Updates from dicembre, 2014 Attiva/disattiva nidificazione dei commenti | Scorciatoie da tastiera

  • giamps78 19:46 il 31 December, 2014 Permalink | Rispondi  

    Spiegazione crisi economica “for dummies” 

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    Se qualcuno vuole capire che cosa è successo in 8 anni di recessione in europa, ecco questo articolo semplice e dettagliato.
    Il rapporto tra svalutazione-rivalutazione della moneta con l’inflazione è molto ma molto semplice.
    Con l’entrata nell’euro siamo passati da una moneta, la lira, che si svalutava ad una che si è rivalutata rispetto alla moneta di riferimento mondiale che è il dollaro.
    Uno potrebbe domandarsi che cosa c’entra tutto questo con l’inflazione.
    L’inflazione che avviene all’interno di una moneta che si rivaluta, cioè che vale di piu danneggia l’economia interna.
    Se è vero che le importazioni costano meno va riconosciuto che esse creano una ricchezza lavoro inferiore alle esportazioni.
    Se un paese vivesse solo di importazioni probabilmente raggiungerebbe il 70% di disoccupazione.
    Quindi la disoccupazione in alcune economie europee, in special modo quelle che si basavano sull’inflazione e svalutazione monetaria, è aumentata a dismisura anche considerando che l’importazione del bene primario cioè l’energia utilizzata per muovere persone e merci si è moltiplicata per varie volte in 15 anni, fittiziamente calmierata dalla moneta rivalutata.
    Quante volte abbiamo sentito dire : grazie all’euro paghiamo meno il petrolio?
    Bene, quel prezzo ha provocato la crisi economica mondiale e distrutto il mercato interno di alcuni stati maggiormente dipendenti.
    Quali sono state le economie da svalutazione in europa?
    Per scoprirlo basta andare a vedere i vecchi cambi ad esempio della peseta, della dracma, della lira, per verificare quanto poco valesse l’unità monetaria di base, per verificare cioè che servivano 1’300 lire per 1 marco, e non 1 lira per 1 marco, per capire quanto, e per quanto tempo, la nostra moneta ha vissuto sulla svalutazione competitiva.
    Ma attenzione che non ci si può basare solo su cifre assolute con le quali si sono misurate le quantità di denaro tra importazione ed esportazione da e verso altri stati, perchè il cambio monetario nel mercato borsistico e l’inflazione sono parametri nascosti all’interno di questa cifra.
    Ma ricapitolando, il mercato interno dei paesi abituati a svalutare è saltato, per le ragioni scritte in precedenza, l’inflazione dei primi anni dalla nascita dell’euro non era piu indice di competitività associata alla perdita di valore della moneta, è diventato indice di perdita di competitività.
    Uno stesso identico prodotto che è passato da 100 a 104 euro l’anno successivo era maggiormente a rischio sostituzione dall’acquirente perchè quei 4 euro non venivano compensati dalla perdita di valore della moneta che rendeva quel prodotto appetibile.
    Ho scritto 4 euro, avrei potuto scrivere 20 perchè in alcuni paesi c’è stato un vero e proprio boom dei prezzi, cioè un vero e proprio boom nella perdita di competitività, perchè i vecchi mercat abituati da decenni di svalutazione erano abituati al rialzo dei prezzi, ed all’inizio sembrava che l’euro desse maggiore ricchezza, ma a lungo andare i rialzi hanno messo in crisi il sistema.
    Poi ci sono state tutta una serie di variabili, quali ad esempio la variabile debito, di cui nessuno si è mai preoccupato finche le prime banche sono saltate negli stati uniti e le seconde banche sono saltate in europa, e quando si parla di insicurezza dei cittadini si dimentica sempre di citare anche questi fattori.
    Gli stati abituati ormai ad abbeverarsi nel mercato privato delle banche si sono trovati essi stessi a doverle salvare, anche a causa di un cortocircuito dovuto al fatto che materialmente le economie da svalutazione non possono reggere un debito pubblico che si basa solo sui capitali privati, perchè si danno in mano le percentuali degli interessi agli speculatori e a lungo andare finisce che la banca nazionale i soldi ce li deve mettere stampando moneta, ma solo dopo che lo stato sovrano è rimasto in mutande, dopo cioè che ha privatizzato ed eseguito tagli sociali, oppure c’è il fallimento.
    Mentre al contrario le economie da rivalutazione devono vietare per definizione l’acquisto di titoli pubblici da parte della banca nazionale, altrimenti saranno loro a fallire, si capisce da qui la complicazione dell’unione europea prima ancora dell’euro, con direttive che vietano tali acquisti.
    E quando uno stato con economia da svalutazione è entrato nell’euro inizialmente e si è trovato con la possibilità di ricevere credido a tassi bassi, questi risultavano bassi per un’economia da rivalutazione, ma alti per un’economia da svalutazione, anche lo stesso identico tasso di interesse può svolgere funzioni opposte se viene modificata la forza della moneta.
    Le prime banche americane sono saltate nel 2007 con i mutui sub-prime degli immobili calcolati quando il petrolio aveva il prezzo 3 volte inferiore, l’anno dopo hanno cominciato a saltare le banche europee.
    Quei tassi bassi descritti precedentemente, già alti per l’economia da svalutazione monetaria, sono così schizzati alle stelle diventando impossibili da pagare e generando il panico economico sulla tenuta della moneta unica europea, che poi in realtà unica non è.
    Altra variabile sono le frontiere aperte del mercato globale, ci è voluto tempo perchè la Cina vi entrasse pienamente, e le frontiere aperte del mercato comunitario europeo con anche stati esentati dall’euro.
    Stiamo parlando di imprenditori che sono andati laddove il costo della vita e del lavoro era meno cari, laddove c’erano meno diritti e controlli laddove il margine di guadagno senza investimenti nella produttività e nei macchinari poteva dare un margine superiore di guadagno a discapito di coloro che sono rimasti nel territorio di origine che hanno perso fette di mercato.
    Nel tempo lo stato da economia da svalutazione si trovato nell’impossibilità di essere competitivo vedendo gli imprenditori andare all’estero, laddove c’era il libero mercato con le frontiere aperte,e vendere gli stessi prodotti tramutando le precedenti esportazioni in importazioni verso lo stato di partenza e verso il mondo intero, offrendo al consumatore un prezzo inferiore, creando una concorrenza sleale nei confronti di coloro che sono rimasti nel territorio di origine e che avevano prezzi di produzione piu elevati che hanno visto assotiliarsi fette di mercato.
    Disoccupazione da delocalizzazione diretta a cui si somma la disoccupazione dovuta al nuovo indotto concorrenziale generato dall’azienda che ha delocalizzato.
    Or dunque la crisi ha cominciato l’avvitamento su se stessa con due tremendi fattori, il costo del petrolio arrivato a superare i 100 dollari toccando punte di 140 e le minori remunerazioni dei lavoratori, provati in alcuni casi da casse integrazioni in altri da contratti di solidarietà che hanno minato dall’interno dello stato il livello di produttività e dei consumi, che a loro volta hanno contaggiato gli stati con economia da moneta da rivalutazione con i minori scambi commerciali.
    La spirale recessiva si è acuita con la bolla immobiliare, per anni gonfiata fuori misura da economie abituate alla svalutazione monetaria, e poi depressa dalla mancanza di acquisti dovuti ai bassi salari ed alla alta disoccupazione.
    E’ notorio che se in una citta c’è un elevato numero di disoccupati il valore delle case scende, perchè costoro non potranno comprarle e questo ha generato la crisi dell’edilizia con ulteriore perdita di posti di lavoro con ulteriore depressione economica.
    Da non confondere due fattori distinti sugli immobili, quello del 2007-2008 che è stato finanziario e bancario, con investimenti fatti su prezzi sbagliati per ottenere un profitto troppo alto e sull’impossibilità di pagare i debiti, e quello successivo e conseguente, dovuto alla depressione che i prezzi li ha sgonfiati, per assenza di domanda dovuta alla disoccupazione, ed alle abbassate remunerazioni.
    La crisi si è via via acuita perchè il debito pubblico era da tenere sempre piu sotto controllo, ma non era piu interamente dipendente dal mercato privato dei capitali, perchè c’è stato l’ormai ‘indispensabile intervento monetario della banca centrale europea, che in cambio di riforme ha dato alle banche private i capitali per l’acquisto di titoli di debito pubblici, prevenendo un default certo, costringendo però ad ulteriori tagli sociali che sono recessivi per definizione e al taglio degli investimenti produttivi che a loro volta hanno creato maggiore disoccupazione ed hanno diminuito i consumi, una spirale potenzialmente senza un limite al ribasso che termina con il caos sociale o con un fallimento totale.
    E’ notorio che l’economia da svalutazione ha bisogno dell’acquisto di titoli pubblici da parte della banca nazionale mentre l’economia da rivalutazione, per il mantenimento del suo status, deve vietarlo.
    Ma il problema si può risolvere permettendo l’acquisto di titoli a tasso negativo per le economie europee da rivalutazione e a tassi bassi ma positivi per le economie da svalutazione ottenendo zero come somma degli interessi totali, cioè lasciando inalterata la cifra di denaro che la banca centrale dà nell’acquisto di titoli.

     
  • giamps78 16:54 il 31 December, 2014 Permalink | Rispondi  

    Inflazione-deflazione , il processo che i CAFONI non capiscono 

    Scrivevo nel 2010 :
    “Quando la crisi sarà superata? Verrà superata solo quando l’inflazione dei paesi emergenti farà aumentare il prezzo delle loro esportazioni e nel contempo nella UE vi sarà un periodo di deflazione tale da permettere una diminuzione del costo del lavoro e quindi un guadagno di competitività con la successiva creazione di nuovi posti di lavoro. La cosa più importante , ora , è sostituire il petrolio ed abbassare il costo del trasporto”.
    E oggi, che finalmente è arrivata la deflazione che io aspetto da anni, sento frasi incredibili del tipo :
    “La deflazione in Italia non si arresta, anzi peggiora. È sempre più preoccupante la situazione dei prezzi al consumo, che continuano a registrare il segno meno nelle rilevazioni Istat.”
    Non posso accettare questo ribaltamento della realtà senza dire nulla.
    E’ chiaro che con la deflazione qualcuno ci perde e qualcuno ci guadagna, ma accade la medesima cosa a parti invertite quando c’è l’inflazione.
    In un caso l’inflazione danneggia chi ha uno stipendio il cui rinnovo contrattuale manca da anni e la cui rivalutazione è ferma, e dunque compra sempre meno beni e servizi e si crea disoccupazione mentre fa guadagnare chi ha messo i risparmi in banca.
    Nell’altro caso chi ha gli stipendi bloccati vede i prezzi calare e ne compra una maggiore quantità, creando lavoro, chi ha i risparmi in banca non guadagna un gran che.
    Comunque non può essere vista come una tragedia perchè i prezzi si abbassano in quanto vanno meno soldi all’estero per l’acquisto di energia, e quel ribasso determina minori costi per il trasporto dei beni, minori costi per le bollette sul riscaldamento anche per le imprese, dunque i prezzi ribassati non determinano un deficit maggiore per chi deve fornire i beni o i servizi ai cittadini.
    Anzi, l’aumentare del numero di acquisti determina maggiori entrate e dunque oer un numero di vendite superiori, PER UN PROCESSO CHE QUESTI CAFONI NON CAPISCONO, si sostiene l’inflazione con l’aumento della domanda, ed è quà che bisogna successivamente vigilare.
    Non ci devono essere questi aumenti dei prezzi, altrimenti la l’occupazione non aumenta, e se non aumenta le entrate fiscali non aumentano, e di conseguenza lo stato non può abbassarle per favorire ulteriormente il processo precedente e generare nuova occupazione.
    Tutto questo perchè abbiamo una moneta che non può piu svalutarsi come un tempo, quindi va cambiato il modo di porsi in questi fenomeni economici, la nostra economia si stà “germanizzando” e i nostri prodotti una volta ambiti dai tedeschi, sono oggi sostituiti da uguali prodotti provenienti nell’est europa,tra l’altro con molti imprenditori italiani scappati da qui, e in genere nei paesi in cui il costo della vita e del lavoro è piu basso.

     
  • giamps78 09:55 il 31 December, 2014 Permalink | Rispondi  

    Abolizione obbligatorietà sostituto d'imposta 

    Ognuno alla fine dell’anno deve, se vuole, poter verificare tutte le tasse pagate, TUTTE, dalla busta paga, agli acquisti e attivando il sistema dello scaricare tutto tutti o contrasto di interessi applicato su base volontaria, deve pagare le giuste tasse per il suo reddito ed avere i giusti sconti fiscali.

    Riprendo quello che ho scritto nel 2010 :

    LE TASSE DEVONO ESSERE PAGATE DA CHI ACQUISTA UNA MERCE E NON DA CHI LA VENDE e la stessa cosa per i lavoratori che non devono avere l’obbligo del sostituto d’imposta.

    Un punto programmatico interessante potrebbe essere la non obbligatorietà del sostituto d’imposta.
    Sostituto d’imposta significa che il datore di lavoro tolglie dalla busta paga dei propri dipendenti i soldi delle tasse per darli al fisco.

    Quindi , aumentano i costi amministrativi per l’impresa ed il lavoratore molto spesso non è al corrente di quante tasse paga.

    Abolendo il sostituto d’imposta il lavoratore riceve la busta paga lorda e procede in prima persona il pagamento delle tasse.

    E’ un primo passo , non rivoluzionario ma che và nella direzione giusta.

    Quando scrivo non obbligatorietà intendo che la legge sul sostituto d’imposta non va abolita ,ma regolamentata in modo corretto ,in modo da permettere ad ogni singola azienda o ente di scegliere il modello da applicare anche sulla base delle adesioni da parte dei lavoratori.

    quanto costa ad un’ azienda un tecnico di amministrazione che compili tutte le scartoffie statali?

    La burocrazia in italia è elevata , lo riconoscono tutti e in Italia il numero di lavoratori della pubblica amministrazione è molto elevato rispetto al resto degli stati membri dell’unione europea.
    Invece di licenziarli con dei tagli alla spesa pubblica si potrebbe occuparli per il calcolo delle imposte del lavoratore al posto dell’impresa.

    O si tolgono di mezzo i lavoratori statali e si riduce la spesa pubblica oppure li si mantiene nel numero ma li si fà lavorare affinchè le aziende riducano i loro costi , in questo caso , di amministrazione.

    Poi c’è un’altra questione :
    perchè il mio datore di lavoro deve per legge occuparsi delle mie faccende personali , invadendo anche la mia privacy?

     
  • giamps78 07:22 il 31 December, 2014 Permalink | Rispondi  

    Quote rosa : il proporzionale straccia l’uninominale 

    Ultimamente si è discusso molto della presenza femminile nella politica attiva, cercando sistemi in grado di farne aumentare la numerosità. E evidente l’impossibilità del sistema maggioritario nel porre una quota di garanzia per la salvaguardia della quota di genere. E’ piu difficile ed in alcuni casi risulta praticamente impossibile inserire questa fattispecie con una norma di salvaguardia in certi sistemi elettorali, tipo quello francese, inglese o americano.

    Invece, nei paesi in cui è vigente un sistema proporzionale basato sui collegi plurinominali vi sono un numero molto piu elevato di donne che riescono ad ottenere un seggio.

    Nei sistemi proporzionali,una delle novità emergenti risulta essere la doppia preferenza, permettendo all’elettore di assegnare una preferenza per ogni genere.

    Un sistema alternativo a questo potrebbe essere quello riguardante l’alternanza di genere nell’elezione dei rappresentanti.

    Supponiamo che una forza politica in un collegio abbia ottenuto l’elezione di due rappresentanti.

    Al primo posto, all’interno della stessa forza politica, si è classificato primo con 100 preferenze un uomo, anche al secondo posto, con 80 preferenze, e al terzo posto con 60 preferenze, si sono classficati altri due uomini, mentre al qualto posto c’è la prima delle donne con 50 preferenze.

    Bene, questo sistema alternativo prevede che nella legge elettorale sia scritto che c’è l’alternanza di genere nell’elezione dei rappresentanti.

    Ciò significa che verranno eletti rispettivamente il primo uomo che ha ottenuto 100 preferenze e la prima donna con 50 preferenze , mentre risulta non eletto il secondo uomo che aveva ottenuto 80 preferenze.

    Questo sistema può essere applicato anche se vi fosse un capolista bloccato, a seconda se è uomo o donna, il secondo eletto seguirà il principio dell’alternanza di genere.

    Significa che l’elettore sulla scheda potrà mettere una sola “X” , escludendo quindi la preferenza di genere, perchè viene fatta a valle e non a monte.

    Significa anche la presenza femminile aumenterà indipendentemente dal numero delle candidature femminimi della lista, possono essere anche in una percentuale inferiore al 50% perchè ciò non inficia il risultato finale, cioè l’elezione di una donna.

     
  • giamps78 05:37 il 31 December, 2014 Permalink | Rispondi  

    La riforma del sistema politico passa per le preferenze 

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    La preferenza in scheda elettorale rappresenta la scelta non solo della forza politica, ma anche di uno specifico candidato all’interno della forza politica.

    Le liste bloccate invece sono la scelta del solo candidato o della sola forza politica.

    Mattarellum e porcellum sono sistemi a lista bloccata, sistemi in vigore in italia negli ultimi 20 anni.

    Per riformare il sistema politico sono saltati fuori un rottamatore e uno che grida vaffanculo….
    Qualcuno si ponga il problema che riguarda il sistema politico italiano e la mancanza di sbocchi democratici all’interno dei partiti.
    Lotte all’interno dei partiti, scissioni, espulsioni, dirigismo.
    E tutto questo avviene mentre i partiti sono messi sempre peggio, sono sempre piu deboli, la gente va sempre meno a votare.
    C’è uno scollamento che può generare solo nuovo caos.
    Alla luce di tutto questo, i capi partito vogliono mantenere il controllo sugli eletti, non si rendono conto dei danni causati alla democrazia, gli basta difendere il proprio orticello.
    I capi partito si inventano nuove forme per giustificare la negazione alle preferenze, un diritto inalienabile di ogni cittadino elettore.
    Si rendono conto benissimo che ai rappresentanti che hanno nominato manca quel qualcosa per fare il salto di qualità, che la classe dirigente del proprio partito è inesistente, bhè chiaro, hanno creato il deserto grazie al potere ottenuto e mantenuto.
    E così alcuni vanno a fare i provini, chiamano sindaci, consiglieri comunali, il capo politico decide chi di loro deve andare in televisione perchè parla bene , perchè raccoglie consenso.
    Invece di mettere quei sindaci e quei consiglieri comunali nella scheda elettorale e tramite la scelta popolare verificare chi effettivamente merita di ottenere la ribalta, lo decide il capo politico dopo due giorni di colloqui.
    Altri invece si inventano le primarie, perchè fà bello, se lo fanno gli americani si può fare anche in Italia, ma il problema è il medesimo appena descritto.
    Niente, le preferenze non le vogliono, la sfida tra candidati dello stesso partito non gli piace, devono scegliere loro.
    Il sistema dell’obbedienza al capo deve venire prima di tutto, a costo di affondare la politica nel marasma totale.
    Non servono piu organi di partito democratici, bastano quelli creati in gazebo privati che poi ordinano cosa fare ai parlamentari che non hanno vincolo di mandato.
    Non servono piu organi di partito democratici, bastano quelli creati con l’obbedienza al capo, dove non non ci sono votazioni e chi parla contro viene dipinto come traditore.
    Destra e sinistra si supportano nell’accentramento di poteri al capo, questo ha determinato la morte dei partiti nella loro forma tradizionale, quella della democrazia negli organismi interni.

     
  • giamps78 10:53 il 30 December, 2014 Permalink | Rispondi  

    Primarie “contemporanee” con qualsiasi legge elettorale 

    Una scheda elettorale aggiuntiva, che i cittadini elettori si troveranno davanti quando si recheranno a votare per le elezioni politiche.

    Zero seggi a disposizione, zero riporto zero seggi, non vengono cioè assegnati seggi alla camera o al senato, ovvero totale indipendenza da qualsivoglia legge elettorale.

    Un collegio unico nazionale, cioè la stessa identica scheda elettorale uguale in tutta italia per tutti i cittadini elettori e contenente nomi e cognomi dei candidati.

    3 candidati per ogni forza politica da presentare come obbligo per essere ammessi alle elezioni politiche.

    una sola preferenza per ogni partito politico presente in scheda, cioè ogni cittadino può indicare il capo politico di ogni forza politica con una preferenza.

    Il risultato di tutto ciò è la democratica elezione dei capi politici risconciuti da tutti, sarebbero delle primarie contemporanee, nel senso che si svolgono lo stesso giorno delle elezioni politiche.

    In caso di ballottaggio, si sfideranno i capi politici che hanno ottenuto piu preferenze nelle rispettive formazioni politiche.

    Costo economico?
    Solo quello dello spoglio delle schede e quello delle schede stesse.

    Risparmio?
    Per i partiti che non dovranno allestire gazebo privati.

    Benefici?
    Primarie contemporanee obbligatorie per tutti,  bagnate da voto popolare a suffragio universale.

     
  • giamps78 08:28 il 30 December, 2014 Permalink | Rispondi  

    Ecco come convincere i tedeschi riluttanti al quantative easing 

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    La Germania è contraria all’acquisto di titoli di stato da parte della BCE perchè sostiene che in caso di default il prezzo lo pagherebbero i tedeschi.
    C’è una cosa vera ed una cosa non vera.
    La cosa vera è che con l’acquisto dei titoli la Germania pagherebbe un prezzo, che però sarebbe minimo e avrebbero piu vantaggi che svantaggi.
    La cosa non vera è che in caso di default di uno stato debitore la Germania pagherebbe un prezzo, non credo proprio, semmai il contrario.
    Ricapitolando, se la BCE acquista titoli i tedeschi pagheranno un conto che per loro è salato, cioè la svalutazione della moneta, e l’abbassamento dei tassi di interesse che sono già al minimo, infatti tutti i bund fino a 5 anni hanno tassi negativi, dunque la Germania rischia di veder volare via tutti i capitali stranieri.
    Questo accade indipendentemente da un futuro default di uno stato dell’unione, rimandato comunque a tempo indeterminato perchè ritardato dall’acquisto dei titoli della BCE.
    Credo che arrivati a questo punto, un tedesco intelligente è un tedesco che accetta di essere in minoranza all’interno della BCE di Mario Draghi e che chiede rassicurazioni per avere l’acquisto di titoli della BCE anche per la Germania, anche se i tassi dovessero essere negativi.
    Un tedesco intelligente è un tedesco che capisce che se i tassi decennali diventano negativi e raggiungono il -2% , ma ottiene comunque il loro acquisto da parte della BCE, certamente perde il capitale straniero che potrebbe comunque tornare in un secondo momento, ma ottiene 2 cose :
    a) distrugge il denaro in circolazione, o meglio, riduce l’aumento del denaro in circolazione, riducendo così l’inflazione.
    Ma si sà che i tedeschi l’inflazione la vogliono, non se ne capisce bene il motivo, forse hanno la testa piena delle stupidaggini economiche che vengono raccontate nelle università.
    Se la BCE darà loro 100 miliardi, ne dovranno restituire solo 98. ed inoltre ogni 6 mesi la BCE dovrà dare alla Germania un cedolino che equivale al tasso di interesse negativo del 2% e quei soldi la BCE li prenderà dagli altri stati che hanno un tasso di interesse positivo.
    Fino ad ora abbiamo parlato di stati che rischiano il default e che non pagano i debiti, qui si stà parlando della Germania che potrà restituire meno soldi di quelli che ottiene, anzi, in questo caso otterrà dei soldi dagli altri paesi, come può la Germania essere contraria?
    b) gli interessi sul debito, raggiungendo quota negativa possono diminuire anche per i tedeschi.
    Se oggi loro pagano 40 miliardi annui, possono portarli anche a 20, possono cioè piu facilmente ritornare ai livelli pre crisi nei rapporto debito pil , infatti anche loro hanno sforato questo parametro che è presente nei trattati e pure il loro governo fà sforzi per ritornare a quei livelli.
    Come per tutti gli altri paesi dunque, anche per la Germania ci potrebbe essere un periodo di crescita dovuto agli investimenti derivanti dai soldi che la BCE può fornire direttamente al governo tedesco e che permettono al governo tedesco di ottenere ulteriori soldi ogni 6 mesi dai tassi di interesse negativi.
    La germania potrebbe fare 100 miliardi di investimeni in 12 mesi, veder crescere il suo PIL, trainando tutta l’economia dell’eurozona, riducendo il fabbisogno energetico con le energie verdi e dunque migliorando il bilancio commerciale con l’estero, dando migliori servizi ai cittadini e tutto questo riportanto il rapporto debito pil ai parametri richiesti dai trattati!
    E chi pagherebbe il prezzo di tutto ciò?
    Gli altri paesi che ricevono i soldi della BCE tramite i tassi di interesse.
    Come si può osservare, il quantitative easing non danneggia affatto la Germania, anzi.
    Considerando che gli altri paesi sfruttano anche la presenza della Germania nella zona euro per diminuire i propri interessi sui debiti e mettere a posto i bilanci, dunque allontanare il rischio default.
    L’inflazione così potrà ripartire sia per la presenza di maggiore liquidità sia per la crescita del prodotto interno lordo e per l’aumento della domanda.

     
  • giamps78 23:30 il 29 December, 2014 Permalink | Rispondi  

    Problema Trentino sulla riforma costituzionale Boschi 

    Spulciando lo statuto speciale della regione Trentino Alto Adige mi sono accorto di un piccolo particolare non preso in considerazione dai nostri “nipoti costituenti”.

    i consiglieri regionali, nonchè consiglieri provinciali, del Trentino Alto Adige, ad oggi, non possono diventare senatori come previsto dal disegno di legge Boschi.
    Infatti nel loro statuto speciale è chiaramente vietato, non ho controllato se lo stesso discorso va fatto anche per altre regioni, sopratutto la Valle d’Aosta.

    Il primo problema riguarda la modifica dello statuto , che può essere fatta dal governo nazionale “applicando il procedimento stabilito dalla Costituzione per le leggi costituzionali” , dunque si intenderebbe che la riforma Boschi avrebbe l’obbligo di contenere anche questa modifica statutaria.

    Ma tali modifiche, sempre secondo quanto scritto nello statuto speciale, “non sono sottoposte a referendum nazionale”.

    Il che porterebbe a due interpretazioni, la prima che afferma il divieto di fare un referendum su qualsiasi modifica e dunque anche sulla riforma Boschi, la seconda forse piu ragionevole dice che non è necessario un referendum, le modifiche sono cioè vigenti non appena esse vengono approvate con iter rafforzato, non è però dato sapere se in questo caso l’esito del successivo referendum abbia o meno un valore.

    C’è poi un ulteriore problema.
    Qualora nella riforma Boschi si volesse inserire tale modifica, e sarebbe logico, il progetto dovrebbe avere il parere del consiglio regionale, che avrebbe 2 mesi di tempo per rispondere, potrebbe dunque saltare l’approvazione a tempo di record che ha in mente il nostro premier , utilizzando magari i sistema del canguro sugli emendamenti, come ipotizzato nella conferenza stampa di oggi.

     
  • giamps78 21:06 il 29 December, 2014 Permalink | Rispondi  

    Italicum : fac simile scheda e la mala-politica 

    Immagine E’ fondamentale capire che tipo di legge elettorale vogliono elaborare nella stesura definitiva. Vogliono degli eletti deboli che si comportino come il cane con la catena, che obbediscano al primo che passa e che ha vinto le primarie? O vogliono degli eletti che hanno un qualche cosa da dire, che pesano nella creazione delle leggi e che non siano dei burattini? Perchè il fac-simile della scheda elettorale presentata da Renzi è piu improntata alla prima ipotesi che alla seconda. Si vuole cioè che il volere popolare sia “limitato” , che sia una 2° scelta che valga poco, che non dia legittimità a chi ottiene il mandato. Il partito democratico vuole che le sue primarie private possano decidere gli eletti in parlamento, e se ne frega del suffragio universale, come già peraltro dimostrato nella volonta di abolire il voto popolare al Senato e i disastri già combinati con il voto di secondo livello per le province. Vogliono cioè una democrazia dove i partiti sono moribondi ma possono scegliersi gli eletti, mentre gli elettori, quei pochi che ancora vanno a votare nelle sempre meno frequenti elezioni, devono contare sempre meno, dove il primo che passa può quindi tentare una facile scalata in stile borsistico. E’ questa la democrazia che hanno in mente? Almeno cambino nome al loro partito, abbiano uno slancio di dignità, lo facciano per il popolo italiano. Come si può pensare di avere una camera dove c’è una lista bloccata dominante in ogni forza politica e gli altri eletti che restano obbedienti perchè le loro preferenze risultano talmente basse di numero da non consentire alcuna discussione da pari a pari? Si vuole l’asservimento totale…. Il fac simile della scheda elettorale presentata oggi da Renzi è un vero e proprio obrobio. Gli elettori costretti a scrivere con la matita il cognome del candidato, che si vedono in scheda solo il cognome di colui che non possono votare, il capolista. I peggiori difetti del sistema uninominale uniti ai peggiori difetti delle preferenze. Il numero di coloro che scriveranno a matita il cognome sarà talmente basso che l’eventuale eletto sarà uno zerbino in mano alla maggioranza del gruppo parlamentare e dovrà votare qualsiasi cosa, e quel gruppo parlamentare risponderà ad un presidente del consiglio che è stato deciso in primarie private in barba al suffragio universale. Renzi ha detto oggi in conferenza stampa : “trovatemi un sistema piu facile per l’elettore” , ed il sistema piu facile è che tutti i nomi siano scritti in scheda e che l’elettore non debba ricordarsi a memoria i cognomi dei vari esponendi di partito, e che magari ci voglia meno tempo per lo spoglio delle schede visto che ogni elettore ha una sua calligrafia a volte difficile da interpretare. Insomma, si vogliono le vecchie preferenze, quelle utilizzate da pochissimi elettori, quelle piu facilmente manipolabili, quelle che generano eletti deboli, quelle cioè dove non è presente il nome ed il cognome del candidato. E comunque non può si dire che quello sarebbe un “mattarellum con preferenze” , avrebbe potuto essere un mattarellum con preferenze se i tre candidati della stessa forza politica si fossero sfidati alla pari ed il primo avesse ottenuto il seggio, queste sarebbero state primarie vere. Sarebbe stato un mattarellum con preferenze se ci fosse stato un numero piu elevato di collegi. Sarebbe stata una buona legge elettorale se vi fosse stata anche la scelta del capo politico nazionale da parte degli elettori, naturalmente con le preferenze, magari su una diversa scheda elettorale su un collegio unico nazionale, e queste sarebbero state le primarie vere. Così è solo l’ennesimo regalo che la mala-politica fà a questo paese. Forse Renzi dovrebbe dare uno sguardo a quel sondaggio che parlava di Italicum, pubblicato qualche settimana fà e vedere quale in assoluto è la scelta che gli elettori reputano piu errata. D’accordo, un sondaggio di quel tipo non vale molto, ma comuque l’80% era contro il sistema del capolista bloccato. Infatti, un conto è il capolista nazionale bloccato, un conto è trovare un capolista bloccato in ogni singolo collegio.

    Renzi ha lanciato la sfida : “se qualcuno trova una scheda elettorale piu semplice di questa….”
    Eccola :
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  • giamps78 11:11 il 29 December, 2014 Permalink | Rispondi  

    Accorpamento regioni : rischio incostituzionalità e modello Trentino 

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    Tutte le regioni a statuto speciale?
    Magari, è una mia vecchia proposta come anche quella di trasformare in autonome tutte le province italiane.
    Se vi fossero 5 macro regioni(ricalcate sulle circoscrizioni delle elezioni europee?) e se fossero tutte a statuto speciale, avrebbe anche un senso dare al solo senato, che resterebbe camera politica eletta dai cittadini, la possibilità di vagliare ed approvare gli statuti regionali e le leggi costituzionali regionali.
    Or dunque si avrebbe la vera autonomia data alle regioni, un senato della repubblica che si occupa degli enti locali che mantengono comunque proprie entrate e proprie uscite.
    Una camera politica che esprime l’indirizzo della nazione, e che raggiunge accordi con le regioni come già oggi fà con le regioni a statuto speciale.
    Non ci sarebbe bisogno di togliere la specialità ma di metterla a tutti, limando solo alcune competenze del titolo V della seconda parte della costituzione.
    Diventa però difficile poter immaginare delle elezioni regionali con le macro regioni,se si tenesse conto della popolazione, verrebbe fuori un numero di eletti estremamente elevato, oppure l’esclusione di intere fette di territorio.
    I cittadini sarebbero doppiamente penalizzati, non avrebbero persone elette in grado di rispondere alle problematiche del territorio, ed i servizi si allontanerebbero, c’è dunque il rischio incostituzionalità :
    “Articolo 5
    La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell’autonomia e del decentramento”
    Come si può dire che le premesse dell’accorpamento regionale possano rispettare la costituzione se un cittadino oltre al sindaco non può eleggere il consiglio provinciale e se nel consiglio regionale non c’è nemmeno un eletto del suo territorio e con un capoluogo magari distante 400 km?
    A chi potrà rivolgersi per chiedere servizi migliori?
    Ecco perchè, seppur con le macro regioni, è corretto un piccolo numero di eletti in consiglio, ma molto piccolo, creando dei collegi uninominali, ognuno dei quali rispecchia gli attuali confini provinciali, ed ogni eletto può così rappresentare la provincia e la regione, ed ha alle spalle un consiglio provinciale che dà e che toglie la fiducia, che decide se quel singolo consigliere regionale deve o non deve restare in carica.
    Sarebbero 110 consiglieri regionali in carica in tutta italia con procedure snelle e non piu come oggi 20 legislazioni differenziate.
    Così anche il rappresentante nel consiglio provinciale di uno specifico territorio può influire nelle politiche regionali.
    Così si creano macro regioni efficienti, con poche persone che però hanno alle spalle molti collaboratori, cioè il proprio consiglio provinciale eletto dai cittadini.
    Così l’autonomia può passare dalle regioni, che sono ridotte fino ad arrivare a 5, alle province per la gestione dei servizi, sul modello che già oggi è vigente in Italia, quello del Trentino-Alto Adige, dove il presidente di regione non viene eletto direttamente dai cittadini ma risulta essere il presidente di una provincia, dove non ci sono elezioni regionali ma il consiglio regionale è formato da consiglieri provinciali.
    Dove le cose funzionano, non serve andare distante, non serve guardare all’estero, anche se il Trentino ogni tanto sembra proprio l’estero.
    Non dovrebbe però spettare alla Camera dei Deputati la competenza sulla creazione o sulla cancellazione di nuove o vecchie province, ma la scelta spetta ad ognuna delle 5 macro regioni a statuto speciale, sentito il parere del Senato della repubblica, che può essere vincolante o meno a seconda delle regole che si vogliono scrivere nella costituzione.
    Così come non può essere affidata alla camera dei deputati la scelta della legge elettorale per l’elezione dei consiglieri provinciali, ammesso che la singola macro regione ritenga utile mantenere le province.

     
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