• giamps78 16:30 il 23 February, 2015 Permalink Rispondi  

    La Social Card INPS è controproducente e concettualmente sbagliata

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    Non ho capito su quali basi l’INPS eroga una social card per i disuccupati.
    A parte che ci sarebbe da ridire sulla parità di trattamento e di uguaglianza tra tutti i cittadini, perchè questa social card può essere rischiesta solo al sud italia e su alcune città metropolitane.
    Poi non si capisce da dove prende i soldi, essendo che in teoria i contributi versati da un lavoratore dovrebbero servire per la sua pensione futura, quindi l’INPS che già oggi ha un buco di bilancio, spende soldi per i disuccupati e questo crea un ulteriore buco che porterà ad una nuova riforma delle pensioni cioè all’allungamento dell’età lavorativa per tutti e subito.
    C’è da capire come mai non si prendono in considerazione i contributi versati dai destinatari della social card, nel senso che se una persona si ritrova disoccupata e riceve soldi tramite questo strumento, tali denari dovrebbero essere tolti da quelli che ha versato precedentemente all’ente fino a quando tale cifra raggiunge lo zero e poi terminano le erogazioni.
    Sullo strumento social card, in se, niente da dire, anzi sarebbe utile anche per sostituire le dichiarazioni dei redditi.
    Invece il problema nasce nel momento in cui ci sono dei “privatizzatori” dello stato che utilizzano l’INPS per lanciare le loro invettive a favore della previdenza complementare.
    E’ chiaro che se l’INPS si mette a spendere soldi in questo modo, cosa che un normalissimo fondo di previdenza mai farebbe, favorisce coloro che chiedono la privatizzazione di qualsiasi cosa, perchè il pubblico non funziona.
    Invece la social card va legata ad alcune ore di lavori socialmente utili fatti nel proprio comune in quanto disoccupati, va legata a dei corsi di formazione che permettano di trovare un lavoro.
    Dare soldi senza avere in cambio nulla è assolutamente controproducente, crea l’aumento delle tasse, la diminuzione della competitività, e dunque la crescita ulteriore della disoccupazione, l’effetto esattamente opposto a quello che si vuole ottenere.
    C’è un gran bisogno di lavori socialmente utili, dalla manutenzione del territorio ai semplici lavori nelle strutture degli enti pubblici.
    Se sono 400 euro, si rapportano a questa cifra le ore lavorate.
    I corsi obbligatori per l’orientamento lavorativo, quelli messi a disposizione con il fondo sociale europeo ed altri ancora.
    Si dà qualcosa ma si chiede qualcosa in cambio, a me sembra logico.
    Ad esempio ho letto la bella idea della regione toscana che per le elezioni vuole dare la priorità agli scrutatori che sono disoccupati, rispetto a quelli che sono occupati e che peserebbero sul datore di lavoro con i permessi retribuiti e con il recupero dei giorni di riposo.
    Ottima idea, e se vi fosse una social card che funzionasse correttamente, quegli scrutinatori non verrebbero pagati per quello specifico lavoro, ma riceverebbero i soldi nella social card, nell’ambito del programma che vede una retribuzione massima di 400 euro.
    In questo caso per lo stato non cambierebbe nulla, dare i soldi agli scrutatori direttamente o metterli nella social card sarebbe indifferente, ma chi è disoccupato sarebbe obbigato a svolgere le mansioni richieste dall’ente pubblico nell’ambito di reinserimento nelle attività lavorative, ed il lavoro dello scrutinio delle schede rientrerebbe tra quelle semplici mansioni di base richieste ai beneficiari.
    E’ chiaro il nesso con il lavoro nero con i parametri stabiliti dall’INPS, ci potrà essere chi appositamente sembrerà licenziato da meno di 36 mesi che godrà di quei soldi pur lavorando in nero, pur sembrando poverissimo nel modello ISEE.
    Ci sarà chi non ha mai lavorato che prende la cittadinanza che avrà diritto a quei soldi.
    Non vi sarà alcun legame tra società ed elargizioni, nessun reinserimento, sono soldi a pioggia che partono con un nobile fine, quello di aiutare i disoccupati e finiscono per danneggiare tutti, anche i disoccpati stessi che cresceranno di numero.

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