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  • giamps78 08:04 il 17 August, 2017 Permalink | Rispondi  

    Anche quest’anno l’Italia cresce più di tutti, ma bisogna sottrarre l’inflazione al PIL! 

    anche quest’anno l’italia cresce più di tutti…ma bisogna sottrarre l’inflazione al PIL!

    Evidentemente altro fattore, che resta comunque nel solco del punto precedente, è la bassa disoccupazione, laddove è più bassa certamente ci può essere l’inflazione più alta sempreché non sia raggiunto il limite di saturazione prezzi-salari.
    E forse è proprio per questo motivo che in Italia c’è l’inflazione “quasi tedesca” solo in trentino alto adige.
    Perché a parità di moneta l’inflazione fa perdere competitività?
    A me sembra ovvio…
    All’aumentare dei prezzi aumentano pure i costi sostenuti da chi acquista quelle merci aumentate di prezzo, e dunque chiederà più soldi in busta paga per continuare ad avere il medesimo potere d’acquisto, ma più soldi significa maggiore costo anche del prodotto creato da chi vuole l’aumento salariale e così via.
    Tale prodotto aumentando di prezzi diventerà nella stragrande maggioranza dei casi (esclusi i beni di lusso) meno appetibile e chi avrà avuto l’inflazione più bassa guadagnerà competitività sistemica.
    all’aumentare dell’inflazione aumenta pure la spesa pubblica perché così come aumenteranno le remunerazione dei privati aumentano gli stipendi pubblici, che non risultano bloccati da spending review, e contemporaneamente aumentino le spese per gli investimenti pubblici e di tutta la macchina burocratica anche solo il costo esemplificativo dell’asfaltatura di una strada…
    E tutto questo porta con se altra inflazione, il che sarebbe tutto compensato dagli interessi sul debito, alcuni pagano 80 miliardi annui su 2’200 miliardi, altri pagano dolo 30 miliardi su un debito di 2’300 miliardi come avviene in germania.
    L’iperinflazione degli anni ’70 e ’80, e quella avuta all’entrata nell’euro nel 2002 (ma non rilevata dall’istat) ci hanno rovinato…
    Certo, l’aumento dell’inflazione può portare ad un più elevato aumento del prodotto interno lordo perché a parità di numero di merci acquistate se un bene costa l’1% in più sembra che il prodotto interno lordo abbia avuto una crescita mentre invece l’attività economica è la medesima ed anzi c’è stata una perdita di competitività, come appena spiegato.
    Ora è chiaro che sottrarre il prodotto interno lordo all’inflazione non è una grande operazione stilistica, anche perché il calcolo non risulta assolutamente preciso visto che l’inflazione per questo tipo di calcolo andrebbe calcolata in maniera differente.
    Ma tra il guardare solo il prodotto interno lordo senza considerare l’inflazione, come fanno attualmente gli economisti moderni,  e sottrarci l’inflazione magari sbagliata di una qualche frazione di punto, è certamente migliore questa seconda ipotesi, in quanto si avvicina di più alla realtà.
    Difatti basta prendere lo storico degli ultimi 40 anni,fare tale sottrazione e verificare con questa operazione consenta realmente di capire quando c’è stato accumulo di ricchezza nel paese( nei periodi nei quali il prodotto era superiore all’inflazione) oppure l’opposto.
    Ecco che dunque l’Italia in questo 2017 ha una crescita della ricchezza dello 0,4% che va confrontata con gli altri paesi europei.
    Si verificherà dunque che c’è un motivo se l’Italia contemporaneamente aumenta le vendite nell’area euro e diminuisce le esportazioni fuori dall’unione europea.
    Da una parte c’è la stessa moneta con l’aumento ,anche se piccolo, della competitività.
    Dall’altra parte l’euro di rivaluta del 10% sul dollaro…

     
  • giamps78 09:21 il 16 August, 2017 Permalink | Rispondi  

    Il QE della BCE è un “muro di Berlino finanziario” che divide socialismo democratico dal capitalismo internazionale 

    C’È un muro di Berlino che corre lungo l’Europa, che riguarda la stampa di banconote e precisamente la proprietà di queste banconote.
    Questo è il principio base che poi si evolve in economia assumendo solo successivamente le varie forme distorte e la retorica sulla cattiva politica, sui sistemi elettorali, sulle tasse.
    Immaginare una banca privata “indipendente” a capo dell’economia di un intero continente, che si pone al di sopra dell’economia e delle costituzioni repubblicane, senza che queste ultime siano aggiornate a tale potere e non invece ignorando questo potere e de costituzionalizzando il denaro , la sua creazione, la gestione dei prestiti e affidando il tutto ad una sola entità(peraltro non eletta a suffragio universale), il mercato “libero”, è un insulto non agli economisti, ma al cervello umano e alla materia grigia.
    Qui c’è la forza del capitalismo, se non si fosse capito, ed è per questo che si parla di muro di Berlino.
    Ovviamente stampare le proprie banconote non prelude alla finanza allegra, all’assenza di regole di bilancio, quelle devono esserci così come l’austerità, altrimenti la moneta affonda, ma questo è un altro discorso.
    Partiamo dunque dal principio dell’economia: La proprietà delle banconote.
    Da una parte del muro c’è chi ha l’ideologia della banca centrale o federale privata, all’interno della quale neppure gli organi giudiziari possono indagare, e l’ideologia di una società fondata sulle ricchezze private che si ritengo essere proprietarie di tutto, anche degli stati.
    Ovvio che chi porta avanti questa ideologia rifiuta che una banca centrale possa acquistare titoli di debito emessi dagli stati.
    È un insulto il solo pensare che gli stati possano essere “aiutati” dalla grande banca centrale privata.
    Invece nessun lamento quando tale banca stampa soldi e li “regala” ad altre banche private per acquistare quello stesso debito pubblico emesso dagli stati, ovviamente sarebbe sbagliato ugualmente ma diventa giusto perché le banche private lucrano sugli stati attraverso i tassi di interesse e quindi diventa automaticamente giusto.
    Dall’altra parte del muro c’è chi dice che ogni singola banconota che viene stampata dalla banca centrale appartiene agli stati, che dunque usare quei soldi per l’acquisto di titoli pubblici risulta essere comunque una forzatura, quei soldi appartengono già agli stati che hanno creato quella moneta tramite i trattati, e dunque a quegli stati dovrebbero essere dati senza passare per l’acquisto di debito.

    Ma in ogni caso si può soprassedere, nel senso che se gli interessi derivanti da tali denari sono poi restituiti agli stati ,come accade nel QE di questi ultimi anni, allora dal punto di vista logico matematico e concettuale diventa la medesima cosa anche dal punto di vista degli effetti.
    Diventa la stessa cosa fino ad un certo punto, perché poi si arriva alla seconda parte del ragionamento, la mancata tenuta del sistema che sta dall’altra parte del muro causata dall’impossibilità di stampare banconote.
    Intanto come scritto in precedenza, se la bce non può stampare denaro per acquistare titoli di stato, come fa notare la corte costituzionale tedesca rivolgendosi all’alta corte di Bruxelles, niente vieta alla BCE di dare i soldi appena stampati direttamente agli stati, così come ha dato quei soldi alle banche private ad interessi al costo del denaro, ovviamente senza acquistare titoli, ma come semplice prestito.
    Ma la seconda parte del ragionamento sul “muro di Berlino finanziario” si basa sul lungo periodo, l’estinzione delle attività economiche da parte degli stati che hanno banche centrali o federali che rifiutano di entrare nell’economia.
    In pratica la crisi finanziaria cominciata nel 2007 non ha insegnato nulla e continua a non  insegnare nulla a certi balordi che evidentemente hanno ben altri interessi economici e vogliono demolire  l’Europa che i loro padri hanno costruito per svenderla a qualche multinazionale che vuole la nostra sovranità.
    E si sbagliano di grosso….
    Dall’altra parte del muro c’è stato annichilimento nel constatare che l’unica strada per evitare il disastro economico era la stampa di banconote.
    Ci sono rimasti male nel veder scoppiare le loro bolle speculative e nel veder crollare i loro prodotti interni lordi, vogliono la botte piena e la moglie ubriaca, vogliono una rivincita fingendo che le loro teorie economiche siano ancora in piedi.
    Sfruttano cioè la stampa di banconote con l’acquisto di titoli di stato da una parte, criticano tali acquisti e cercano in tutti i modi di porvi fine dall’altra!
    La Federal reserve, la banca centrale privata statunitense ha comprato debito pubblico per anni, l’occupazione degli stati uniti è passata dai massimi ai minimi storici, ma a quale prezzo?
    Il rapporto del debito sul prodotto interno lordo è aumentato di 40 punti percentuali superando il 100%.
    A nessuno suona un campanello d’allarme?!?
    Tanto più che ora la FED cercherà di vendere al mercato dei capitali privati quei titoli in modo da ritirarsi dalla vita economica del paese.

    Non si sono ancora accorti che, di la del muro di Berlino finanziario, il sistema non sta in piedi nel lungo periodo?
    Non si sono resi conto che se non stampano banconote regalano prodotto interno lordo agli stati che le banconote le stampano?
    E poi vengono a raccontarci la storiella degli stati in via di sviluppo.
    Guardate in che condizioni sono oggi paesi tipo il Brasile, che fino a prima della stampa di banconote veniva dipinto in un modo ed ora viene dipinto nel modo opposto ed è vicino ad una guerra civile.
    A si giusto, fino in brasile è arrivata la retorica dei “troppi partiti” e del proporzionale puro come fattore di instabilità, è per questo che le parole d’ordine sono diventate “collegio uninominale” e “sbarramento elettorale.
    Poveracci!
    Poveraccio pure il Venezuela che ,essendo esportatore di petrolio, ha pagato la stampa di banconote degli stati sviluppati.
    Non è un paradosso perché il prossimo governo democraticamente eletto del Venezuela, anche se non si sa quando questo avverrà, porterà quello stato dall’altra parte del muro facendo per sempre finire il sogno chavista.
    Colpa loro ovviamente, un socialismo che si fonda su petrolio e centralizzazione del potere militare nella vita politica è meglio perderlo che trovarlo!
    Anche all’italia converrebbe uscire dall’euro nel momento in cui a vincere sia quell’ideologia che ci vuole sudditi della moneta non controllata dalla politica ma dal capitale internazionale.
    Conviene uscire ma solo se viene autoprodotta l’energia e non dunque importata dall’estero.
    Saremmo sul lastrico in poco tempo se uscissimo dall’euro magari affermando che lo stato non deve occuparsi di economia, che bisogna lasciare tutto in mano ai privati.
    La pianificazione economica deve essere fatta dalla politica, che oggi evidentemente non è in grado di svolgere questa funzione perché “amebizzata” dal capitalismo.
    Purtroppo il socialismo non si è evoluto nel suo pensiero economico, ha seguito due filoni di pensiero, l’uno assolutamente supino alle regole capitaliste, l’altro rimasto involuto dal 1930 e alle 4 stupidaggini scritte dal Carl marx che rappresentano la fine del socialismo prima ancora che inizi.

     
  • giamps78 09:24 il 13 August, 2017 Permalink | Rispondi  

    L’acqua “super-ionizzata” per far funzionare le vetture ad idrogeno 

    E se si creasse l’acqua “super ionizzata”?
    Oggi c’è un grosso problema che impedisce alle vetture ad idrogeno di prendere piede: La pericolosità dell’idrogeno che costringe ad avere dei distributori appositi,delle costosissime bombole per l’immagazzinamento, i problemi di accumulo.
    L’acqua invece è l’esatto opposto e scorre libera.
    Perché dunque non creare dell’acqua “super ionizzata” e magari anche metterci dentro del glicerolo creando questo carburante del futuro che alimenta le vetture ad idrogeno?
    Si evita di costruire l’infrastruttura dell’idrogeno,le bombole,gli accumulatori…
    Tutte cose costose che frenano l’utilizzo delle auto e le rendono più costose.
    Tutto quello che serve è la creazione di una specifica acqua che accumuli cariche elettriche ma resti comunque acqua,una sorta di “batteria” invisibile che si potrebbe appunto chiamare acqua super ionizzata e può essere trasportata dalle attuali autobotti che riforniscono gli attuali distributori.
    Poi l’idrogeno viene creato direttamente dall’auto utilizzando pochissima corrente elettrica, infatti tutta l’altra corrente elettrica è già stata inserita nell’acqua e dunque l’auto non avrà bisogno di bombole e sarà dunque meno costosa.

     
  • giamps78 08:14 il 12 August, 2017 Permalink | Rispondi  

    Petizione on line per vietare gli allevamenti di galline in “batteria” consentendo solo allevamenti “a terra” 

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    firma la petizione per Vietare gli allevamenti di polli e galline in batteria, permettere l’esistenza solo degli allevamenti a terra.

    la pratica industriale disumana degli allevamenti in batteria va vietata , polli e galline per tutta la loro vita non vedono nemmeno la luce del sole e sono bloccate per tutta la loro vita in 15 cm di spazio.

    polle e galline devono essere allevati a terra, devono aver diritto al loro spazio vitale con delle condizioni decenti.

    le uova costeranno di più?

    certo che si, 5 centesimi a uovo, ma abolendo la concorrenza sleale e disumana degli allevamenti in batteria si abbasseranno anche i costi degli allevamenti a terra perché le uniche uova vendute saranno quelle provenienti dagli allevamenti a terra e dunque il costo si abbasserà grazie all’aumento del numero delle vendite.

    ll trattato internazionale di libero scambio non permette di abolire gli allevamenti a batteria?

    non è vero, c’è sicuramente una clausula che parla di diritti e questi diritti devono valere anche per le galline e per i polli.

    http://www.giamps78.wordpress.com

    Firma la petizione per vietare l’allevamento di polli e galline in batteria(versione italiana):
    https://www.petizioni24.com/no_allevamenti_galline_in_batteria

    English version:
    https://www.change.org/p/giamps-ban-chicken-farms-in-batteries-allow-only-farms-on-the-ground

     
  • giamps78 16:59 il 9 August, 2017 Permalink | Rispondi  

    Gli errori di Boeri sulle pensioni future e proposta per uscire dalla crisi occupazionale 

     

    Tito Boeri non vuole capire che è finito tempo del “chi ha avuto ha avuto,chi ha dato ha dato, scordiamoci il passato”.
    Il passato non si può scordare perché pesa su tutti gli italiani e si chiama debito pubblico con oltre 60 miliardi di euro di interessi ogni anno.
    Non vuole uscire dal vecchio di idee che vuole le pensioni fisse una volta ottenute.
    Non c’è più il posto fisso ma continuiamo ad distribuire la pensione fissa.
    Tito Boeri vuole porci davanti ad un bivio totalmente fasullo ed errato ed esclude le pensioni in essere dai suoi ragionamenti.
    Dice:”Se si andrà in pensione prima di 70 anni le pensioni saranno più basse”.
    Peccato che lui sia quello che ha fortemente voluto l’ape social, che sta mandando in pensioni delle persone a 61 anni senza alcuna riduzione della loro pensione che anzi erogata in pieno con la cessione del quinto per un debito che il pensionato fa le banche.
    Tali pensionati otterranno l’intera pensione senza tagli appena avranno terminato di pagare quel debito.
    Con quale faccia tosta l’inps continua a diminuire i coefficienti di trasformazione per il calcolo delle future pensioni contributive alle sole pensioni future e non anche a quelle che già sta erogando?
    Nelle statistiche che Tito Boeri osserva per stabilire l’innalzamento dell’età pensionabile ci sono oppure non ci sono le persone che già sono pensionate?
    Cosa ne sanno Boeri & company dell’allungamento dell’aspettativa di vita di chi oggi ha 30 anni?
    Nulla,si presuppone che siccome gli attuali anziani vivono di più anche i futuri anziani vivranno di più, ma questa è solo un’ipotesi.
    Cosa ne sapete voi se gli attuali 30 o 40 enni sono più o meno cagionevoli di salute rispetto agli attuali 70 enni?
    Non lo si sa, lo si immagina.
    Per fare queste statistiche si tiene conto o non si tiene conto dei 70 enni?
    E come mai se si tiene conto dei 70 enni nell’allungamento dell’aspettativa di vita le loro pensioni non diminuiscono?
    Fanno parte delle statistiche e quindi anche a loro deve diminuire la pensione così come diminuisce a chi deve ancora andare in pensione.
    Lo so è brutto,si perdono voti.
    Meglio fare l’offerta speciale per il coefficiente di trasformazione più alto che scade il 31,dicembre e quelli che arrivano dopo si beccano il coefficiente più basso, devono lavorare più anni e guadagnare anche di meno!
    La banda bassotti non avrebbe potuto fare di meglio…
    Voglio sapere perché se siamo tutti uguali non ci può essere per tutti il medesimo coefficiente di trasformazione indipendentemente dalla data di ottenimento della pensione.
    Troppo facile dire una grande bugia: In passato si andava in pensione prima perché si viveva di meno.
    È falso perché in passato c’era un cuneo fiscale inferiore, chi lavorava otteneva di più di quanto si ottiene lavorando oggi e pagava contributi in percentuale sulla busta paga inferiori a quelli che sono pagati oggi.
    Sfortunatamente le bugie di Boeri hanno le gambe corte ed il futuro vedrà parecchia gente arrabbiata.
    Vedremo chi avrà ragione tra 15 anni, se le scemenze dette da qualche uomo politico che vuole approfittare della situazione attuale o la verità di conti disastrati e di in fallimento dello stato unitario.
    Non si vogliono ricalcolare le pensioni pensioni retributive?
    Si alzino le tasse sulla parte retributiva delle pensioni e si faccia una tassazione progressiva alla parte contributiva, più alta per chi ha avuto un coefficiente di trasformazione più favorevole.
    Tasse più alte e progressive per le reversibilità date con il sistema retributivo a seconda del numero di anni di contributi.
    Una quarantina di miliardi che possono abbassare il cuneo fiscale lato impresa (per tutti i lavoratori non solo per i giovani neoassunti) per facilitare la creazione di nuovi posti di lavoro dall’anno prossimo, che nel contempo produrrà aumento delle entrate fiscali ed i contributi Inps a seguito dell’aumento dell’occupazione.
    Maggiore crescita significa diminuzione del debito pubblico, diminuzione del costo degli interessi sul debito e uscita dalla crisi.
    Qualcuno però potrebbe dire che il problema permane per il futuro.
    Ma gli interessi sul debito cumulati da qui al 2040 sono 10 volte quei 120 miliardi di buco che Boeri denuncia se si blocca l’innalzamento dell’età pensionabile.
    Se l’Italia non è credibile pagherà 500 miliardi di debito in più a fronte di 120 miliardi di risparmi denunciati da Boeri e dalla corte dei conti.
    E poi,come ho scritto in passato ed anche in questa occasione, se veramente il coefficiente fosse unico, cioè se una futura legge stabilisse nero su bianco che il coefficiente non è fisso ed invariabile nel momento in cui qualcuno va in pensione, tutti i calcoli fatti dall’inps sarebbero da rifare in quanto non bisognerebbe calcolare solo i futuri pensionati ma sarebbero calcolati anche quelli che ad esempio vanno in pensione nel 2020 nel ricalcolo del coefficiente del 2025.
    Quindi avremmo una prima parte odierna dove si lavora sull’imposizione fiscale, una seconda fase quella futura dove si dichiara che i diritti acquisiti non ci sono nel senso che la legge permette(per il futuro) di avere tutti i coefficienti di trasformazione “mobili” ovvero che si aggiornano mano a mano che aumenta l’aspettativa di vita senza dunque giocare al “chi prima arriva meglio alloggia”
    Ovvio che poi la ciliegina sulla torta sarebbe anche ina riforma costituzionale per risparmiare altri miliardi in doppie pensioni, vitalizi, pensioni bonus ai sindacalisti etc etc.
    Ma questo non si potrà fare in questa legislatura.

     
  • giamps78 09:49 il 9 August, 2017 Permalink | Rispondi  

    l’errore della corte dei conti sull’innalzamento dell’età pensionabile in base all’aspettativa di vita 

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    I “risparmi” previsti dalla legge fornero non sono stati impegnati da nessun’altra legge.
    Questa è la realtà dei fatti.
    Ogni legge ha bisogno di una copertura finanziaria e le passate leggi sulle pensioni non hanno previsto alcuna copertura finanziaria.
    Ergo, i risparmi previsti dalla legge fornero non sono veri risparmi secondo quanto stabilito dal pareggio di bilancio in costituzione.
    Non sono veri risparmi tanto è vero che la legge Fornero non libera risorse da quei risparmi, non libera risorse utilizzabili come coperture finanziarie per altre leggi.
    La legge Fornero tenta invece di far tornare il sistema pensionistico nell’alveo della costituzionalità del pareggio di bilancio in quanto le leggi sulle pensioni risultano incostituzionali ed incostituzionali sono tutte le erogazioni di baby pensioni, doppie pensioni, vitalizi ai consiglieri regionali, pensioni retributive e così via.
    Incostituzionali perché le vecchie leggi che le hanno istituite non contengono alcun riferimento alle coperture finanziarie utili per poter erogare tali servizi.
    Se è vero che il pareggio di bilancio è stato inserito dopo l’ultima crisi economica e dunque risulta cronologicamente successiva alla legge sulle pensioni retributive, è anche vero che la modifica costituzionale è per sua natura retroattiva rispetto ad ogni altra legge ordinaria vigente nell’ordinamento, come accaduto ad esempio con i codici fascisti dichiarati incostituzionali in alcune parti secondo la nuova costituzione ma che nelle altre (vedi codice rocco) e risultano ancora in vigore.
    Inoltre la costituzione del 1948 già prevedeva un certo rigore tra entrate e uscite e vietava perfino l’istituzione di nuove tasse nella legge finanziaria.
    Questo per dire semplicemente che l’attuale debito pubblico sul quale ogni anno si pagano oltre 60 miliardi di interessi, nonostante decenni di avanzo primario è anche il risultato di tali leggi prive di copertura.
    La legge Fornero non solo consente di continuare a scaricare debito sulle future generazioni ma viene attuata contro le future generazioni alzando la loro età di pensionamento senza togliere nulla a chi oggi gode di privilegi assurdi e incostituzionali.
    La legge Fornero stabilisce dei risparmi futuri su una legge incostituzionale che è priva di copertura finanziaria.
    Tali risparmi non sono risparmi veri, utilizzabili ad esempio come coperture per altre leggi, ci sono solo risparmi ma nella legge Fornero non ci sono spese che possano utilizzare quei risparmi.
    Questo significa che a norma di pareggio di bilancio, tecnicamente, si può eliminare anzi abrogare completamente la legge Fornero senza bisogno di alcuna copertura finanziaria, infatti non ci sono spese nella legge Fornero e quindi eliminandola dall’ordinamento non si incorre in alcuno dei vizi espressi dalla corte dei conti.
    Le spese sono invece contenute in quelli che oggi sono definiti “diritti acquisiti” cioè le vecchie leggi sulle pensioni prive di copertura finanziaria che ancora una volta si vorrebbero scaricare sulle future generazioni

     
  • giamps78 17:23 il 8 August, 2017 Permalink | Rispondi  

    La farsa sull’eliminazione delle pensioni “assistenziali” erogate all’estero 

     

    Per una volta sembrava portassero avanti azioni incisive per ridurre l’enorme e assolutamente ingiustificata spesa pensionistica.
    Sembrava…
    Il presidente dell’INPS Boeri ha chiesto al parlamento di intervenire sulla tematica delle prestazioni “assistenziali” erogate all’estero, quali le quattordicesime ma anche l’adeguamento a 500 euro delle pensioni minime.
    Alle camere hanno decisamente recepito il messaggio solo che ne è uscito come sempre un ragionamento deviato, astruso e privo del significato iniziale che ha come obbiettivo finale solo quello di “far pagare la parte assistenziale alla germania” per i pensionati che si sono recati in quel paese ed il continuare a pagare la parte assistenziale in tutti gli altri paesi che non erogano la parte assistenziale!
    Siamo all’assurdo, è qualcosa di incredibile, si fa qualcosa per danneggiare solo germania.
    Se questi geni non ci sono ancora arrivati faccio notare parte assistenziale della pensione EVIDENTEMENTE è TERRITORIALE, in quanto la territorialità è uno dei vincoli iniziali per ottenere l’assistenza e se viene a mancare la territorialità viene a mancare uno degli elementi  che hanno permesso l’erogazione dell’assistenza che quindi va sospesa. cioè essa viene erogata a chi è residente in italia tranne nei casi dove l’inps è obbligata a pagare e cioè nel corrispondere del denaro a causa della sottoscrizione di un contratto associativo allo scattare di una clausula in esso contenuta: Ad esempio sugli incidenti sul lavoro.

    Se l’inps deve pagare, dovrà continuare farlo anche se qualcuno va all’estero in quanto stava pagando una assicurazione INAIL ed è un suo diritto percepire tali somme anche uscendo dai confini italiani, dopo tale incidente sul lavoro.
    Ma l’adeguamento delle pensioni minime a 500 euro o la 14° (o l’assistenza ips ai preti che vanno all’estero) cosa c’è da spartire con tutto un infortunio inail?
    Nulla…
    Queste sono erogate come assistenza territoriale all’interno dello stato italiano, certo erogate alla persona, ma alla persona che abita in Italia..
    Questo è il senso dell’assistenza, assistenza a chi è residente in Italia e credo proprio che sia scritto nero su bianco nella legge che le ha istituite.
    Così come dall’estero un cittadino non ha i requisiti per chiedere l’erogazione di questa assistenza in italia, allo stesso modo non si può usufruirne quando si risiede all’estero anche dopo averne ottenuto l’erogazione, NON HA ALCUN SENSO GUARDARE SE NEGLI ALTRI PAESI È PRESENTE O MENO QUALCHE FORMA DI ASSISTENZA.
    È pur vero che quell’assistenza non deve essere totalmente eliminata eliminando così il diritto del cittadino, e se qualcuno ritorna ad essere residente in Italia potrà riavere indietro l’assistenza.
    Ovviamente questa mini-riformicchia non ha bisogno di coperture in quanto le pensioni all’estero sono erogate esentasse ed in molti paesi, tipo la germania di cui sopra, non sono in alcun modo tassate.
    Se fossero state tassate dallo stato italiano allora vi era necessità di coperture finanziarie dovute alle mancate entrate.
    Anche qui, non si capisce perché l’inps non trattenga la stessa cifra a tutti i pensionati ma li differenzi a seconda se vivono in Italia o all’estero.
    Ma se vivono all’estero sarà la stessa inps a versare le tasse al paese di destinazione dall’emigrato, ovviamente La.differenza resta in Italia.
    E poi non si capisce come si possa continuare ad erogare pensioni a persone che abbiano lavorato in Italia meno di tre anni e c
    Che poi vanno all’estero ricevendo esentasse la pensione senza magari neppure avere la cittadinanza italiana.
    Qui veramente si tratta di una truffa e dovrebbero indagare le forze dell’ordine.

     
  • giamps78 08:47 il 6 August, 2017 Permalink | Rispondi  

    ridurre gli incidenti stradali riducendo costi assicurazioni senza usare le scatole nere 

    Prima di tutto va modificato il sistema utilizzato per le multe da eccesso di velocità.
    Chi va più veloce deve pagare di più.
    Chi supera di meno di 20 km/h il limite di velocità deve avere una multa ma questa deve essere inferiore a quella presa da chi ha superato di 30 di 40 o di 50 km/h tale limite e che deve anche vedersi sospesa la patente.
    Inoltre le assicurazioni devono verificare i punti sulla patente del guidatore perché non è possibile che chi fa incidenti può cambiare compagnia e pagare di meno mentre chi non ha fatto incidenti deve pagare l’incidente di chi poi cambia compagnia assicurativa perché così paga di meno.
    Questo meccanismo darebbe il giusto valore alla patente a punti che ancora oggi viene vista come distante ed inutile.
    Chi va più veloce per le strade paga di più di assicurazione,anche se non fa incidenti.
    Gli autovelox verificano le velocita ed invece che inviare multe tolgono punti alla patente.
    Le compagnie di assicurazione devono applicare contestualmente tariffe più alte a chi ha meno punti e tariffe più basse a chi ha più punti, senza che questo meccanismo provochi indebiti guadagni alle compagnie assicurative.
    Prevenire è meglio che curare pertanto questo sistema produrrà certamente una riduzione degli incidenti e contestualmente una ulteriore riduzione dei costi.
    Le compagnie assicurative devono inoltre verificare l’entità del sinistro e cioè non è possibile che un sinistro da mille euro sia considerato come uno da cento mila euro perché questo è un incentivo negativo che alimenta comportamenti scorretti.
    Inoltre ogni compagnia di assicurazione deve trasmettere,su richiesta motivata, i dati degli incidenti di qualsiasi nuovo cliente in modo da poter verificare se si tratta di una persona che fa molti incidenti e vuol farli pagare agli altri, in questo modo, considerando la storia ed i punti della patente, si potrà fare un prezzo corretto in base alla situazione.

     
  • giamps78 08:12 il 6 August, 2017 Permalink | Rispondi  

    Nicolas Maduro non è più il presidente legittimo del Venezuela 

     

    Se accettiamo la lettura proposta da Nicolas Maduro, se accettiamo che sia stata eletta una assemblea costituente in modo legittimo, se accettiamo che la vecchia costituzione venezuelana non sia più in vigore e che quindi le vecchie elezioni parlamentari non risultano più valide ed il parlamento legislativo non più in vigore, se accettiamo totalmente questa lettura, allora c’è una cosa ovvia che Nicolas Maduro deve evidentemente fare: Dare le dimissioni.
    Infatti è la vecchia costituzione ad averne permesso l’elezione, se quelle regole non sono più in vigore tanto che il parlamento non è più insediato allora neppure l’elezione presidenziale può considerarsi ancora valida.
    Pertanto il presidente illegittimo del Venezuela non avrebbe potuto convocare l’insediamento dell’assemblea costituente, ne avrebbe potuto essere presente a tale insediamento, non avrebbe potuto ne dovuto chiedere che l’assemblea costituente si esprimesse su un tema politico piuttosto che un altro.
    L’assemblea costituente, anche ammettendo che sia eletta legalmente, di fatto ha reso illegittimo qualsiasi potere presidenziale.
    Il fatto stesso della permanenza al potere di Nicolas Maduro rende illegittima l’assemblea costituente.
    Illegittimo l’insediamento dell’assemblea, illegittime le decisioni prese dopo il suo insediamento quali la rimozione della procuratrice generale Ortega.
    Ogni decisione dell’assemblea costituente è dunque illegittima perché controfirmata da Nicolas Maduro che evidentemente non è più il presidente legittimo del Venezuela.
    Non c’è nemmeno da attendere la fine del mandato presidenziale, il mandato è già finito perché le vecchie regole sono state cancellate.
    Questo se si accetta la visione propagandata dal dittatore venezuelano.
    Cioè il presidente del Venezuela si è tirato la zappa sui piedi pensando di riuscire a delegittimare il presidente senza delegittimare se stesso perché c’era un colore politico diverso tra parlamento e presidenza lui ha pensato di eliminare il parlamento chiamando una assemblea costituente, che però ha delegittimato non solo il parlamento ma anche il presidente che quindi non può terminare quel mandato secondo le regole precedenti.
    Non può insediare assemblee costituenti che dunque sono illegittime e non può più parlare come presidente del Venezuela e se lui parla come presidente del Venezuela  allora anche il vecchio parlamento legislativo è da considerarsi ancora in carica.
    Senza tener conto che la nuova assemblea costituente è stata eletta senza seguire la procedura descritta dalla vecchia carta costituzionale pertanto in punta di diritto risulta illegittima e non ha neppure ottenuto un quorum del 50% dei votanti.
    Quindi sono due illegittimità, ma se anche fosse legittima una delle due l’altra dovrebbe comunque decadere.
    Se è valida l’assemblea costituente decade Nicolas. Maduro, se è in carica Nicolas  Maduro allora non è in carica l’assemblea costituente.

     
  • giamps78 17:15 il 28 July, 2017 Permalink | Rispondi  

    lettera aperta ai presidenti delle camere: facciano rispettare art. 64 costituzione 

    La camera dei deputati, ed il senato della repubblica non rispettano l’articolo 64 della costituzione e contano come “presenti” i parlamentari che sono in missione e dunque non sono realmente presenti nell’aula.
    Qui non si parla propriamente di numero legale, ma di validità della votazione.
    C’È da dire che le due cose si intrecciano visto che con la votazione elettronica avviene in automatico la verifica del numero legale.
    Il punto è che il calcolo dei parlamentari in missione non può in alcun modo intaccare l’articolo 64 della costituzione che parla di “maggioranza assoluta dei componenti” e per componente si intende “eletto”.
    Evidentemente 316 è il numero di voti minimi affinché la votazione sia considerata valida alla camera dei deputati.
    I componenti sono 630 la maggioranza dei componenti è 316, senza tener conto di alcun deputato in missione in quanto evidentemente non presente e la costituzione parla di “presenti”, non di “assenti giustificati”.
    Possono esserci anche solo 200 voti a favore di un provvedimento, ma affinché la votazione sia valida devono esserci almeno 116 voti tra contrari e astenuti.
    Ergo, invito i presidenti delle camere ad adeguare i comportamenti alla costituzione che è una fonte del diritto ben superiore al regolamento di una delle due camere ed è come se quell’articolo fosse già compreso esplicitamente nel regolamento, ed ha un rango più alto e dunque non può essere messo in dubbio da altre parti di regolamento o da eccezioni.
    Quando è successa una situazione come questa?
    Molte volte, ad esempio durante l’Aventino della riforma costituzionale, vi ricordate? Quella della famosa ghigliottina e del super canguro!

     
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