati dei contratti a tempo indeterminato, “cifre impressionanti” ha detto il presidente del consiglio Matteo Renzi​.
    Sarebbe piu corretto ricordare che quei dati non hanno usufruito del nuovo e secondo job act i cui decreti non erano ancora divenuti legge e nelle aziende sopra i 15 dipendenti quelle assunzioni godono ancora dell’articolo 18 dello statuto dei lavoratori.
    Se c’è un job act di cui possono aver usufruito è solo il decreto legge, il primo job act fatto 10 mesi fà, che però favoriva il lavoro a tempo determinato allungandone i termini ed il numero di rinnovi temporanei.
    Invece forse bisognerebbe guardare la realtà, è molto probabile che solo una minima parte di questi 78 mila contratti ottenuti tra Gennaio e Febbraio siano degli effettivi nuovi posti di lavoro, molto probabilmente sono dei contratti a tempo determinato convertiti dai datori di lavoro che hanno usufruito dello sgravio fiscale in vigore con la finanziaria, prima che potesse entrare in vigore il secondo jobs act che elimina l’articolo 18.
    Dunque in sostanza si tratterebbe di minori entrate per lo stato a parità di posti di lavoro il che farebbe pensare ad un aggravamento del problema che riguarda le mancate coperture finanziarie sui decreti attuativi all’interno della delega che il parlamento ha concesso al governo sul tema del lavoro e su cui il governo inspiegabilmente è fermo da diversi mesi.
    Va benissimo far costare meno il lavoro, è auspicabile e logico considerando la grande disoccupazione ed i problemi di competitività.
    Ma i jobs act sono una mossa utile solo se riescono ad auto-sostenersi dal punto di vista delle coperture, cioè se i nuovi posti di lavoro sono un numero piu elevato, evidentemente non una mera conversione di quelli già esistenti tra l’altro in futuro privati della possibilità di reintegro sul posto di lavoro.
    Se cioè aumenta la platea dei lavoratori,anche con degli sgravi fiscali piu marcati, la somma totale delle entrate per lo stato dà comunque una positività complessiva, riducendo la copertura finanziaria necessaria e migliorando la competitività delle imprese, il che potrebbe innestare un volano economico che potrebbe portare ad ulteriori sgravi supportati dalle maggiori entrate fiscali dovute al piu alto numero di lavoratori che contribuiscono, ed anche per un periodo piu alto di quei 3 anni.
    Se c’è piu gente che lavora tutti possono pagare meno tasse, ed a sua volta il ciclo virtuoso della detassazione diventa non solo sostenibile ma auspicabile, facendo anche ripartire i consumi.
    Ma se questo invece non dovesse verificarsi si creerebbero dei buchi nel bilancio dello stato, il che farebbe pensare a quanto risulta sbagliata la disciplina sui licenziamenti e sulla cancellazione dell’articolo 18.
    Cioè se questi sgravi non dovessero restituire competitività al sistema lavorativo italiano con la creazione di veri posti di lavoro, sarebbero almeno dovuti servire per stabilizzare i lavoratori assunti con la minaccia per l’impresa di una restituzione delle cifre godute, in questo modo ci sarebbe stata la salvaguardia dei conti pubblici ed i jobs act avrebbero funzionato non tanto per la creazione di nuovi posti di lavoro quanto da stabilizzatori dei posti di lavoro nel lungo periodo.

     
  • giamps78 12:55 il 26 March, 2015 Permalink | Rispondi  

    No al carcere per i corrotti, è controproducente 

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    I corrotti non sono portatori dei maggiori pericoli per la società rispetto a tanti delitti piu efferati, ci sono reati molto piu gravi che meritano un regime carcerario ininterrotto.
    Mettere in carcere i corrotti, anche quelli che hanno compiuto piccoli reati di corruzione, è controproducente in quanto il sistema carcerario è sovraffollato e si finirebbe per fare ulterioni norme denominate svuotacarceri che rimetterebbero in liberta coloro che hanno compiuto reati che provocano un piu elevato allarme sociale.
    Dunque non dovrebbe esserci la minaccia del carcere per i corrotti, ma le pene per questa fattispecie di reato devono essere comunque pesanti, è per questo che sarebbe giusto adattare la normativa sui mafiosi, quella che riguarda il sequestro dei beni,anche al fenomeno della corruzione.
    C’è una richiesta di danni economici e morali ed il giudice provvede al corrispondente ed equivalente sequestro dei beni.
    Ad esempio se sull’expo c’è una mazzetta da mille euro, non si guarda tanto a quella cifra quanto al danno d’immagine che si genera per il “sistema italia”, quantificato durante il processo, e si provvede all’equivalente sequestro dei beni come riparazione al fatto.
    Non serve a nulla dare qualche anno di carcere, la corruzione si deve colpire nel suo fulcro, nella paura di perdere le proprietà, infatti anche 6 anni di carcere al posto di 4 non impauriscono nessuno, se c’è un rischio da correre per accumulare ricchezze e passare bene il resto della propria vita lo si fà anche rischiando quei pochi anni di carcere godendosi poi quanto guadagnato una volta terminata la galera.
    Se invece il rischio è di perdere quelle ricchezze c’è la deterrenza anche senza il carcere.

     
  • giamps78 10:49 il 26 March, 2015 Permalink | Rispondi  

    Nella prima repubblica tutto questo non sarebbe successo(26 Marzo 2015) 

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    Persone con la schiena dritta si sarebbero già dimesse da parlamentari, oppure sarebbero confluite nel gruppo misto, o avrebbero chiesto un referendum tra gli iscritti.
    Invece abbiamo i renziani di minoranza, che fingono di opporsi a Renzi per occupare uno spazio di visibilità.
    Sanno che se pungono fanno la fine delle api, muoiono, hanno un solo pungiglione e lo usano per difendere il nido, cioè il proprio partito.
    L’italia è in mano a delle combriccole di dilettanti allo sbaraglio, una democrazia deviata.
    Se fossimo nella prima repubblica si sarebbe tornati al voto, se qualcuno non si fosse trovato d’accordo sarebbe stato escluso dal partito e si sarebbe fatto una sua lista, ed i cittadini avrebbero deciso da che parte stà la ragione senza l’ignobile sbarramento che ne avrebbe compromesso il seggio.
    Si dice che i costituenti abbiano voluto un governo debole, ma oggi abbiamo la riprova che certi meccanismi elettorali sono l’argine di sicurezza contro le derive individuali che si basano su agglomerati politici con il capo e senza coda.
    I cittadini chiedono che il proprio voto abbia rappresentanza, che quella rappresentanza non sia schiacciata verso destra o verso sinistra, che le camere siano lo specchio della società.
    Invece l’agglomerato di potere parte dalla legge elettorale, basta essere primo partito, basta prendere un voto in più, e ci si divide tra minoranza e maggioranza interna usando la conquista delle cariche pubbliche come unico collante di potere.
    Si parla di frammentazione come di un male della politica, ma l’estremo opposto è un male altrettando grave, il restare insieme solo per ottenere delle poltrone a scapito della rappresentanza chiesta dai cittadini con il proprio voto.
    Il parlamento è l’unica sede dove deve valere il centralismo democratico, la sede di partito non può e non deve imporre la linea ai parlamentari che non hanno vincolo di mandato.
    Il fatidico ritorno alle urne viene descritto come un male della politica, come dimostrazione di instabilità, ma l’estremo opposto è un male altrettanto grave, il restare incollati alle poltrone pur di evitare il voto, il trasformismo dei gruppi parlamentari non votati dai cittadini ledono profondamente il rapporto fiduciario dei cittadini nei confronti della politica.

    A queste condizioni non si può generare un clima di fiducia nel paese, anzi aumenterà la disillusione e la sfiducia, con il serio rischio di travolgimento di apparati che dovrebbero essere di garanzia democratica e che invece nel tempo si sono trasformati in tane dove i piu furbi possono fare i propri comodi in modo indisturbato, contro tutto e contro tutti.

     
  • giamps78 08:43 il 26 March, 2015 Permalink | Rispondi  

    Le incostituzionalità nel decreto legge antiterrorismo 

    Il solito decreto legge incostituzionale del ministro Angelino Alfano sulla prevenzione del terrorismo che va contro una manciata di articoli della costituzione.
    La Polizia di Stato NON PUO’ eseguire controlli ad un computer da accesso remoto senza “un’atto motivato dell’autorità giudiziaria”.
    Questa è una forma di ispezione personale garantita dall’articolo 13 della costituzione.
    Un controllo da remoto rientra nella casistica descritta anche dall’articolo 14 della costituzione, ovvero la violazione di domicilio, perchè anche se da remoto, la forza pubblica entra di fatto nell’abitazione del cittadino, si tratta in questo caso di “ispezione” che deve sottostare alle garanzie prescritte per la tutela della libertà personale.
    Non solo questo, infatti rientra nella casistica descritta anche dall’articolo 15, in cui si esplicita l’inviolabilità della corrispondenza “e di ogni altra forma di comunicazione”.
    Adesso vorrei sapere se c’è l’equilibrio in questa normativa facendo una semplice comparazione :
    Quante sono le normali ispezioni che vengono svolte fisicamente dalle forze di polizia in tutto il paese in 12 mesi?
    Quante saranno invece le ispezioni che verranno fatte con questo nuovo sistema?
    Non è che forse le forze di polizia utilizzeranno questi strumenti in modo abitudinario con la scusa del terrorismo e finiranno per compiere il piu classico degli abusi di potere?
    Che cosa c’è in questo decreto legge per “proteggere” i normali cittadini ed i siti web istituzionali dall’ingresso da remoto di forze terroristiche e forze dell’ordine?
    Quali tutele possono avere i normali cittadini?
    C’è un rendiconto pubblico sul numero dei controlli effettuati con questo sistema?
    C’è modo per un cittadino di sapere se il proprio “domicilio” è stato violato oppure resta tutto al giudice che segretamente firma un pezzo di carta e poi butta via il tutto?
    Durante queste intrusioni è specificata la validità nel riscontro processuale di prove che non hanno nulla a che fare con il terrorismo ma che comunque infrangono la legge?
    Possono questi mezzi dare il via ad operazioni di polizia che non hanno nulla a che fare con l’accusa di terrorismo?

    La risposta sembrerebbe affermativa, almeno stando a quanto riferisce il garante sulla privacy, anche il giornale laRepubblica.it sembra pensarla allo stesso modo :

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  • giamps78 03:58 il 25 March, 2015 Permalink | Rispondi  

    Il processo ragionevolmente breve 

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    Se si dovesse fare un’analisi industriale sui tempi dei processi, la prima cosa da fare sarebbe la suddivisione in fasi, stabilendo in base alla tipologia di reato un ragionevole limite temporale non valicabile.
    Si ottiene così un contingentamento del tempo di processo, si arriva a sapere in anticipo la sua durata, il che non significa avere la certezza di una data fissa entro la quale avere la sentenza.
    La soluzione del problema non è quindi la prescrizione che appare come variabile esterna ai processi, bensì andrebbe regolamentato il tempo reale del processo nelle sue varie fasi.
    Un giudice infatti per fare bene il proprio lavoro ci mette piu tempo, ed è la legge che dovrebbe stabilire il tempo massimo consentito a cui poi il giudice si deve allineare.

    Dunque ogni singolo capo di accusa avrà una sua pena massima ed in base a questa, effettuando una semplice somma, si viene a conoscere il tempo totale del processo per quel grado, e si saprà quanto dovrà durare fase per fase, intendendo ovviamente considerare il tempo effettivo di processo.

    Siccome a tutti piace fare paragoni sportivi, invece di conteggiare il tempo anche quando la palla esce dal campo, come avviene ad esempio nel calcio (a 11), si passerebbe ad un conteggio piu in stile pallacanestro (o calcio a 5),cioè si considera solo il tempo trascorso quando la palla è in gioco e si dà un limite temporale obbligatorio invalicabile.

    Dal punto di vista industriale si farebbe così, ad ogni fase una durata massima, in questo modo si evita che gli avvocati possano perdere tempo, facendo “melina” per ottenere la prescrizione che perderebbe di senso e potrebbe essere eliminata nel caso in cui un processo sia già cominciato, esattamente il contrario di quanto accade oggi, quando la si vede scattare se non c’è una sentenza definitiva.

    E’ chiaro che il sistema permette di avere il processo in tempi ragionevoli ma solo a patto che non ci siano ingorghi con le vecchie pendenze,perchè è chiaro che a differenza della prescrizione, il contingentamento è attivo quando il processo entra realmente nell’aula.

    Per questo il contingentamento deve essere restrittivo per puntare a risolvere man mano tutto l’arretrato.

    D’altra parte la prescrizione non è forse peggio dal punto di vista processuale?

     
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